I sette peccati capitali erano otto, elaborati all’inizio del Cristianesimo dal monaco greco Evagrio Pontico, e definivano le principali inclinazioni negative dell’essere umano (curioso che nella lista di Evagrio il peccato più grave sia la gola…). Tutte potevano portarci all’inferno. Nel VI secolo, Papa Gregorio fece la prima riforma della lista, includendovi
l’ “invidia”, ma fondendo orgoglio e vanità. Nel XVII secolo, la lista fu di nuovo riformulata e la “melancolia” cessò di essere un peccato, sostituita dalla “pigrizia”. Giungiamo così all’elenco che oggi ci serve da base e che servirà da base ai prossimi sette testi.
Secondo il dizionario: sostantivo femminile, “superbia” deriva dal latino. Significa alterigia, orgoglio, arroganza, presunzione.
Secondo la Chiesa Cattolica: l’amor proprio che va al di là dei limiti e pone al di sopra dell’amore di Dio. È in contrasto con il Primo Comandamento (“Ama Dio al di sopra di tutte le cose”), e fu questa passione che provocò la ribellione degli angeli e la caduta di Lucifero.
In una storia zen: il grande maestro di Tofuku notò che il monastero era in agitazione. I novizi correvano di qua e di là, i servitori si schieravano per accogliere qualcuno.
“Che sta succedendo?” domandò.
Un soldato si avvicinò al maestro e gli diede un biglietto in cui si leggeva: “Kitagaki, il governatore di Kioto, è appena arrivato e chiede udienza.”
“Non ho nulla da trattare con questa persona”, disse il maestro.
Qualche minuto dopo si avvicinò il governatore, chiese scusa, tracciò una sbarra sul biglietto e lo riconsegnò al maestro.
Si leggeva: “Kitagaki chiede udienza.”
“Sia il benvenuto”, disse il maestro zen di Tofuku.
Su una portaerei: “MISSIONE COMPIUTA” (striscione messo sulla USS Lincoln il giorno 1 maggio 2003, quando il Presidente Bush ha annunciato la fine delle grandi operazioni militari in Iraq. Quel giorno, il numero di soldati americani morti era 217. Il giorno in cui scrivo questo testo, il conto è arrivato a 2.700)
Per il rabbino Adin Steinsaltz: “Quando qualcuno cerca di scoprire chi è, servendosi di cose secondarie come termine di paragone, trova una serie di conchiglie vuote – che per acquistare un senso dipendono l’una dall’altra.
Non è corretto definirsi amico di tizio, figlio di caio, dirigente con una tale carica, che svolge questo o quel compito. Perché tutto ciò che andremo a scoprire con questo metodo sono alcuni aspetti di noi stessi – aspetti generalmente oscuri e incompleti, di un individuo che sta tentando di rendersi visibile a spese degli altri.
L’unico rapporto possibile è con il Signore: da lì, tutto comincia ad avere un senso, e noi ci apriamo a un significato più grande.”
Secondo Sant’Agostino: La superbia non è grandezza, è gonfiore. Ciò che gonfia sembra grande, ma in verità è una malattia.
Consiglio del Tao Te Ching: E’ meglio non riempire completamente un vaso piuttosto che tentare di trasportarlo quando è pieno.
Se affiliamo troppo un coltello, il filo non si manterrà.
Se l’oro e la giada riempiono un salone, le loro qualità non potranno mantenere la sicurezza.
Quando la ricchezza e le onoranze conducono all’arroganza, subito dopo sicuramente seguirà il male.
Quando facciamo in modo che il nostro lavoro e il nostro nome comincino a essere noti, la saggezza consiste nel ritirarci nell’oscurità non appena il compito sia terminato.
(continua: Avarizia)



Sono d’accordo anche io non è semplice per un uomo evitare la superbia ma so sicuramente che ogni guerriero della luce può chiedere attraverso la preghiera al Signore qual’è la sua strada, cosa veramente il Signore vuole da lui, qual’è il compito che gli ha affidato. La preghiera è il linguaggio con cui un guerriero della luce può parlare con Dio ed interpretare il linguaggio del mondo…solo così possiamo proghedire nel cammino spirituale. In quanto ai vizi non saremo mai perfetti ma imparando a riconoscerli li eviteremo molto più spesso…
Ciao a tutti!
Ho letto i vari post! Ad MG voglio dire che mi sento molto vicina a te perchè ho tanti amici che vivono la tua stessa condizione. La situazione attuale, circa la chiesa, non è delle migliori. Se ti capiterà di passare per Palermo chiedi della chiesa della Catena, e chiedi di Padre Carmelo! Prima che un prete è un uomo e, prima che un uomo è un peccatore! Così esordisce lui ad ogni apertura della messa! Daniele ha ragione quando dice che per potere capire i bisogni dell’uomo occorre essere colti! Padre Carmelo prima di essere un prete, è un filosofo, uno studioso delle religioni e non della religione! Lui alla fine della messa da la comunione a gay e a separati perchè afferma che Dio non fa alcuna discriminazione, gli uomini sono TUTTI figli sui e non può fare alcuna distinzione! Anche io sono d’accordo con lui! L’esempio di Gesù deve esserci di esempio a TUTTI! Non ha suddiviso gli uomini in categorie, in peccatori e non! Si è fatto battezzare per dimostrare che, anche se figlio di Dio, anche lui può sbagliare e fare pensieri non conformi alla sua posizione! Chi siamo NOI per giudicare chi? Nemmeno la chiesa nelle persone dei preti o del PAPA stesso possono permettersi di ergersi sopra gli altri e giudicare!L’uomo nasce e viene battezzato perchè nasce peccatore ancor prima di aver detto o fatto nulla! Di recente ho assistito alla visione del tanto discusso film di Howard “il codice da Vinci”(non ho letto il libro, quindi non posso fare comparazioni in merito)! Ho capito perchè la chiesa si è tanto premurata a gridare allo scandalo! Non voleva fare vedere di cosa gli uomini di Dio erano stati capaci , nella storia, di compiere! Forse, spera che il tempo possa compiere il suo lavoro e cancellare le nefandezze che i cosiddetti “ministri di Dio ” hanno osato Compiere! Non per questo sono stati giudicati da Dio! E nemmeno dagli uomini! Solo PAPA Giovanni Paolo 2° Ha capito che occorreva chiedere Perdono e fare ammenda per le opere future, proprio perchè , prima di essere un PAPA era un uomo , e prima di essere un uomo era un PECCATORE!Ciao a tutti!
