Edizione nº 138: Secondo peccato capitale: avarizia

Definizione del dizionario: dal latino Avaritia, sostantivo femminile. Attaccamento eccessivo al denaro; meschinità; taccagneria.

Definizione della Chiesa Cattolica: va contro il Nono e il Decimo Comandamento (Non desiderare la donna altrui, non bramare cose altrui). Inclinazione o desiderio disordinato di piaceri o beni.

Per il filosofo Seneca: i poveri vogliono sempre qualche cosa, i ricchi vogliono molto e gli avari vogliono tutto.

Una storia dei Padri del deserto: “Sant’uomo” disse un novizio all’abate Pastor “ho il cuore colmo di amore per il mondo e l’anima libera dalle tentazioni del demonio. Qual è il mio prossimo passo?

L’abate chiese al discepolo di accompagnarlo nella visita a un malato che aveva bisogno dell’estrema unzione. Dopo che ebbero confortato la famiglia, l’abate notò che, in uno degli angoli della casa, c’era un baule.

“Che cosa c’è lì dentro?” domandò.

“I vestiti che mio zio non ha mai usato” disse il nipote del malato. “Comprava tutto, ha sempre pensato che si sarebbe presentata l’occasione per indossarli, ma alla fine sono rimasti a marcire lì dentro.”

“Non dimenticare quel baule” disse l’abate Pastor al suo discepolo quando uscirono. “Se nel cuore hai dei tesori spirituali, mettili in pratica ora. Altrimenti marciranno.”

Testo di commento sulla crisi economica asiatica del 1997: i broker compravano e vendevano, convinti che il mondo non sarebbe cambiato e che loro non dovessero fare altro che continuare a investire e veder crescere le loro fortune. Non si preoccupavano dei danni che stavano provocando alla moneta (della Malesia). All’improvviso, 500 miliardi di dollari scomparvero dalla circolazione. E al momento di render conto a tutti quelli che avevano perduto i loro risparmi accumulati nel corso degli anni e con molti sacrifici, rispondevano: “E’ colpa del mercato.” Ebbene, il mercato erano loro.

La morte e l’avarizia: la Morte e l’Avarizia guardavano gli uomini che lavoravano febbrilmente per cercare diamanti in un fiume. “Sono venuta qui a portare via alcune anime” disse la Morte. “Consegnami un terzo di queste persone e me ne andrò via.”

“Essi mi appartengono, sono miei schiavi” rispose l’Avarizia. “Non ho nulla da consegnarti.”

La Morte allora sfiorò l’acqua con il suo bastone magico e la avvelenò. A poco a poco, tutti quelli che si trovavano lì morirono.

“Perché mi hai rubato tutti i miei schiavi?” urlò l’Avarizia, arrabbiatissima.

“Perché tu non hai voluto darmene neanche uno” fu la risposta.

In un discorso: a causa della sua incapacità di produrre, il popolo ebreo è parassita e il suo obiettivo è schiavizzare altri popoli. Essi si servono dell’avarizia per manipolare la stupidità della classe media ( Adolf Hitler, preparando il terreno per l’Olocausto, che costò la vita a sei milioni di ebrei).

Molti secoli prima, diceva il rabbino Moshe ben Maimon: il Signore ha inviato agli uomini i suoi messaggeri, chiamati malattie. La Provvidenza Eterna mi ha incaricato di occuparmi della loro salute. Che l’amore per ciò che faccio mi guidi in ogni momento. Che giammai l’avarizia, o la sete di potere, o il desiderio di riconoscimento mi accechino e mi facciano dimenticare che l’obiettivo di un uomo è dare ciò che ha di meglio a un altro uomo.

Il consiglio di Tao Te Ching: i cinque colori accecano gli occhi degli uomini. Le cinque note assordano gli orecchi. I cinque gusti danneggiano il palato. Le corse e le cacce scatenano nel cuore passioni furiose e selvagge.

I beni che sono difficili da ottenere causano ferite di fronte a ostacoli pericolosi. Per questo motivo (…) il saggio rifiuta ciò che è superficiale e preferisce immergersi in profondità.

