Edizione nº 130: Il mio tipo indimenticabile

Celebriamo i quattro anni del Guerriero della Luce Online, che conta attualmente quasi 100.000 sottoscrittori. Grazie per l’appoggio costante, e celebriamo questo numero con una persona che ha segnato profondamente la mia vita. Suggerisco che ciascuno cerchi, nella propria lontana infanzia, quel personaggio che l’ha aiutato a forgiare la spada del guerriero della luce.

Il mio tipo indimenticabile

Quando ero bambino, ero solito leggere una rivista a cui i miei genitori erano abbonati. C’era una sezione intitolata “Il mio tipo indimenticabile” – in cui persone comuni parlavano di altre persone comuni che avevano influenzato la loro vita. Naturalmente a quell’epoca, a nove o dieci anni, anch’io mi ero creato il mio personaggio speciale. D’altro canto, ero sicuro che nel corso degli anni questo modello sarebbe cambiato, e quindi decisi di non scrivere alla rivista sottomettendo la mia opinione (mi ritrovo a immaginare oggi come avrebbero accolto la collaborazione di uno della mia etí  all’epoca).

Sono passati gli anni. Ho conosciuto molta gente interessante, che mi ha aiutato in momenti difficili, che mi ha ispirato, che mi ha mostrato delle strade che era necessario imboccare. Eppure, i grandi miti dell’infanzia hanno sempre dimostrato di essere pií¹ potenti: attraversano periodi di svalutazione, di oblio, – ma permangono, ripresentandosi nelle occasioni necessarie con i loro valori, i loro esempi, i loro atteggiamenti.

Il mio tipo indimenticabile si chiamava José, il fratello pií¹ giovane di mio nonno. Non si sposí² mai, fece l’ingegnere per molti anni e, quando andí² in pensione, decise di vivere ad Araruama, una cittí  vicino a Rio de Janeiro. Era lí¬ che tutta la famiglia andava a passare le vacanze con i bambini. Zio José era scapolo, non doveva avere molta pazienza per quell’invasione, ma era l’unico momento in cui poteva condividere un po’ della sua solitudine con i nipoti. Era anche un inventore e, per sistemarci, decise di costruire una casa dove le stanze comparivano solo durante l’estate! Si premeva un pulsante e dal soffitto calavano gií¹ le pareti, dai muri uscivano i letti e le tolette, ed era fatta: quattro dormitori per accogliere i nuovi arrivati. Quando terminava il carnevale, le pareti risalivano, i mobili rientravano nei muri e la casa tornava a essere un grande salone vuoto, dove solitamente teneva il materiale della sua officina.

Costruiva automobili. Ma non solo, fece anche un veicolo speciale per portare la famiglia a Lagoa de Araruama – a metí  tra una jeep e un treno su pneumatici. Andavamo ai bagni, convivevamo con la natura, giocavamo tutto il giorno, e io mi domandavo sempre: “ma perché vive qui da solo? Ha denaro, potrebbe vivere a Rio!” Raccontava storie di certi suoi viaggi negli Stati Uniti, dove aveva lavorato in miniere di carbone e si era avventurato in luoghi mai visitati prima. La famiglia soleva dire: “sono tutte bugie”. Viveva vestito da meccanico, e i parenti commentavano: “avrebbe bisogno di abiti migliori”. Appena la televisione entrí² in Brasile, lui comprí² un apparecchio che collocava sul marciapiede, in modo che tutta la strada potesse vedere i programmi.

Mi insegní² ad amare le scelte fatte con il cuore. Mi mostrí² l’importanza di fare cií² che si desidera, indipendentemente da quello che dicono gli altri. Mi accolse quando, adolescente ribelle, ebbi dei problemi con i miei genitori. Un giorno mi disse:

– Ho inventato l’Hydromatic (cambio automatico di marcia nell’auto). Sono andato a Detroit, mi sono messo in contatto con la General Motors, mi hanno offerto 10.000 dollari in totale o 1 dollaro per ogni auto venduta con questo nuovo sistema. Ho preso i diecimila dollari e ho vissuto gli anni pií¹ fantastici della mia vita.

La famiglia diceva: zio José vive inventando cose, non credeteci. E, pur avendo una grande ammirazione per le sue avventure, per il suo stile di vita, per la sua generosití , io non credetti a questa storia. L’ho raccontata al giornalista Fernando Morais solo perché zio José era ed è il mio tipo indimenticabile.

Fernando ha deciso di controllare, ed ecco quello che ha trovato (il testo è pubblicato, giacchè fa parte di un lungo articolo):

“Il primo cambio automatico fu inventato dai fratelli Sturtevant di Boston nel 1904. Il sistema non funzionava appieno perché i pesi frequentemente si distanziavano molto. Ma fu l’invenzione dei brasiliani Fernando Iehly de Lemos e José Braz Araripe, venduta alla GM nel 1932, che contribuí¬ allo sviluppo del sistema Hydromatic lanciato dalla GM nel 1939.”

 Con milioni di auto Hydromatic prodotte tutti gli anni, la famiglia – che non aveva mai creduto a niente e pensava che zio José si vestisse male – si sarebbe ritrovata con una fortuna incalcolabile. Che bello che lui abbia speso i suoi diecimila dollari in anni felici!