cosa è veramente la “superbia”? cosa possiamo definire in realtà “superbia”? ognuno di coloro che ha scritto ha detto la sua verità, che è vera e falsa nello stesso tempo…uno, nessuno e centomila…ci sono molteplici verità, un guerriero della luce le accetta tutte come vere perchè esse, ognuna di esse ha la sua verità che è intrinseca nella mente e nelle esperienze che ciascuno di noi ha vissuto. La superbia esiste nel cuore dell’uomo dalla notte dei tempi, ma se esiste perchè esiste? Forse perchè Dio con questo ha cercato di darci la possibilità di sbagliare, e sbagliando di imparare? Ma chi è in realtà Dio? cosa vuole da noi? cosa vuole da un guerriero della luce? cosa dobbiamo fare per essere veramente un guerriero della luce? e se lo siamo, qual’è il motivo dell’esistenza di un guerriero della luce? tutte le domande hanno delle risposte, bisogna solo cercarle e non arrendersi mai. Ottenute le risposte bisogna porsi altre domande, perchè le domande sono la luce della vita tanto quanto le risposte. senza risposte non ci sono domande e senza domande non c’è vita.
Non mi sono fatta problemi a parlare della mia situazione soltanto perchè so che ce ne sono molte simili in giro. Molti come me vivono “distanti” da una Chiesa che non offre la Comunione a chi decide, dopo la fine del proprio matrimonio religioso, di amare un altro uomo o un’altra donna. Questo, caro Daniele, è reputato peccato che allontana da Dio, quindi di conseguenza: niente assoluzione e niente Comunione. Proprio ieri discutevo con un mio amico prete polacco di questo, e mi ha confermato che se confessassi qualcosa del genere, nessun prete al mondo (compreso lui) potrebbe assolvermi. Mi dispiace enormemente perchè “la punizione” dell’allontanamento dall’Eucarestia è uguale per me come per un assassino che non ha intenzione di pentirsi di ciò che ha fatto. Mi sembra davvero paradossale, e non posso sinceramente pensare che la Chiesa non si porrà quantomeno un dubbio sulla strada che sta percorrendo in questo senso. L’Eucarestia non può essere negata a nessuno ne abbia bisogno e non mi sento superba se credo di essere migliore di tanta gente “di chiesa” che fa un sacco di cose vergognose na che evidentemente usa il proprio matrimonio come “paravento”. Bene, ora rischio di diventare acida più che mai…del resto la plinsky che vive in me non aspetta che una buona occasione per venir fuori. Cmq Daniele, giusto per chiudere qui questa discussione volevo solo dirti che le scuse dall’insegnante le ho ricevute anni fa e sinceramente l’ho perdonato. Succede che i matrimoni, però, finiscono per altri 1000 motivi ed è impossibile descriverli qui. Non c’è via di ritorno, è da quattro anni che si vive come coppia genitoriale e niente di più.
Grazie per l’ascolto :-)
Saluti a tutti
Caro Jama,
Fai molta attenzione a quel che dici. Tu scrivi infatti: “Gesù, Maometto, Budda, Horus, Mitra, Krishna….. quanti sono i vari profeti, le varie religioni, i vari peccati, i vari comandamenti in cui gli uomini credono, che altri uomini hanno professato?” e poi “Personalmente credo che le varie religioni non siano altro che leggi dettate dagli uomini costruite e scritte a seconda delle varie esigenze”. Tu parli d’ignoranza e paura dei popoli e poi dici che Dio sia solo un uomo e che non abbia più poteri di noi. Mi chiedo dunque se ciò non significhi che non ci sia bisogno di cercarlo. Dimmi, che cosa cerchi se Egli per te è soltanto un uomo? Perchè hai bisogno di porti domande quando di uomini il mondo ne è pieno e ti basterebbe guardarti intorno per trovarne uno qualsiasi? Bene fai a parlare di paura e ignoranza perchè esse esistono e, come anche tu sai, colpiscono tutti. Ma non fu certo per ignoranza o paura che molti popoli seguirono una religione. Questa poi non può essere degradata a una semplice lista di obblighi morali e regolette varie. Osserva bene quelle che sono le regole fondamentali di ogni religione e vedrai che, pur essendo scritte in epoche diverse da persone di lingua e cultura diversa esse sono sempre assai simili se non identiche. Cambiano le divinità o la loro percezione ma la ricerca del bene è la stessa. Se poi guardassimo le vite dei profeti troveremo sempre lo stesso. Maometto fu cacciato da Mecca perchè i mercanti della città trovavano i suoi insegnamenti d’impaccio per i loro affari. Si tentò più volte d’eliminare Siddhartha per invidia. La vita del Nazareno la dovresti ben conoscere. E chi volle mettersi contro tutti loro? A odiarli non fu la religione o il popolo bensì singole persone che pertendevano d’essere la religione e che volevano sostituirsi a Dio. Persone ignoranti e piene di paura di fronte a qualcosa che avrebbe potuto far di loro gente migliore.
La Chiesa non pretende nè mai ha preteso d’essere come Dio. Essa accompagna tutti nel loro cammino e ha il difficile compito d’indicare la via che porta al Signore. Oltre a ciò proprio la Chiesa continua a dire quali siano le due regole fondamentali.
Il fatto che all’interno della Chiesa ci siano elementi le cui azioni sono assai discutibili non significa certo che essa sia da buttar via. La chiesa è composta da esseri umani e sarebbe superbo per un essere umano definirsi perfetto così come sarebbe stupido credere che un’essere umano possa essere perfetto o diventarlo.
Tu credi veramente di poter, da solo, giungere a Dio?