(segue: La Lussuria)

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18 Responses to “Edizione nº 138: Secondo peccato capitale: avarizia”


  • Caro Jama,

    Effettivamente il tema è assai complesso e veramente si potrebbe andare avanti fino a tardi. Che esistano contraddizioni e troppi cattivi esempi nella Chiesa non mi stupisce affatto. Sulle ricchezze della chiesa però ci sarebbe molto da dire. Certo a volte guardando certe chiese ci si può anche chiedere se non si sia di fronte a un caso d’avarizia o, peggio ancora, d’avidità. Ma la realtà è ben diversa. Vedi, Jama, le varie offerte giungono spesso dalla povera gente proprio perchè questa ha il grande dono di saper dare tutto per qualcosa in cui crede. Ben diverso è il caso di chi molto ha che troppo spesso dona più con secondi fini. I tempi della simonia sono passati ma ancora c’è chi dietro a una bella offerta nasconde ben altri propositi. Comunque puoi star certo che la Chiesa oggi non se li mangia tutti i beni offerti.
    Sul fatto che si usi ancora oggi spendere molto per la costruzione d’una chiesa posso citarti poi un breve passo dal vangelo di Matteo (26, 6-16):
    “Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso,
    [7] gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa.
    [8] I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: “Perché questo spreco?
    [9] Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!”.
    [10] Ma Gesù, accortosene, disse loro: “Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un’azione buona verso di me.
    [11] I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete.
    [12] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.
    [13] In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei”.
    [14] Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
    [15] e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
    [16] Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.”
    È vero che il Signore visse in povertà ma certo non fu dispiaciuto quando Gli si donò qualcosa. Che male c’è dunque a fare qualcosa anche per Lui se Gli piace. A Lui in fondo appartiene tutto. E poco avrebbero brontolato gli apostoli se avessero già allora capito chi avevano davanti. Ma il concetto di Messia era allora troppo vago. Così oggi troppo spesso si vede nella Chiesa il deus ex machina che può risolvere tutti i problemi. Ci si dimentica del libero arbitrio e spesso ci si lamenta un po’ come il popolo ebraico si lamentava con Mosè. Si ama restare passivi e si lascia tutto il lavoro agli altri. Ma nella Chiesa ogni persona è importante, ognuno può e deve fare qualcosa, per quanto piccola, indipendentemente dal fatto che si sia consacrati o no.
    Certo molti fedeli, come già detto, se lo dimenticano. Credimi i conti non tornano neanche per me ma, a mio parere, il problema non sta nelle ricchezze (peraltro parli di ricchezze proprio a me che vengo da una delle parrocchie più povere della Svizzera dove non possediamo nemmeno quattro mura perchè ci furono espropriate in passato :-)). Diciamo semmai che il problema siamo tutti noi ogni volta che ci dimentichiamo di Dio e del prossimo, ogni volta che ci crediamo migliori ecc.
    Per quanto riguarda ciò in cui credi ho poco da dire. Ognuno deve scegliersi da solo la propria Fede e ognuno deve rispettare le scielte altrui anche se non le condivide. Spero di non averti mai dato l’impressione del contrario.

    Un Abbraccio.

    PS: Non sarebbe una cattiva idea quella della pizza, però ci si potrebbe bere anche una qualche birra.

  • Barbara, credo che essere avaro di spirito o materialmente sia uguale. La differenza sta nel fatto che a volte materialmente non puoi perchè non hai abbastanza da permetterti di poter donare, mentre per lo spirito non hai scuse non puoi essere povera d’amore a meno che non ci hai rinunciato.

    Saluti

  • Caro Daniele,
    ormai questo mi sembra essere diventato un discorso fra me, te e MG Potremmo mangiarci una pizza insieme e discutere fino a notte fonda :-) e tanti saluti ai vari “latitanti”.
    E’ vero io mi limito ad amare il prossimo senza regole e pratiche religiose di alcuna fede e forse per questo sarò giudicato un infedele dai vari credenti. Però troppi sono i cattivi esempi e le varie contraddizioni che esisto nei vari credi. Una per tutte proprio in tema di avarizia, perchè costruire belle chiese con tetti dorati, grossi sforzi umani, decorazioni di ogni sorta quando basterebbero quattro pietre per riunire i fedeli e non destinare tutte le ricchezze che le varie chiese di tutte le religioni hanno acquisito nei tempi alla povera gente ? Perchè agghindarsi con tutti quegli strani e ornamentali vestiti, usare coppe d’oro su altari di marmo pregiati ? San Giovanni mi sembra battezzasse nel fiume, Gesù mi pare usasse una coppa di legno e un semplice vestito come le altre persone, San Pietro mise insieme quattro pietre …..
    Alla Maddalena non fu vietato niente e non fu additata, anzi fu salvata dalla lapidazione da Gesù.
    No Daniele, mi sembra che ci siano troppe cose che non tornano mi spiace, o forse non ci ho capito nulla :-)

