Secondo il dizionario: s.f., dal latino Invidia (m). Misto di pena e di rabbia; sentimento di rancore per la prosperità o gioia altrui; desiderio di possedere quello che altri possiedono.
Per la Chiesa Cattolica: si oppone al Decimo Comandamento (Non desiderare le cose altrui). Compare per la prima volta nella Genesi, nella storia di Caino e di suo fratello Abele.
In una storia ebrea: un discepolo interrogò i rabbini sul passaggio della Genesi: “Il Signore guardò con favore Abele e la sua offerta, ma non guardò con favore Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato, il suo viso era abbattuto. Allora il Signore gli disse: perché sei irritato, e perché hai il volto abbattuto?”
Risposero i rabbini:
“Dio deve avere domandato a Caino: perché sei irritato? E’ perché non ho accettato la tua offerta, o perché ho accettato l’offerta di tuo fratello?”
Per il giornalista Zuenir Ventura: i termini associati a essa (l’invidia) sono corrosione, distruzione. Tuttavia, bisogna vedere l’invidia come una reazione umana. Tutti i teorici dell’invidia ritengono che la maniera migliore di lottare contro di essa sia di partire dal principio che tutti la provano, in gradi differenti.
Per lo scrittore Giovanni Papini: la migliore vendetta contro quelli che intendono svilirmi consiste nel tentare un volo verso orizzonti più elevati. Forse non salirei tanto senza la spinta di chi mi vorrebbe a terra. L’individuo veramente sagace fa di più: si serve della stessa diffamazione per ritoccare al meglio il proprio ritratto ed eliminare le ombre che ne influenzano la luce. L’invidioso si trasforma, senza volere, nel collaboratore della sua perfezione.
L’invidia e l’etica: per lo scienziato e ricercatore Dr. William M. Shelton, l’invidia è una reazione provocata da persone fallite, che cercano di evadere dalla realtà nascondendosi dietro a una crociata per ristabilire “valori morali”, “ideali nobili” e “giustizia sociale”. La situazione acquista una dimensione pericolosa quando il sistema scolastico comincia a sviluppare nell’alunno il condizionamento a disprezzare tutti quelli che riescono ad avere successo, attribuendo sempre qualsiasi buon risultato a corruzione, manipolazione e degrado morale. Poiché la ricerca del successo è qualcosa di inerente alla condizione umana, gli studenti finiscono per cadere in un processo schizofrenico e odiare proprio quello che li condurrebbe alla felicità, aumentando in tal modo le crisi di ansia e diminuendo la capacità di innovare e migliorare la società.
Satana e i demoni: i demoni andarono a reclamare con il Principe delle Tenebre. Da due anni tentavano un certo monaco che viveva nel deserto. “Gli abbiamo già offerto denaro, donne, tutto quello che abbiamo nel nostro repertorio, ma niente ha funzionato.”
“Voi non conoscete bene il lavoro” rispose Satana. “Venite a vedere come bisogna agire in un caso del genere.”
Volarono tutti fino alla caverna dove il santo monaco viveva. Lì, Satana gli sussurrò all’orecchio:
“Il tuo amico Macario è stato appena promosso vescovo di Alessandria.”
Immediatamente, l’uomo imprecò contro i cieli, e perse la sua anima.
Commento del Tao Te Ching: i saggi perfetti dell’Antichità erano troppo misteriori, soprannaturali, penetranti e profondi per essere compresi dagli uomini.
Erano attenti come l’uomo che attraversa il fiume burrascoso in pieno disgelo dopo l’inverno. Prudenti come quello che è ospite di qualcuno molto cerimonioso. Evanescenti come il ghiaccio che si scioglie. Sobri come il legno grezzo che non ha ricevuto alcuna forma dalle mani umane.
Chi può, con la serenità, purificare a poco a poco ciò che è impuro? Chi può divenire calmo e mantenersi tale per sempre? Quegli che segue il Cammino Perfetto non desidera essere al colmo di alcunché.