Può essere anche che tu ci riesca (la cosa sarebbe bellissima) ma permettimi di continuare a essere pessimista. Perchè la stessa cronaca che tu citi, troppe volte m’ha narrato di ciò di cui sono capaci le persone che le leggi e le regole se le fanno da sè.
Un Abbraccio.
Cara Mary,
prova a guardare con i suoi occhi, a pensare con la sua testa, a stare nei suoi vestiti e nella sua casa, prova a vivere la sua vita. Vedrai le parole di tua suocerà ti sembreranno diverse. La superbia alle volte è voler giudicare gli altri, se gli altri sbagliano non siamo autorizzati anche noi a farlo.
Un bacione e sorridi che aiuta
ma questa è telepatia… Sai che proprio il giorno in cui hai parlato sul blog riguardo alla superbia a me è successa una cosa davvero strana: la madre del mio ragazzo con un tono davvero arrogante ha espresso cattiverie su di me senza senso. Io non ho parole e ancora non me lo spiego ma se solo avessi letto quel giorno queste cose sulla superbia i giorni successivi sarebbero stati piu sereni. Grazie per tutte le emozioni che susciti in me
Prima domanda: è meglio pianificare la propria vita o viverla per quello che ci offre giornalmente?
Sono arrivata alla conclusione che, per quanto si cerchi, con tutte le proprie forze, di “incanalare” la propria vita in un certo modo per raggiungere obiettivi e mete che ci si è prefissati, per mille motivi il “destino” poi ci porta lungo strade che mai avremmo pensato di percorrere, a vivere esperienze che spesso scartavamo in partenza. Bisogna porsi degli obiettivi in cui si crede e cercare di raggiungerli, con la consapevolezza che la strada per arrivarci non è mai scontata e potrà anche stravolgere i nostri piani e farcene fare degli altri. Pianificare solo a grandi linee, piuttosto cercare, per quanto possibile, di crearsi un seppur piccolo “approdo” per poter avere la possibilità di “portarsela fuori” nei momenti di tempesta, e soprattutto non dover essere costretti ad accettare troppi compromessi, a scegliere di non scegliere, a non ascoltare il proprio cuore.
Seconda domanda: come fare a capire chi siamo per sapere cosa vogliamo essere ?
Cercare di ascoltarsi il più possibile, e rendersi conto che siamo sempre in divenire (per fortuna), cercare il punto fermo dentro noi stessi pur sapendo che molti particolari cambiano, alcune cose si perdono e se ne acquistano di nuove, altre cambiano colore o forma. Conoscere la propria essenza ma non racchiuderla in una forma troppo rigida.
Gesù, Maometto, Budda, Horus, Mitra, Krishna….. quanti sono i vari profeti, le varie religioni, i vari peccati, i vari comandamenti in cui gli uomini credono, che altri uomini hanno professato?
E quali sono quelli in cui credere veramente?
Personalmente credo che le varie religioni non siano altro che leggi dettate dagli uomini costruite e scritte a seconda delle varie esigenze, una sorta di codice civile da far rispettare usando l’inferno e il paradiso come punizione o ricompensa sfruttando l’ignoranza e la paura dei popoli.
Credo che esista un Dio con cui possiamo interagire direttamente senza dover passare per alcun intermediario che peraltro essendo uomo come noi non ha nessun potere in più.
Nessun prete di nessuna religione può essere migliore di me e per questo assolvere i miei peccati se tali sono e se li ho commessi. Troppe sono le cronache che vedono i cosiddetti emissari di Dio coinvolti in storie di maltrattamenti, mafia, prostituzione, delinquenza, violenze su minori, etc.
Uomini che hanno benedetto le Crociate, la Santa Inquisizione, la Guerra Santa, uomini che hanno devastato e distrutto intere culture per portare la parola di Dio.
“Ama il tuo prossimo come te stesso” credo sia l’unico comandamento per essere in pace con te stesso e con Dio. Impara ad amare te stesso e ama gli altri allo stesso modo. Non serve altro, Dio non chiede altro. Tutto il resto lo chiedono e lo dicono gli uomini.
Cara MG,
Sul tuo problema specifico ho ben poco da dire per un motivo molto semplice: non sono sposato nè separato o divorziato, dunque non posso sapere veramente ciò che tu stia provando. Che tra vent’anni la chiesa s’accorga d’aver sbagliato mi sembra impossibile. Non penso infatti che la chiesa sbagli in queste cose. Che certi preti poi magari siano un po’ tanto leggermente severi non mi stupisce (a volte è la loro natura). Ma ciò non significa che non ti debbano dare l’assoluzione se tu dovessi incontrare un altro uomo. Rara cosa è la famiglia dove non ci sia mai stato adulterio. E, poichè per la chiesa (salvo alcune eccezioni) il matrimonio non può essere annullato, questo forse sarebbe il tuo caso. Se non ti dovessero assolvere dovrebbero abbandonare allo stesso modo miglioni di persone che invece necessitano d’aiuto (come tutti ne hanno bisogno preti o no).
Ovviamente bisogna innanzi tutto capire che si è in errore, come correggerlo e uscirne fuori è un’altra storia. Certo un buon sacerdote non deve giudicare ma piuttosto cercare di riportare i fedeli a lui affidati sulla strada giusta e accompagnarli sempre. Sono certo che, sapendo ciò che hai passato, qualsiasi sacerdote sarebbe più misericordioso con te e t’aiuterebbe.
Oltre a ciò potrebbe aiutare un certo insegnante di religione che tu ben conosci ha capire tutti i suoi errori e a chiederti scusa (sono peraltro certo che anche lui si sta ponendo le stesse domande senza riuscire a uscirne fuori con una risposta). E questa forse sarebbe una soluzione possibile.
La storia delle mille regole della Chiesa che ogni tanto vengono aggiornate in realtà è soltanto un’esagerazione voluta proprio da chi la Chiesa la odia. Vi sono due regole più che sufficienti se si riesce a coglierne il significato: Ama Dio al di sopra di tutto e ama il prossimo. Accedere a Dio tramite la Chiesa non è certo facile ma è perlomeno meno pericoloso del tentare d’arrivare a Lui senza la Chiesa. Un buon esempio ce lo da la riforma protestante che ha contribuito tra le tante cose a produrre miglioni di atei proprio perchè ha ridotto quasi al niente la mediazione tra Dio e l’uomo. Il bello della Chiesa è dunque che essa ci accompagna nel nostro cammino. Essa è per tutti, credimi. Quando il mio amico Abdul che era mussulmano se ne andò trovai molti sacerdoti disposti a pregare per lui e ad accompagnarlo in quel suo ultimo viaggio.