    Un abbraccio

    PS
    Prima o poi una pizza ce la facciamo ? :-)

  • Barbara,
    credo che l’essere avari comprenda sia ciò che riguarda il “materiale” che il resto. Mi riesce difficile pensare che si possa essere generosi e disponibili solo in parte nella vita. Avari o lo si è o non lo si è. Probabilmente il mio “assolutismo” mi porta a vedere e a percepire le cose in modo sempre troppo “bianco o nero”, ma non credo abbia senso essere avari con ciò che possediamo materialmente e poi essere aperti alla condivisione con ciò che abbiamo nel cuore o nella mente.

    Caro Daniele,
    grazie per non aver lasciato cadere le mie parole nel nulla neanche una sola volta in questi mesi, quindi di certo non potrei definirti “avaro” nei miei confronti! :-) Proprio stamattina ho sentito parlare di “carità” intesa come Amore e, per riallacciarmi al discorso che faceva anche Jama riguardo l’unica regola che dovrebbe valere nelle varie religioni, credo che a prescindere dal nome che si voglia dare al “mio” Dio, so che Lui è Amore e se si parte da questo come unico presupposto…tutto il resto viene (o dovrebbe venire) di conseguenza. Per questo la frase di S.Agostino “ama e fa ciò che vuoi” potrebbe bastare. Se riuscissimo ad amare Dio e ad amare il prossimo come noi stessi allora tutti gli altri comandamenti sarebbero una logica conseguenza, perché è vero che Gesù ha detto “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato”. Un unico e nuovo comandamento!
    Daniele, io sicuramente mi rilasso poco e faccio e mi faccio troppe domande, ma una piccola convinzione ce l’ho e cioè che quando saremo di fronte a Lui forse ci chiederà soltanto conto di quanto siamo stati capaci di Amare nella nostra vita qui su questa terra.
    Grazie ancora e un abbraccio a te :-)

    PS A tutti i latitanti del blog tanti tanti saluti e buona domenica:-)

  • Caro Jama,

    Come ho scritto poco fa a MG la religione non è un insieme di regole ma una pratica. Anche un Ateo può amare il prossimo ma solitamente, l’ateo si basa prorpio sulle regole morali della propria società oppure di qualche filosofo.
    Ogni religione ha le sue regole ma ha anche le sue pratiche. Per esempio un mussulmano che non pratica la preghiera ogni giorno anche riusciendo a rispettare tutte le varie piccole regole che si trovano sia nel Corano sia negli Hadith verrà meno a uno dei pilastri della sua fede.
    I vari rituali che caratterizzano una religione vanno vissuti. A cosa servirebbe infatti andare a Messa se lo si facesse solo per rispettare una regola ed evitare un’eventuale punizione? Pur rispettando ogni regola l’unica cosa che si avrebbe, vedendo così la religione, sarebbe solo una serie di buone abitudini.
    Penso dunque che sia meglio concentrarsi non tanto sulle piccolezze ma sull’aspetto attivo della religione. Non credo infatti che la Chiesa costruisca scuole in Palestina semplicemente perchè il Papa o il patriarca di Gerusalemme vogliano avere la coscienza apposto, soprattutto se pensiamo che tali scuole sono aperte a tutti indipendentemente dal credo. Preferisco pensare che lo fanno perchè veramente credono nella possibilità di creare un futuro migliore per i giovani della Terra Santa. E questo è solo uno dei tanti esempi di cose che si possono fare quando la religione è vissuta e non subita.