(segue: Pigrizia, ultimo vizio capitale)



Cara MG, ho letto con molto interesse la tua risposta, “leggendoti” ti avrei dato molto meno dell’età che hai, vuol dire che hai ragione: l’età non è solo anagrafica, ma molto “mentale”, Sono contenta che hai dei figli così sani e soprattutto intelligenti, e non credo, come dici, di “non avere insegnato granchè”, se sono così hai insegnato molto più di quanto tu stessa pensi, se molti ragazzi non sono come i tuoi la colpa non è sicuramente loro, ma di chi era troppo impegnato a pensare a se stesso. Non ho la fortuna di avere dei figli perchè il destino ha deciso diversamente, ma vedo quelli dei miei amici, e ci sono tra loro differenze enormi a seconda del tipo di genitore che hanno. Ho la fortuna anche io, a 47 anni, di dimostrarne (a detta degli altri) 33/35, pur non facendo nulla in più del normale (odio le creme e la chirurgia estetica), anche se vedo la notevole differenza fisica che c’è tra la me di ieri e la me di oggi, in effetti inizio ad avere paura di invecchiare, alle volte (per rientrare nel tema)benevolmente “invidio” le giovani ragazze che, entrando in un locale, creano scompiglio come succedeva a me, e che (chiaramente) non succede più, ma proprio per questa benevola “invidia” non capisco chi si “butta via” pur avendo mille chances davanti ed opportunità che noi nemmeno sognavamo dati i tempi. La vita è (forse) una sola, dobbiamo vivere ogni giorno il più intensamente possibile ma senza strafare, perchè ogni giorno passato non torna più, e non è detto che possiamo tornare sui nostri passi, sono felice della mia vita, di come “combatto” ogni giorno per ciò in cui credo e che voglio realizzare, proprio come se avessi 20 anni e tutta la vita davanti, forse questo è il segreto dell’eterna giovinezza. Ciao e tanti auguri a tutti!
Wylma,
ho quasi quarant’anni e quando li avrò compiuti, la mia prima figlia ne compirà diciotto.
Non credo che i “giovani d’oggi” siano tanto diversi da “quelli di ieri” infatti, osservando mia figlia ed i suoi amici, ritrovo molte cose simili a quando avevo io la loro età.
Preferiscono riunirsi a casa di qualcuno a suonare la chitarra e cantare oppure vedere un film o ancora a mangiare una pizza fuori, invece che andare in discoteca.. (cosa che non è mai piaciuta nemmeno a me). Frequentano sezioni politiche, partecipano a corsi di formazione tenuti dalla scuola, fanno scambi culturali con ragazzi di altri paesi europei. Io non credo di averle insegnato granchè, le ho solo fatto capire e vedere che chiunque di noi, “nel proprio piccolo”, può fare qualcosa per rendere questo mondo “migliore”. Sono convinta anche io che i ragazzi oggi siano molto molto intelligenti e curiosi della vita, qualcuno magari “abbandona il campo” perché non riesce a trovare il “canale” giusto in cui esprimersi (oppure magari qualcuno non gli ha detto che esisteva…), ma spero davvero che ognuno di loro possa avere nella vita la possibilità di sperimentare tutto ciò che il cuore gli suggerisce e non credo proprio siano solo pastiglie e macchine superveloci quello a cui ambiscono i “nostri ragazzi”.
Forse hai ragione quando dici che “E’ la mia generazione che non è cresciuta e si rifiuta di invecchiare..”; restare giovani però non vuol mica dire per forza rifiutarsi di invecchiare…anzi! Se è vero che la vita è una continua “crescita”, beh allora davvero l’età conta molto poco non credi?
Avere quasi quarant’anni e sentire che gli altri al massimo te ne darebbero 28-30…non è niente male! (quasi quasi è da fare invidia…) :-)
A prestissimo
Immagino che tutti voi che intervenite in questo blog siate ben lungi dall’essere a metà della vita…per quanto mi riguarda, purtroppo la metà della mia l’ho già superata, considerando che non penso di poter arrivare ai 100 anni.. però constato, con un certo piacere, che c’è una profondità inaspettata considerando come i giovani oggi si offrono al mondo (suggerimento per il sig. Coelho, perchè non parlare dei giovani come sono oggi?).