Non aver paura dunque di confessarti. Trova un buon sacerdote (e con buono intendo uno che abbia studiato, sia colto e che abbia anche un po’ d’esperienza di vita) spiegagli la tua situazione e vedrai che ti sarà cento volte più utile d’un esperto di diritto canonico o di un moralista.
Un Abbraccio.
Caro Daniele,
ho sorriso leggendo quello che hai scritto riguardo l’utilizzo “di quel mobile” riferendoti al confessionale. In effetti il mio era solo un modo per dire “passare per la confessione”, anche perché da anni ormai mi avvicino a questo Sacramento un po’ “dove capita” ma non in un confessionale, visto che i preti a cui mi rivolgo sono “senza fissa dimora”. Comunque a parte questo, il mio dilemma è un altro. Se confessare ciò che nella propria coscienza risulta “peccato”, quindi cose che secondo noi ci allontanano da Dio tenendo conto delle Sue 10Leggi (intendevo questo quando dicevo avvicinarsi a Dio senza intermediari, cioè la mia coscienza di fronte a Dio), oppure confessarsi tenendo conto delle infinite regole che la Chiesa ogni tanto aggiorna. Non vorrei essere blasfema, ma il punto è proprio questo. Se io confessassi ad un prete che dopo la separazione ho incontrato un altro uomo, beh di certo l’assoluzione non l’avrei, ne ho già parlato di questo con un amico prete e mi ha risposto che praticamente “secondo la chiesa” io dovrei vivere come una suora, fino alla fine dei miei giorni, per poter fare la Comunione. La cosa che più mi lascia perplessa è, ma se tra 20 o più anni la Chiesa poi si accorge “di aver sbagliato”? Sono molto dispiaciuta se penso a tutte queste cose, e probabilmente divento superba se dico che nessuno qui in terra dovrebbe impedirmi di nutrirmi del Corpo di Cristo se è vero che “amare” non dovrebbe essere considerato “peccato”.
Non cerco approvazione, vorrei soltanto capire come può essere così complicato “accedere” a Dio tramite la Chiesa o chi per essa, visto che Dio invece è venuto qui per tutti e credo, anzi spero, che dopo tanta sofferenza oggi Lui voglia regalarmi un po’ di serenità e di pace.
A presto
Cara MG,
Cosa difficile è tentare di instaurare un rapporto diretto con Dio. Gli stessi monaci che abitano il monte Athos ci riescono solo dopo lungo tempo e tanti esercizi spirituali. Ma pur avendo questo contatto diretto mai negano la necessità d’un intermediario. L’essere umano da solo non può andare da nessuna parte. Dunque ha bisogno del Signore. Solo con Lui si può veramente fare qualcosa di buono. L’esser umano ha la possibilità di scegliere se stare dalla Sua parte o no e questo è quello che chiamano il libero arbitrio. Ma il modo in cui noi dobbiamo conoscere il Signore non spetta a noi deciderlo ma a Lui. C’è molta gente che si sente a posto che crede d’aver trovato il proprio metodo che pensa, da sola, di poter giungere a Dio. Eppure quando incontro perone di questo tipo non mi paiono assai felici. Sono tormentate da molti problemi, come lo siamo tutti del resto, e invece di chiedere aiuto a Dio (cosa peraltro logica se veramente L’avessero trovato), disorientati tentano di risolvere tutto alla meno peggio senza tuttavia riuscirci. Vogliono conoscere Dio ma non vogliono accettarLo nè Lo ascoltano. Vogliono una religione flessibile con soluzioni adeguate per i singoli individui (ma meglio sarebbe dire per se stessi chè degli altri non sempre hanno interesse) e tutto ciò che trovano è smarrimento, una vita banale fatta di caminetti d’inverno e bibite fresche d’estate e tante tante altre inutili cose.
Non dimenticare mai che Dio venne in mezzo a noi per noi e per stare con noi. Egli non aveva certo bisogno di intermediari eppure si fece battezzare da Giovanni santificando così quell’acqua che, sempre per mezzo di Giovanni Battista, sarebbe stata poi versata su altri fedeli che sarebbero così diventati figli di Dio. Il Signore avrebbe potuto far tutto da sè eppure si scelse dodici Apostoli e li inviò a due a due a predicare in Suo nome. Chi diede da mangiare a migliaia di persone non avrebbe certo avuto grandi problemi a dare a tutti durante l’ultima cena il Proprio corpo e il Proprio sangue. Eppure ne diede solo ai dodici che avrebbero poi in seguito amministrato per gli altri il sacramento dell’Eucaristia, la nuova alleanza, l’unione perfetta tra Dio e l’uomo. Così comandò poi loro di perdonare i peccati ricordando che tutto ciò che essi avrebbero perdonato sulla terra sarebbe stato perdonato anche in cielo.
Abbi dunque fede e non temere. A dire il vero devo ammettere che il confessionale non è molto comodo anche perchè è già solo un’impresa capire cosa stia dicendo il sacerdote (e dire che il mio udito è ancora buono!). Ma per confessarsi non c’è bisogno per forza d’utilizzare quel mobile (io non lo faccio mai). Ci si può appartare in un qualche luogo d’una chiesa. Non importa. Quando andai a Santiago mi confessai camminando, sotto la pioggia. Quel che conta è il perdono.
Non temere poi se ogni tanto gli intermediari ti confonderanno le idee. Abbi pazienza non mollare e cerca di trovare la via che il Signore ha scelto per te affinché tu Lo possa conoscere. E quando non saprai che fare chiedi a Lui, t’assicuro che non t’abbandonerà mai.
Un Abbraccio.