    Un Abbraccio

  • Cara MG,

    Non ho certo detto che tu abbia fatto qualcosa per egoismo. Io mi riferivo alla società e non a persone in particolare. Oltretutto non mi piace giudicare la gente e mi sforzo a non farlo, benchè anch’io sia nato e cresciuto in un ambiente culturale dove troppo spesso si giudica.
    Che io non me ne intendo di diritto canonico penso che ormai l’hai capito. Per quel poco che ne so un matrimonio può essere considerato nullo se effettivamente al momento della celebrazione non vi sono i requisiti necessari per farlo. Succede spesso e non sempre il Sacerdote ne è a conoscenza.
    Certo alcuni purtroppo mentono per lavarsi la coscenza, o meglio, le mani ma essi dimenticano che se certe cose sfuggono ogni tanto alla Chiesa le stesse non sfuggono al Signore. MG vi è una cosa veramente lodevole in te e cioè il fatto che ti poni il problema e cerchi una soluzione. E non la cerchi nel diritto ma nella fede. Stai vivendo in questi tempi una situazione non certo semplice. Indipendentemente da ciò che si cerca ci vuole tempo per arrivare a trovare qualcosa e non si può ottenere subito una risposta a ogni quesito. Quante volte sacerdoti e catechisti mi raccontarono dell’Eucarestia e del suo significato! Eppure ci misi anni a capirci qualcosa. E quel poco non lo capii coi ragionamenti ma quando fu il tempo mi fu concesso di capirlo.
    La religione non è un insieme di regole morali come alcuni credono ma una pratica quotidiana. Non siamo fedeli solo di Domenica ma sempre. È difficile ma val la pena di provarci anche se non sempre capiamo il perchè di ciò che facciamo. Se io mi dovessi chiedere il perchè di molte delle mie assurde azioni non ne uscirei certo vivo. Ciò che la religione ci porta a fare infatti, pur non essendo nocivo, spesso sembra non avere senso. Ma penso che un senso ci sia, siamo noi che non lo capiamo. Ma in fondo che fede sarebbe se potessimo capire tutto? Ci sarebbe forse bisogno di fidarsi di Dio se Lo si riuscisse a capire?
    Ti lascio con una citazione del maestro di Paulo:
    “Rilassati. Quando intraprendiamo il nostro cammino spirituale, vogliamo tanto parlare con Dio – e finiamo per non ascoltare quello che Egli ha da dirci. Perciò, è sempre consigliabile rilassarsi un po’. Non è facile: noi abbiamo la tendenza naturale a fare sempre la cosa giusta, e riteniamo che riusciremo a migliorare il nostro spirito se ci impegneremo senza sosta.”

    Un Abbraccio

  • Buongiorno a tutti.
    Leggendo i vostri post mi è venuta in mente una domanda:
    Ma essere avari di spirito è peggio dell’esserlo materialmente?
    Cioè…se io riesco a dare molto attraverso le mie parole, i miei gesti
    e magari non dò niente a livello materiale (es. soldi, etc..) sono lo stesso avara?…
    L’avarizia per me si avvicina più ad un concetto filosofico …nel senso che è soggettiva , e non oggettiva (non la si può quantificare…
    o delineare) :e? sempre come gli altri percepiscono il nio dare o il mio non dare…
    Saluti.
    Barbara.

  • Caro Daniele,
    a parte il fatto che come in una vecchia canzone di Modugno (giusto per non perdere il vizio delle citazioni musicali) mi sembra che siamo rimasti in tre a discutere, e quindi presto mi sà che il JAMA’S PUB dovrà essere chiuso per mancanza di clientela :-)
    (Paulo scherzo e ti ringrazio ancora una volta per l’ospitalità)
    …. dicevo
    Ti sento ben convinto e questo mi fa piacere poichè le discussioni servono per allargare le vedute e non per tentare di convincere ne giudicare gli altri. Potrei continuare a portare esempi che mi hanno fatto e che ad oggi continuano a farmi dubitare sulle religioni degli uomini ma non su Dio.

    Ad esempio il fatto che, secondo le varie religioni chi non segue le regole da esse dettate è nel peccato, quindi se io sono munsulmano per i cattolici sono un infedele e un peccatore, e viceversa se io sono un cattolico per i munsulmani sono un infedele e un peccatore e così per tutte le altre religioni; quindi già questo mi fa pensare un pò ….. a chi dare retta ??? ….e quali regole seguire ??? :-)

    Secondo la religione cristiana (quella che conosco un pò di più) Gesù è nato il 25 Dicembre, sappiamo che in realtà fu indicata questa data per coprire una festività pagana all’epoca dei Romani quando i primi cristiani cominciarono a divulgare la loro religione.
    Conosciamo qualcosa di Gesù di quando era piccolo e qualcosa degli ultimi anni della sua vita ma non sappiamo assolutamente cosa abbiamo fatto durante i rimanenti 30 anni e comunque quello che sappiamo sta scritto solo nei vangeli nessun scrittore/cronista dell’epoca a mai narrato niente. Viceversa (scusa se mi ripeto) sappiamo e conosciamo bene la storia della chiesa cattolica Crociate, Santa Inquisizione, Guerra Santa, potere temporale dei Papi, etc etc
    Spero di non essere frainteso se porto sempre esempi contro la chiesa cattolica è solo quella che conosco di più ma per me tutte le religioni sono uguali, solo un insieme di regole.