Anche io a 20 anni andava tutte le notti (e vado ogni tanto ancora) in discoteca, ma nè io nè nessuno dei miei amici si è mai andato a schiantare da qualche parte, e la soddisfazione per la gola erano cornetti appena sfornati e non miscugli di alcool e pastiglie. Perchè oggi è cosi? E’ la mia generazione che non è cresciuta e si rifiuta di invecchiare non ha saputo dare ciò che era necessario? E’ normale che ogni generazione sia “perduta” per ogni generazione precedente, ma è veramente così normale? Comunque come al solito mi sono lasciata “trasportare” dalle parole….volevo solo dire che è bello sentire dei giovani, come immagino voi siate, affrontare argomenti “di pensiero” e non di vacuità. Un saluto a tutti
“Il guerriero della luce sente commenti del tipo: ‘Non voglio parlare di certe cose, perchè gli uomini sono invidiosi’.
Nell’udire ciò, il guerriero ride. Se non accetata, l’invidia non può causare alcun danno. L’invidia fa parte della vita, ed è necessario che tutti imparino a fronteggiarla.
Eppure, raramente egli parla dei suoi piani. E talvolta gli altri pensano che abbia paura dell’invidia.
Ma il guerriero sa che, ogni volta che parla di un sogno, usa un pò dell’energia di questo sogno per esprimersi. E se ne parla tanto, corre il rischio di sprecare tutta l’energia necessaria per agire.
Un guerriero della luce conosce il potere delle parole”.
(Manuale del guerriero della luce- Paulo Coelho)
Grazie Paulo :-)
Ieri sera ho letto distrattamente l’incontro con Paolo a Milano… ma nella fretta ho sbagliato libreria e non ho avuto modo di farmi autografare il libro.. ci tenevo. Oggi leggo che è a Roma ma troppo lontano per tentare nuovamente..
esiste la possibilità di avere due copie autografate ?
Grazie
Wylma, abbiamo scritto cose abbastanza simili (anche se io le ho un pò “scopiazzate” da internet), mi fa piacere sapere che c’è qualcun’altro che riesce a vedere il lato positivo anche in ciò che spesso viene esclusivamente visto come “peccato”.
Gioyeps, credo che quello che abbia scritto Jama sia interessante anche per superare i momenti inevitabili di invidia che bene o male proviamo tutti nella vita. Essere contenti di ciò che si è e che si ha, ma avere anche abbastanza autostima per poter raggiungere obiettivi che magari abbiamo sempre pensato inarrivabili…e che invece gli altri hanno conquistato prima di noi.
Un saluto a tutti
Oh,caro Paulo.Quanto avrei voluto fare una passeggiata a Roma.Ma sono troppo lontana purtroppo!
Comunque analizzando i miei turbamenti psichici di ogni giorno,noto che l’invidia mi assale nei momenti di profonda debolezza.E penso che sia così per tutti.In quei particolari periodi di negatività saltano fuori tutti i sentimenti brutti,e l’INVIDIA è il più frequente;e a causa sua aumenta ancora di più lo stato di fragilità.
Sono alla ricerca di un modo per sconfiggerla,con metodi semplici!Cosa proponete??
Cari amici ,
qui sto’ in difficolta’ .
L’invidia è una cosa che personalmente non ho mai vissuto ne’ pertanto so’ dirvi che sapore ha.
Saro’ anormale?
Dirah
Credo che l’invidia sia, più che un peccato, una nostra forma di autodifesa giustificando così il fatto, “che noi non potremo avere quello che gli altri hanno”, perchè in realtà loro hanno osato e lottato per averlo.
Perchè solo se lotti per avere una cosa puoi essere felice di averla, altrimenti se te la ritrovi in mano senza lottare non ne percepisci il valore.
Perchè comunque ci sarà sempre qualcosa che ci manca e invidiremo chi ce l’ha, che a sua volta invidierà qualcun’altro di ciò che a lui manca.
Perchè in fondo l’invidia è il non sapersi accontentare di ciò che abbiamo o la mancata volontà di lottare per averlo.
JAMA
La nostra invidia dura sempre più a lungo della felicità di quelli che invidiamo.