Carissimo Daniele,
di certo non mi fido di chi dice che Dio non sia buono o che lo sia ogni tanto, perchè questa è una delle pochissime certezze della mia vita per fortuna! E per dirla tutta, non mi piace nemmeno leggere “certe cose” sul Suo conto.
Una volta ho ascoltato con piacere in Chiesa queste parole: “Dio è il bene e il male, ma LUI ha scelto di essere SOLO il bene”.
Sul concetto di “peccato” ho delle perplessità che aumentano ogni volta che parlo con “gente di chiesa”. Sarà che sono cresciuta in una “casa-sacrestia” (così la definiva mio padre), molto vicina alla parrocchia e quindi sempre piena di preti, suore, gente di azione cattolica, insomma ho “subìto” un bel pò dell’influenza di una certa mentalità cattolica.
Daniele, ma secondo te possiamo riconciliarci con Dio senza passare per il confessionale? Se passo di là (per il confessionale) io sento che potrei allontanarmi da Dio, non so spiegarmi bene, e non vorrei peccare di presunzione, ma vorrei sapere possiamo mantenerci vicini a Dio senza per forza avere il placet di un prete?
Il mio rapporto con Lui, in questo periodo, non prevede “intermediari” perchè credo potrebbero confondermi ancora di più le idee; questa credi sia superbia?
Un abbraccio a te :-)
Cara MG,
Provo a rispondere alla tua domanda. Tu chiedi se la superbia sia un peccato in quanto essa ci allontana da noi stessi e di conseguenza da Dio.
Per prima cosa bisognerebbe chiedersi perchè il superbo è tale, o meglio che cosa cerca. Ciò che cerca è il giudizio e soprattutto l’ammirazione della gente. Il superbo pretende innanzi tutto d’essere il migliore tuttavia non è in grado di capire da solo se ciò che fa sia buono o no quindi mostrerà di sè soltanto ciò che agli occhi di altre persone è tale. Per aver prova di ciò basta ascoltare ciò che un superbo è capace di raccontare su se stesso a persone diverse. Esso è in grado d’apparire in un modo e nell’esatto contrario. In ogni caso però tenterà d’apparire sempre come il migliore pur non essendolo arrivando se necessario a tentare di sminuire l’altro. Tutto questo lo fa con lo scopo di legittimare la sua “superiorità”. E tale legittimazione viene solo dalla gente che gli sta attorno, dal suo giudizio e dalla sua ammirazione. Se ciò avviene, e cioè se un superbo viene lodato e ammirato, esso avrà finalmente ciò che cerca tuttavia continuerà per la stessa strada. Infatti benchè l’illusione d’essere il migliore nella sua mente sia realtà, anche il superbo pur continuando a negarlo intuisce che non proprio tutto ciò che dice è vero.
Ma veniamo ora al punto. La superbia ci allontana da Dio perchè ci porta a dimenticarLo in quanto ci fa pensare solo a dare agli altri una certa immagine di noi e a mettere al di sopra delle cose questa e contemporaneamente ci allontana dalla consapevolezza di cio che veramente siamo. Ma se ci pensiamo bene anche una persona che sa essere se stessa è in grado d’allontanarsi da Dio, basti pensare a chi sopra tutto mette i piaceri materiali o a chi pensa solo alla propria carriera ma anche a chi vuole assolutamente essere sempre coerente e perfetto e finisce così per definire cose buone i propri errori. Dunque ci si può allontanare da Dio anche senza allontanarsi da se stessi. Una cosa è peccato perchè è contro il volere di Dio. Ovviamente Lui vuole che noi siamo noi stessi e ci ama per ciò che siamo anche se ogni tanto pacchiamo. Egli ben conosce i nostri limiti e le nostre debolezze e non ci abbandona mai, continua a chiamarci a Sè affinchè noi possiamo riconcigliarci con Lui e ricevere il Suo perdono. Non fidarti mai di chi crede che Egli non sia buono o che lo sia solo ogni tanto.
Un Abbraccio
Jama, alle tue domande rispondo “stralciando” qualcosa dal libro “Autostima” di Raffaele Morelli.
-”La prima regola per ritrovare l’autostima è smettere di spiegare tutto. Le spiegazioni appartengono al mondo dell’Io, non a quello del sè. Capire vuol dire spostarsi dalla dimensione del cuore (la nostra autenticità) a quella della mente (la nostra maschera).
Ci si libera dalla disistima solo se riusciamo a collocarci in un territorio dove il passato e il futuro perdono di significato, per entrare in quel senza tempo, dove tutto appartiene all’istante e all’eterno presente. La tecnica della dilatazione dell’istante libera la psiche dai pensieri e da quel mondo di giudizi e di valori quantitativi che generano sofferenza e che annientano il nostro IO (…) Noi non siamo mai una sola cosa. Questo è ciò che appare alla nostra mente razionale. Tu non sai che cosa sei. Se smetti di autodefinirti, allora puoi via via conoscerti.”-
Andrea questo forse potrebbe servirti per far dialogare meglio “mente e cuore”, e rendere i loro battibecchi più interessanti :-)
Mughetta sono d’accordo con te quando dici
“credo che spesso la mia determinazione nel ragionare e vivere a modo mio senza adeguarmi ad un certo tipo di conformismo anche morale e mentale sia scambiato quantomento per presunzione, sebbene non sia assolutamente questo che muove il mio comportamento”.
E’ vero, succede molto spesso anche a me (ed è successo anche qui). E’ facile che alcuni atteggiamenti “decisi” vengano travisati e interpretati in modo negativo, e quando questo succede a me dispiace moltissimo.
Avrei anche io una domanda da fare a chi vuol rispondere (Daniele help!): Se è vero che il peccato è ciò che ci allontana da Dio, probabilmente la Superbia è definita peccato perchè innanzitutto ci allontana da noi stessi e quindi di conseguenza da Dio?
Rachele grazie e complimenti a te!
Luana si sente troppppo la tua mancanza! Torna presto :-)
Butterfly, Nina, Marco, Erase, Artemide, Gianluca, Giulia… ma nominare tutti diventa un pò complicato visto che il numero (per fortuna) aumenta..quindi saluti a tutti “vecchi e nuovi”!