    Dio è un altra cosa, Dio è amore e basta.

    Credo di essere più vicino a Dio se amo il mio prossimo come me stesso che non seguendo delle regole, che degli uomini si sono adattati.

    Un abbraccio a te grande :-)

  • Daniele, se io a volte mi accanisco a discutere su certe cose è perchè ci tengo molto. Solo che qui rischiamo di annoiare gli altri che magari non sono granchè interessati.
    Giusto per puntualizzare vorrei dirti, anzi vorrei chiederti allora come mai il tribunale ecclesiastico “la sacra rota” (ma credo non si chiami più così) può dividere ciò che Dio ha unito?!
    Se io dichiarassi (oppure mi inventassi) che il mio matrimonio è stato “viziato” in origine, la Chiesa mi concederebbe l’annullamento! Io non posso e non voglio testimoniare il falso (e c’è gente che l’ha fatto e che lo fa), sborsando anche un sacco di quattrini al tribunale della Chiesa che potrebbe concedermi l’annullamento di un sacramento che in fondo ho celebrato davanti a Dio?! Qualcuno me l’ha anche accennata questa possibilità, così MG poteva “liberarsi dalle colpe”. Vedi caro Daniele, il discorso potrebbe continuare all’infinito e potrei citarti davvero tantissimi casi…ma evito perchè non mi interessano, a me interessa capire come può la Chiesa VIETARE l’Eucarestia ad una persona che non ha voluto vivere più un matrimonio proprio perchè non era più vissuto come sacramento?! Allora io mi chiedo se Dio davvero vuole vedere i suoi figli infelici e vittime di questo mondo?!? Ti assicuro che una famiglia può restare salda anche se il matrimonio finisce, dipende sempre dalle persone e per ciò che mi riguarda posso dirti che non è stato per niente un atto egoistico…anzi!
    Magari mi sbaglio, sono quasi certa di non riuscire a spiegare bene ciò che vorrei dire, ma ti assicuro che tutto questo mi provoca grande sofferenza.
    Grazie ancora per l’ascolto :-) e un abbraccio a te!

    Ciao Massimiliano Giuseppe PRO!!!

    PS LUANA MA DOVE SEI FINITA?!?!?! :-(

  • Cara MG,

    Grazie per l’articolo. Ovviamente il Sabato è stato fatto per l’uomo e non viceversa. E sono perfettamente d’accordo con te quando dici che dobbiamo porci sempre nella condizione di poter “cambiare”. A tal proposito si potrebbe citare Confucio che disse più o meno così: “vi sono solo due tipi di persone che non cambiano: chi ha trovato la saggezza e il perfetto imbecille”.
    Ma è anche vero che non tutti i cambiamenti portano a migliorare. Il Signore disse che il Sabato è stato fatto per l’uomo ma dicendo ciò non cambiò il terzo comandamento bensì ne spiegò il senso a chi non lo poteva più capire. Quando poi Gli fu chiesto di esprimere il suo parere sul divorzio (questo era infatti consentito dalla legge di Mosè) Egli lo definì chiaramente sbagliato in quanto l’uomo non può dividere ciò che Dio ha unito. E a chi gli chiese perchè Egli, un religioso come tanti ce n’erano in Galilea, osasse porsi in contrasto col legislatore per eccellenza (Mosè) Egli rispose che Mosè non per volere di Dio ma per la durezza dei cuori degli uomini era stato costretto a emanare tale legge. Ciò che capitava a una donna ripudiata a quei tempi non doveva essere molto diverso da ciò che oggi capita a tali donne in alcuni paesi del medio oriente e non solo (non che vengano uccise ma comunque, credimi, non se la passano bene). In Europa siamo un po’ più fortunati nel senso che dal punto di vista sociale per una persona non cambia molto se divorzia e poi si risposa. È però anche vero che lo stesso concetto di famiglia ormai si sta per perdere. Se non molti anni fa la famiglia era ancora un “luogo” dove il bene comune e non quello dei singoli era al primo posto, dove l’interdipendenza era una realtà indiscussa, oggi troppo spesso assistiamo all’esatto contrario. Quanti mariti vengono meno ai loro doveri nei confronti di moglie e figli! E per giunta hanno anche il coraggio di vantarsene! Questo è solo un esempio il resto lo leggiamo ogni giorno nei giornali. Ma in fondo la società occidentale non è forse diventata una società basata sull’egoismo?
    Non credo che adattarsi eccessivamente ai nostri tempi sia per la Chiesa una buona cosa. Basta vedere il fallimento di alcune chiese riformate per capire come ciò sia inutile. Non sono d’accordo con Don Bizzotto quando parla di rischio di perdere i fedeli. Quanti ne hanno guadagnati infatti le chiese riformate politicamente corrette? E perchè di loro a malapena se ne conosce il nome se tanto dovrebbero essere diventate grandi? Può darsi che sia solo un abbaglio ma a me pare che in tal modo si producano solo atei.
    Credo che la cosa migliore sia semmai istruire i fedeli di modo che possano capire il significato della loro religione e dei suoi misteri. Il Signore non è un vecchio soprammobile o una cosa che c’è per qualche motivo inspiegato e che ormai ce la dobbiamo tenere. Egli è molto di più e dovremmo tutti imparare a conoscerLo. Solo così possiamo capire anche il senso di ciò che Egli ci ha detto e ci dice e di conseguenza, sempre con il Suo aiuto, metterlo in pratica.