(François de La Rochefoucauld)
come la curiostà che mi è propria parto con la solita domanda: cos’è veramente l’invidia? si può realmente considerare un peccato capitale? ed ancora: esiste chi non ha mai provato invidia? non riesco a considerare l’invidia un “vero” peccato capitale per un semplice motivo, un “vero” peccato DEVE essere qualcosa di irreparabilmente e totalmente negativo per sè e/o per gli altri, che non contenga alcunchè di costruttivo. l’invidia non è così; è necessario cosiderare che esistono due tipi di invidia: un tipo astioso, negativo e distruttivo ma anche un tipo creativo, positivo e costruttivo. Infatti esiste un’invidia che ci costringe al confronto con gli altri, al miglioramento delle nostre capacità allo scopo di raggiungere e superare colui/colei che invidiamo, questa si può definire un’invidia “positiva” e crea i presupposti per la competizione costruttiva. Purtroppo esiste l’invidia “negativa” che spinge “l’invidiante”, senza cercare di migliorare se stesso, a provare in tutti i modi di distruggere moralmente o psicologicamente o in qualsiasi altro modo “l’invidiato”, senza neppure spingersi nel tentare di capire per quale motivo provi tanta invidia nei confronti di colui o colei che è invidiato, per correre ai ripari facendo o copiando in qualche modo le cose che invidia nell’altro.
l’invidia, inoltre può essere benigna o maligna, begnigna quando si invidia una persona alla quale si vuole bene per qualcosa, ma pur invidiandola, si è contenti per lei che ha qualcosa di positivo che noi stessi invidiamo ma che non le toglieremmo mai.
maligna quando invidiamo qualcosa ad una persona desiderando ardentemente di potergliela levare per entrarne in possesso noi stessi.
Per quanto mi riguarda penso, nelle varie fasi della mia vita, di averle provate tutte.
Credo che questi siano i punti base dell’invidia, e spero di essere stata sufficientemente chiara nonostante i “giochi di parole” necessari al discorso.
Vorrei sapere se, secondo voi, il mio ragionamento è corretto e se esistono altri tipi di invidia.
Un caro saluto a tutti coloro che leggono.
Mannaggia Paulo!
Ero a Roma lo scorso week-end e non potrò tornarci di nuovo così presto, quindi non potrò incontrarti :-(
Ecco…vuol dire che “invidierò” tutti quelli che invece potranno venire a conoscerti di persona :-)
L’invidia credo sia uno dei mali più subdoli che esistano e per questo riesce a procurare molti molti danni.
Paulo, se mi permetti, vorrei copiare qualcosa che ho trovato gironzolando un pò in rete riguardo “l’invidia”:
- Esistono poi due tipi di invidia : quella buona e quella cattiva. L’invidia buona rappresenta comunque un sentimento doloroso, lacerante, che si prova nel vedere qualcun altro riuscire dove e come noi vorremmo per noi stessi, ma in questo caso non si provano sentimenti negativi di odio e rancore per l’invidiato, non si cerca di ostacolarlo, o di togliergli ciò che possiede o ha ricevuto in premio. L’invidia ‘buona’ corrisponde all’emulazione: un desiderio profondo di arrivare allo stesso livello dell’altro, anziché abbandonarsi allo scoramento o alla maldicenza e alla denigrazione dell’altro più fortunato. L’invidia positiva è dunque uno stimolo, una motivazione verso l’automiglioramento: colmando le proprie lacune e valorizzando i propri punti di forza, si cerca di somigliare sempre di più al modello vincente rappresentato dall’altro. Nella cultura americana questi comportamenti di emulazione, di invidia positiva, sono perfettamente accettati e vi è anzi una incitazione esplicita ad identificarsi con il vincitore. Ciò non accade nelle culture latine, dove invece chi è più bravo o ha più fortuna non fa che umiliare gli altri, mettendo in evidenza l’altrui insufficienza, l’altrui sfortuna, generando malumori, complessi di inferiorità e desideri di rivalsa, anche con mezzi illeciti o illegali. L’invidia ‘cattiva’ è infatti quella che non prevede e non auspica null’altro che il male, la sfortuna e la definitiva sconfitta dell’odiato rivale.-
Il silenzio dell’invidioso fa troppo rumore (Kahlil Gibran)
Saluti a tutti
Paulo Coelho dialoga in video oggi, 14.03.07, alle 16h in
http://www.bompiani.eu
Carissimi lettori,
Saró in Italia il 15 e 16 marzo 2007 e faró un autografo veloce nelle seguente cittá :
Milano :
Galeria Vittorio Emmanuele II – Alla Rizzoli bookstore
Giovedí – 15/03/2007 – alle ore 18:30
Roma :
Via Veneto – All’Arion Bookstore
Venerdí – 16/03/2007 – alle ore 18:30
Vi aspetto ,
Cordiali Saluti
Paulo Coelho