“Vorrei sapere a che cosa è servito
vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire…”
F.Guccini
“…ma oggi non voglio più etichettarmi né forte né debole,
oggi voglio essere solo me stessa.”
MG
Prima domanda: è meglio pianificare la propria vita o viverla per quello che ci offre giornalmente?
Seconda domanda: come fare a capire chi siamo per sapere cosa vogliamo essere ?
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MG, personalmente penso che i peccati non esistono sono solo regole di vita, che per essere imposte ai più in tempi remoti, sono stati identificati come peccati mortali.
E’ superbia quando agisci per dimostrare ad altri,
è forza di volontà quando agisci per dimostrare a te stesso.
La prima non serve ne a te stesso ne agli altri,
la seconda fa la differenza tra vivere la vita o sopravvivere alla vita.
Scoprire i propri limiti ed ammetterli come tali non significa essere deboli al contrario ti rende più forte.
JAMA
Cara MG, sono pienamente daccordo con te… Hai letto la mia risposta, al messaggio che mi hai lasciato sul Blog? Al Post famiglie spezzate?
Un caro saluto a tutti!
Quell’eterna paura di agire nell’errore , di non essere in grado di fare ciò che gli altri si aspettano nasconde quel principio che tutti dovrebbero avere ben presente ,ossia: “Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.” (Veronika decide di morire- P. Coelho).
A volte la mia superbia si è rivelata proprio perché volevo continuare ad essere quella che gli altri volevano io fossi. Volevo dimostrare di essere anche meglio di quello che gli altri pensavano di me, ci riuscivo bene ad essere forte, una roccia, fino a quando qualcosa mi ha costretta a cambiar vita. La superbia l’ho vissuta in questo senso, ho pensato di poter essere onnipotente e superare qualsiasi prova con la mia forza invincibile, non è stato così. Da quasi dieci anni a questa parte la mia vita è cambiata sul serio, ma se non fossero arrivati gli attacchi di panico a dirmi che era il momento di smetterla di esser forte, di tenere tutto sotto controllo, io probabilmente avrei continuato ad essere quella superba ragazza che divorava il mondo e poteva dimostrare di essere migliore di chiunque gli capitasse a tiro.
Non è una confessione pubblica questa, continuo a pensare che la superbia in fondo non sia un “peccato da confessionale”, ma uno stato di illusione profonda che da soli ci creiamo e che spesso viene avallata da fattori esterni. E’ da un bel po’ che sto “rileggendo” la mia vita e, se scrivo certe cose (anche a persone che non conosco), lo faccio perché non me ne vergogno più. Ho vissuto “la vergogna” di sentirmi debole per tanti anni, oggi sono contenta di ammetterlo pubblicamente.
Qualcuno mi ha detto che la vera forza a volte si dimostra proprio dichiarando la propria sconfitta o la propria debolezza; ma oggi non voglio più etichettarmi né forte né debole, oggi voglio essere solo me stessa.
Ciao a tutti, prima di tutto mi scuso per la lunga assenza, dovuta soprattutto ad impegni di lavoro e di trasloco, nonchè alle feste che c’erano in mezzo.
Superbia… prima o poi credo che involontariamente possa succedere a tutti di esserlo, in qualche episodio della propria vita, il problema si pone quando è un atteggiamento abituale e secondo me nasce da uno smisurato egocentrismo ed egoismo, accompagnati da una buona dose di ignoranza in senso ampio, intesa come chiusura dei propri orizzonti di pensiero. Pensandoci bene, però, nonostante nel mio comportamento non vi sia assolutamente nulla che assomigli neanche lontanamente alla superbia, credo che spesso la mia determinazione nel ragionare e vivere a modo mio senza adeguarmi ad un certo tipo di conformismo anche morale e mentale sia scambiato quantomento per presunzione, sebbene non sia assolutamente questo che muove il mio comportamento! Ma sarebbe una possibile spiegazione della mia solitudine affettiva, forse…
Certo che comunque filosofare mi mancava molto, forza Jama è un po’ che non “lanci” qualche quesito che agiti le nostre coscienze. Anche se “non lasciatevi scivolare la vita addosso” basta per scuoterne mille di coscienze, io tento ogni giorno di scuotere la mia e, seppur con fatica, ci riesco, ma farlo capire alle persone più care è un’impresa a dir poco faraonica, e se proprio loro non comprendono che non bisogna fare affidamento sul domani è difficile non lasciarsi scappare i momenti più preziosi, a volte.
chiunque sia Carlo, a lui va la mia più grande ammirazione, anche non conoscendolo la sua scelta di risposarsi a 70 anni dimostra che aveva fatto proprio il concetto di vivere appieno ogni giorno, e dovrebbe essere di esempio a un mare di persone che, indipendentemente dall’età, si lasciano scivolare la vita e la gioia addosso per molto meno!
Ciao a tutti
Per sintetizzare il tutto possiamo dire che il Vero Superbo è il Pescatore da Bar.
Quello che ad ogni amico che entra ingrossa il racconto della pesca fatta.
La dottrina di Dio, quella di Lucifero…. e quella di Schietti
Ho chiesto a Schietti (l’inventore del moto perpetuo) un chiarimento sulla dottrina Luciferiana, quella di Dio e… quella di Schietti:
In realtà succede cosi… mentre Dio più è stronzo e più viene supplicato di essere buono, e i fedeli gli ubbidiscono in tutto e per tutto nella speranza che sia buono almeno per qualche attimo ogni tanto, o che lo diventi nel momento della propria morte concedendo il paradiso…
nella dottrina luciferiana, più Lucifero è stronzo,e più i fedeli lo supplicano che diventi ancora più stronzo. Quindi quando Lucifero fa de male, tutti inneggiano che ne faccia ancora di più. Ed i fedeli quando subiscono una punizione, ne invocano subito un’altra. Gi adepti non vogliono che Lucifero sia buono con loro, ma cattivo, cattivissimo. Esser uccisi da Lucifero è una grande aspirazione. Nelle messe di Lucifero si invoca la sofferenza, la morte, la distruzione per sè e per gli altri.