    Un Abbraccio.

  • MG grazie per aver visitato il mio blog. torna ancora ti aspetto.

    Facciamoci una domada tutte le sere prima di dormire…
    “sono stato avaro? potevo dare di più?”

  • Caro Daniele,
    stralcio qui di seguito un articolo che mi è arrivato proprio stamattina via mail. Mi sembrava interessante visto che proprio di questo parlavamo nell’edizione precedente, e anche un pò per riprendere quello che scrive Jama.
    Se è vero che possiamo e vogliamo diventare persone migliori (questo dovrebbe valere anche per la Chiesa), allora credo dobbiamo porci sempre nella condizione di poter “cambiare”, perchè come dice don Albino Bizzotto: “le persone vengono prima di ogni legge”.
    Gesù Cristo mi pare abbia detto: « Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato » (Mc 2,27)

    Saluti e a presto! :-)

    Adista Notizie N.7 del 22 gennaio 2007
    NON SOLO PACS: A PADOVA, UN PRETE CELEBRA IL MATRIMONIO CIVILE DI UNA DIVORZIATA

    33719. PADOVA-ADISTA. Un matrimonio civile celebrato da un sacerdote che, con il suo gesto, vuole invitare la Chiesa a mettere da parte l’”accanimento giuridico” per “ritrovare il Vangelo”. Il fatto è accaduto a Padova, lo scorso 13 gennaio, quando don Albino Bizzotto (presidente e fondatore dei beati i costruttori di pace, associazione cattolica da più di vent’anni impegnata sui temi della pace e del disarmo), nella sala Paladin di palazzo Moroni (sede del municipio), ha celebrato il matrimonio civile di Emma e Luigino. I due coniugi si sarebbero volentieri sposati in chiesa, con rito religioso, ma la disciplina ecclesiatica non lo permetteva perché Emma è divorziata. E così don Bizzotto, d’accordo con la coppia che conosce e segue da tempo, ha chiesto la delega del sindaco per poter celebrare lui il matrimonio civile, visto che non poteva benedire le nozze secondo il rito cattolico. E nelle poche parole dette durante il matrimonio, che è durato un quarto d’ora, don Bizzotto ha implicitamente invitato la Chiesa ha rivedere le sue posizioni: “carissimi Emma e Luigino – ha detto agli sposi –, sono contento di essere vostro testimone qualificato. Lo sarei stato volentieri in chiesa con una eucaristia. Ancora non è possibile secondo la legge della Chiesa; visto che ciò mi è consentito dalla legge civile, lo faccio volentieri. Per affermare che le persone vengono prima di ogni legge; non sono le persone per la legge, ma la legge per le persone”. Di seguito una nostra intervista a don Albino Bizzotto.

    D: Don Albino, come le è venuto in mente di celebrare un matrimonio civile?
    R: La situazione è nata quasi per caso. Sono venuti all’eucaristia in comunità sabato 6 gennaio e ci hanno annunciato che il sabato successivo, il 13, si sarebbero sposati in comune, dal momento che non potevano sposarsi in chiesa visto che lei era divorziata. Poi, chiacchierando durante la cena, lui mi ha spiegato che qualsiasi cittadino può fare da pubblico ufficiale, e quindi celebrare il matrimonio civile, se ha la delega del sindaco. Io non sapevo che ci fosse questa possibilità, credevo che fosse permesso solo ai membri dell’amministrazione. Allora mi hanno proposto di officiare il rito – anche perché siamo amici, ci conosciamo e li seguo da tanto tempo – e io ho accettato, visto che non mi era possibile celebrare l’eucaristia, come invece avrei desiderato e come spero di poter fare presto.