Inevitabilmente il gioco di Lucifero conduce all’autodistruzione perchè seminando ogni volta sempre più morte e distruzione, alla fine si uccide e si distrugge tutto…. quello che sta accadendo nel mondo.
Molto più bello e divertente è puntare alla soddisfazione ed alla gioia di tutti.
La felicità non è vero che annoia, bisogna avere solo un po’ di fantasia.
Per esempio quando fa molto freddo stare accoccolati davanti al fuoco di un caminetto… quando fa molto caldo bere una bibita fresca… quando si è ghiotti di qualcosa farsene una scorpacciata e poi niente per un mese o due e poi farsene una nuova scorpacciata.
Viaggiare, essere in forma, imparare qualcosa di nuovo, fare spettacoli di danza, teatro… competizioni sportive. Bisogna seguire i ritmi delle stagioni e della natura conducendo una vita sana, semplice senza false aspettative.
Ma la cosa più bella del mondo è aiutare gi altri: vivi e aiuta a vivere!
È strano come molti spesso vogliano esser più di ciò che sono, non tanto per provare a vedere quali siano i propri limiti, quanto piuttosto per sembrare qualcosa in più. Una cosa infatti è tentare l’impossibile e di conseguenza fallire e dunque rendersi conto di ciò e un’altra è inventarsi d’aver compiuto tali imprese (magari gonfiandone altre) per illudere gli altri e sembrar loro qualcuno. Di superbi il mondo n’è pieno (e se guardiamo bene una volta lo siamo stati tutti) più rari sono gli arditi che agiscono non tanto per il giudizio degli altri quanto per capire fin dove possano giungere. Ma se l’ardito dopo aver compiuto un’impresa non necessita di sbandierarlo (non fu per esempio Achille a scrivere l’Iliade) dal momento che comunque la cosa si verrà a sapere, diversamente fa il superbo. Esso infatti non compie mai grandi cose ma semmai gonfia il suo niente. Ma l’aspetto peggiore di tutto ciò è che il superbo crede pure a ciò che s’inventa. E ci crede a tal punto da odiare chiunque tenti di renderlo consapevole di ciò. Da quì l’ira e poi tutto il resto. Tutto ciò porta a una cosa soltanto: la solitudine. Chi non è in grado d’accettarsi difficilmente accetterà l’altro e tenderà a chiudersi in un mondo tutto suo e inesistente fatto di mille illusioni. Illusioni come quelle di chi non essendo per paura mai uscito dal proprio villaggio nel nord crede che tutto ciò che viene da fuori sia cattivo, come quelle di chi dice d’esser cristiano per non sembrare amico dei “terroristi” e poi fa uscire solo bestemmie dalla sua inutile bocca. Le illusioni di chi pensa d’esser perfetto di chi si sente a posto di chi si lava la coscienza ogni mattina, l’illusione di chi pensa d’aver messo su una famiglia perfetta. Ma a volte tutti questi abbagli finiscono e la realtà prende il sopravvento. Triste che ciò che spesso resta di queste illusioni sia solo un lago di sangue ma ancor più triste è il fatto che nemmeno questo a volte serva da monito.
Un Abbraccio.
Jama,
come direbbe Paulo Coelho… il tuo Carlo “è morto da vivo” e forse questo pensiero potrà essere di consolazione per le persone che ne sentiranno la mancanza.
Non c’è da fare tanti ragionamenti, giusto o ingiusto che sia, questa è la VITA, e uomini come Carlo possono testimoniare come si possa Viverla fino in fondo ed in ogni respiro.
Un sorriso al tuo Carlo :-)
«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.»
Gandhi
Ciao a tutti ,sono contenta di tornare a scrivere sul blog.
Ho appena letto gli altri post. Devo dire che li ho trovati tutti belli. Il tema suggerito da Paulo è assai articolato e complesso da potere esaurirlo in un unico post.Per me “superbo” è colui che non ha capacità di giudizio proprio e si avvale della capacità altrui che lo ammira, lo erge a signore supremo della propria ignoranza, maestro di scienza della propria stupidità, signore incontrastato di meschinità. Se riflettiamo un attimo, il superbo è colui che si onorgoglisce nel sentire pronunciare il proprio nome e si compiace di se stesso senza avere fatto o detto nulla! Non è da stupidi tutto ciò! Il superbo non è altro che un attore di terza categoria, capace a stento di leggere le battute che sono state scritte affinchè lui si limitasse a leggerle. Un regista alle spalle che gli dica costatemente quello che deve fare, come lo deve fare. Schiavo di un immagine che non ha creato lui. Il superbo non appartiene a se stesso ma a coloro che lo hanno creato, che hanno permesso che lui diventasse “superbo”. Superbi non si nasce si diventa!
A Carlo,
Ancora una volta ingiustizia è fatta,
a 70 anni ti eri sposato dopo molti anni di vedovanza,
eri l’uomo più felice, ero molto contento per te.
Oggi dopo solo qualche mese da quel lieto evento
la notizia della tua scomparsa dopo tre mesi di sofferenza
per un tumore, morto affogato per edema polmonare.
Un abbracio e una lacrima caro il mio Carlo
ti voglio ricordare felice e contento come quel giorno.
A tutti voi vivete, non lasciate che la vita vi scivoli adosso
a volte il tempo che pensiamo di avere poi non basta.
JAMA
Certo bisogna cercare di non confondere AUTOSTIMA con SUPERBIA. Nel vedersi bene (anche meglio della realtà) alle volte non è un male aiuta ad affrontare i problemi quotidiani. Diventa MALE quando sfocia nelle SUPERBIA, cioè quando si vuol far valere agli altri la propria presunta superiorità, quando si pretende che gli altri vedano quello che noi vediamo, quando si pensa di sapere già tutto e si chiude il cuore gli occhi ed il cervello alle scoperte del mondo e a quello che ci possono dare quotidianamente tutte le persone.
Buona Epifania a tutti, a te Paulo e a te cara Censora :-)
Mi piace molto questa festa, i Magi che dopo aver visto e conosciuto L’AMORE non possono e non vogliono più tornare per la “vecchia strada” ma ne percorrono una nuova!
Auguri :-)
….. questa non è superbia:
Nessuno conosce le proprie possibilità finché non le mette alla prova.
Publilio Siro
…..questa è superbia stupida:
Prof: “Chi sa cos’è l’H2SO4?”
Stud.: “Io lo so è… è… ce l’ho sulla punta della lingua…”
Prof.: “E allora, imbecille, sputalo, che è acido solforico!”
Giulia, SBS
Non riuscivo a scrivere nulla sulla superbia perché mi bloccava la parola “peccato”, poi gironzolando in rete ho letto un po’ di cose e ho trovato queste parole di Don Bruno Forte (teologo):
“..se Dio ci amasse solo quando noi fossimo bravi, buoni e perfetti, sarebbe molto triste. C’è una frase di San Bernardo, che suona così: “Dio non ci ama perché siamo buoni e belli. Dio ci rende buoni e belli perché ci ama”. Questo (…)significa che non sono i nostri meriti, le nostre capacità che valgono agli occhi di Dio, ma il semplice fatto che noi esistiamo, che siamo suoi figli, le sue creature. (..)Chi è il credente, chi è il non credente? Io dico: il credente – lo ripeto tante volte – è un povero ateo che ogni giorno si può sforzare di cominciare a credere. Ovvero è colui che con Dio deve cominciare ogni giorno, perché nell’amore non si vive di rendita…. “
Dopo aver letto qualcosa sul “peccato” ho cercato qualcosa che riguardasse proprio la superbia e ho trovato questa definizione “bisogno esagerato di riconoscimento”- “Il superbo è una persona innamorata della propria superiorità, vera o presunta, per la quale si aspetta un riconoscimento” “La superbia affonda le sue radici nel profondo dell’uomo, che è sempre teso alla ricerca e all’affermazione della sua identità. L’identità non è qualche cosa che si elabora al proprio interno, ma è qualche cosa che ciascuno negozia nel rapporto con gli altri, da cui attende il riconoscimento. Il bisogno di riconoscimento è fortissimo: forte al pari di altri bisogni più esistenziali..(..) L’orgoglio sano è quello che ci porta a difendere la nostra dignità di esseri umani, a rifiutare compromessi, a non farci calpestare, ad essere soddisfatti di noi stessi quando ci realizziamo. Nulla di buono potremmo fare senza una adeguata stima di noi, stima che dipende dalla consapevolezza delle nostre doti e dei nostri limiti. Ma quando l’orgoglio travalica, si trasforma in vanità, boria, e superbia.” “Correttivo della superbia è l’umiltà, ma non quella che coincide con la diminuzione di sé fino al limite dell’autodenigrazione. Piuttosto, quell’umiltà che frena l’impulso ad ignorare i propri limiti e perseguire mete che non sono alla propria portata. La consapevolezza dei popri limiti concede ad ognuno di essere orgoglioso di sé senza doversi sottomettere ad un altro per umiltà, perché in questo caso non di umiltà si tratterebbe, ma di umiliazione.”
Se dovessi dirlo a parole mie, credo che definirei la superbia un “grave difetto da correggere” più che “un peccato”…
Molto spesso risulto “superba” ma chi mi conosce invece sa che, solo da poco tempo ho iniziato ad avere un pò più stima di me e quindi non accetto più di sottomettermi alle persone superbe. Diciamo che sto imparando ad avere “il sano orgoglio di me”!
Buona serata a tutti e bentornata Carole :-)
Il superbo non si accorge di esserlo, anzi esprime giudizi di perfezione su se stesso, non rendendosi conto che la superbia è sulla punta del suo naso e la respira a pieni polmoni…
Ne ho incontrati di superbi che dicevano di non essere superbi…
Penso che la cosa migliore sia astenersi dal giudicarsi e lasciare che siano le nostre azioni a parlare di noi.
Una volta intrapresa una strada indicata dal connubio mente-cuore, la strada scelta è quella giusta. Non credo che perseguire lo scopo della propria vita, sia motivo di superbia, ma di idee chiare…
Se poi gli altri ti buttano le pietre peggio per loro, pagheranno le conseguenze delle loro azioni.
Condivido con voi un augurio Irlandese ricevuto oggi da un amico, per email:
“Che tu possa avere dei muri per il vento,
un tetto per la pioggia,
una tazza di the davanti al fuoco,
risate per rallegrarti,
quelli che ami accanto a te,
e tutto ciò che il tuo cuore desidera…”
Un felice anno di consapevole libertà…
Rachele
Superbia. Per me è un combattimento continuo.
Inizio a fare, ma quando si tratta di esporsi mi ritiro. Questo però non è sempre bene. Molte cose rimangono incompiute, se non ci si espone per portarle avanti.
Mi sovviene “La tempesta del dubbio” di Mazzini.
Quando lui immiserito si chiede se non è tutto superbia, orgoglio il suo ideale. Se vale la pena esporsi in prima linea.
Conclude che la vita è missione, e sbaglia chi non agisce così.
Ecco sono ad un bivio. Non posso più stare dietro a nascondermi. E quello che più fa male è pensare che potrebbero buttarti le pietre accusandoti di superbia.
Fin ora tutto ciò mi ha fermato. Non serve a nulla apparire, meglio stare nascosti.
La superbia ha i suoi eccessi, ma spero ci sia un giusto mezzo, così che possa lavorare in pace senza curarmi delle pietre.
Non si accende una luce per tenerla nascosta.
Grazie Paulo per la tua luce, e per avere superato la paura della superbia. Spero riuscirci anch’io.
auguri a tutti
Non credo di essere mai stato superbo, non ho mai ostentato niente, non mi sono mai fatto facile pubblicità, non mi sono mai messo in mostra più di tanto, vivo vesto mangio mi comporto semplicemente. Per questo c’è sempre chi va avanti o si nota più di me, ma a me va bene così. Non mi interessa essere al centro dell’attenzione o essere notato per il mio aspetto esteriore.
Però amo me stesso, solo così posso amare anche gli altri e non mi sacrificherò mai per un Dio perchè secondo me Lui non lo vorrebbe è solo la religione degli uomini che lo chiede.
La rinuncia alla superbia non è una questione religiosa è solo filosofia di vita.
JAMA