    D: Durante la celebrazione del matrimonio lei ha detto, riferendosi alla legge ecclesiastica che vieta alle persone divorziate di risposarsi in chiesa, che “le persone vengono prima di ogni legge” e che “non sono le persone per la legge ma la legge per le persone”…
    R: Sì, perché il sacramento consiste nell’amore che si vogliono le persone: dovunque ci sono due persone che si amano, il Dio di Gesù Cristo fa corpo con questa realtà. E noi sacerdoti non siamo quelli che possiedono il sacramento ma coloro che annunciano il Vangelo all’interno del sacramento. La Chiesa, per mantenere salde e assolutizzare tutte le sue leggi, rischia poi di perdere le persone, a vari livelli. Io avverto forte la necessità che la Chiesa ritrovi il Vangelo, mentre invece sta cadendo in una sorta di ‘accanimento giuridico’ che riduce le persone a categorie inquadrate e squadrate secondo i termini di legge.

    D: Nelle sue parole e nel suo gesto non c’è intento polemico, ma sicuramente si tratta di una provocazione positiva…
    R: Certamente. E proprio per questo ho scelto prima di farlo e poi di dirlo.

    D: Si augura che qualche cosa cambi nella Chiesa?
    R: Spero vivamente che anche nella Chiesa si cominci a fare una riflessione sulla scelta di tenere salde le leggi senza interrogarsi e confrontarsi sulle persone. Il Vangelo non può essere utilizzato come una ‘mazza’ contro le persone, ma va annunciato come la grande novità per cui le persone sono provocate ad essergli fedeli. (luca kocci)

  • Caro Jama,
    Guerre sante crociate e inquisizioni non hanno nessuna giustificazione come giustamente tu dici. A dire il vero andando a vedere bene i motivi che spinsero e spingono ancora molte persone a praticare ciò vedremo che la religione alla fine è solo un pretesto, una buona scusa per celare interessi ben diversi. Giusto è amare il prossimo ma prima di tutto bisogna imparare ad amare Dio. È Lui infatti che ci insegna ad amare.
    Per quel che riguarda i giudizi t’assicuro che nessun uomo può permettersi di giudicare qualcuno per qualcosa, sia anche per un peccato. Ciò infatti non spetta a noi poichè non siamo stati fatti per giudicare. Ma il perdono è un dovere che tutti hanno.
    Non condivido ciò che dici in merito alle assoluzioni. Benchè uomo infatti un sacerdote ha il potere di assolvere chiunque. Disse infatti il Nazareno “a chi perdonerete i peccati saranno perdonati”. Egli fu molto criticato perchè si permetteva spesso d’assolvere la gente. E anche per questo fu odiato. Pochi sapevano che Egli è Dio. Se dunque fondò la Chiesa e diede il potere d’assolvere ai dodici apostoli che lo tramandarono fino a oggi, non vedo perchè un prete non possa assolvere qualcuno.
    Ovviamente è triste che ci siano alcuni sacerdoti che invece di una buona riflessione sulle prorpie azioni da parte dei propri fedeli preferiscono una di lista dei peccati. La lista infatti si fa per andare a fare la spesa e la Chiesa non è un mercato. Ma anche loro sono esseri umani e anche per loro, credimi, non è semplice capire se abbiano amato Dio e il prossimo senza ricorrere all’enumerazione delle tante regole di vita che di volta in volta qualcuno ha aggiunto nelle Scritture. Per fare ciò infatti ci vuole tanta umiltà, una virtù che non si finisce mai di imparare.

    Un Abbraccio.

  • L’avarizia fa male a se stessi, agli altri, alla società. La peggiore è quella dei sentimenti e della gioia.
    Molti di noi ormai fanno fatica a dire ti voglio bene ad un amico o ti amo al proprio amore. Si da tutto per scontato, come se bere una volta nella vita bastasse. Tenersi dentro i propri sentimenti è avarizia, donate agli altri il vostro calore interno, il vostro amore, la vostra gioia ed il vostro sorriso. Non vergognatevi, la vergogna è il miglior alleato e alibi della Avarizia.
    Donatevi.
    Un bacione ed un abbraccio a tutti, anche quelli che verranno a vedere il mio blog

  • Caro Daniele,
    sono un pò di fretta ma vorrei risponderti e lo faccio da qui, poi commenterò questo post.
    Forse non sono stato molto chiaro oppure non ha saputo esprimere bene il mio pensiero. Non ho scritto che Dio è un uomo anche perchè non lo penso affatto. Ho scritto che gli uomini si sono creati certe regole, ognuno per il tipo di socetà in cui viveva. Ho scritto che nessun prete, in quanto uomo come me, può fungere da intermediario con Dio ne tanto meno assolvere i miei peccati se tali sono.
    Ripeto io credo che per essere vicino a Dio sia sufficente rispettare l’unico comandamento “ama il tuo prossimo come te stesso” e per questo non può esistere ed essere giustificata una Guerra Santa, una Crociata o una Santa Inquisizione. Questo è l’unico comandamento che accomuna tutte le religioni gli altri sono regole di vita ma non peccati per il quale essere giudicati.

  • “Se nel cuore hai dei tesori spirituali, mettili in pratica ora. Altrimenti marciranno.”

    Credo che l’avarizia spinga l’uomo ad isolarsi, ad allontanarsi dalla gioia della condivisione, rendendolo miserabile ed infelice perché diventa anche incapace di sperimentare la solidarietà.
    Nelle Beatitudini sentiamo dire: “beati i poveri”, cioè beati quelli che si riconoscono “poveri” davanti a Dio. Questo vale, logicamente, anche per chi in Dio non crede, ma non antepone le proprie ricchezze materiali ai grandi valori spirituali della vita.
    Sinceramente, posso dire che magari “andrò all’inferno per 1000 motivi” ma di sicuro non per l’avarizia….anzi! Mi criticano sempre per il motivo opposto, nel “mio baule” non c’è proprio niente di “accumulato che rischia di marcire”. Spesso mi hanno detto che sbaglio, che devo pensare al futuro, che devo mettere da parte soldi e quant’altro …mah!
    Io credo che, sia i beni materiali che i valori spirituali, siano un mezzo per vivere meglio la propria vita solo se questi vengono condivisi, altrimenti non avrebbe alcun senso accumulare come fine ultimo!
    Conosco alcuni ricchi “poverini” che continuano a covare sui propri gruzzoletti e vivono sempre con la paura di poter perdere o sprecare qualcosa; ma conosco anche molti “poveri” ricchissimi di tante cose belle e importanti delle quali mi hanno resa anche partecipe.
    La parabola del “giovane ricco” nel Vangelo mi è sempre piaciuta molto, un giovane che seguiva alla lettera la legge divina, che non aveva mai peccato in alcun modo, chiedeva a Gesù cos’altro potesse fare per meritare la vita eterna e alla risposta di Gesù “vai, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri”, beh il giovane ricco diventa triste e preferisce tornarsene nella “sua ricca vita”.
    Io sono dell’idea che non viviamo bene finchè pensiamo di poter bastare a noi stessi, siamo fatti per vivere insieme agli altri, quindi dovremmo poter condividere con gioia ciò che abbiamo, sia in senso materiale che spirituale.

    Beh ora cerchiamo di essere un po’ meno avari tutti quanti e scriviamo un po’ di più in questo bloggggggg??????? :-)

  • Gli avari avranno sempre meno degli altri perchè vorrebbero sempre qualcosa che non hanno. Il saggio sa che non ha bisogno di niente perchè niente gli appartiene per sempre. La vita non è una proprietà definitiva ma piuttosto un contratto di locazione col nostro corpo; un coprpo che più passa il tempo e più ci fa penare.

  • [quote post="20"]L’avarizia è in realtà un peccato contro la natura fisica dell’uomo e delle strutture biologiche che la sostengono.
    Se osserviamo i processi vitali ci accorgiamo che sono costituiti da due movimenti complementari ed opposti.
    Osservando il respiro (ma potremmo citare il cuore ed altri organi indispensabili alla vita)notiamo come l’aria che entra nei polmoni debba poi essere risospinta verso l’esterno affinchè il processo vitale del respiro possa avere luogo. Impensabile trattenere per se il respiro. Stessa cosa per il sangue che entra ed esce dal cuore. Qindi è la vita stessa che ci dice : “Ciò che ricevi, ridona”.
    E’ un segreto sotto gli occhi di tutti, ma celato allo sguardo distratto di molti. Questo stesso principio può essere applicato alla vita spirituale delle persone, poichè ciò che si vede nella materia è manifestazione di quello che esiste in spirito secondo la parola che dice “come in Cielo così in Terra”. [/quote]

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