Quatro Capitolo

by Paulo Coelho on March 26, 2007

Lella Zainab, 64 anni, numerologa

Athena? Che nome interessante! Vediamo… Il suo Numero Massimo è il 9. Ottimista, socievole, brava a farsi notare in mezzo a una folla. Le persone le si devono avvicinare in cerca di comprensione, misericordia, generosità, e proprio per questo lei deve agire con grande attenzione, giacché il suo desiderio di popolarità può darle alla testa – e lei finirà più per perdere che per guadagnare. Inoltre deve tenere a freno la lingua, poiché tende a parlare più di quanto detti il buonsenso.

Quanto al suo Numero Minimo, è l’11. Penso che aspiri a un qualche ruolo di guida. Nutre un marcato interesse per i temi mistici, attraverso i quali cerca di apportare armonia nell’esistenza di tutti coloro che le stanno intorno.

Ma questo contrasta apertamente con il numero 9, che è la somma del giorno, del mese e dell’anno della sua nascita, ridotta a un’unica cifra: sarà sempre soggetta a invidia, tristezza, introversione e decisioni impulsive. Deve prestare attenzione alle seguenti vibrazioni negative: eccessiva ambizione, intolleranza, abuso di potere, stravaganza.

In considerazione di questo conflitto, credo che dovrebbe dedicarsi a qualcosa che non implichi un contatto emotivo con le persone: un lavoro nel campo dell’informatica o dell’ingegneria, per esempio

Morta? Scusi. Che cosa faceva, insomma?

Che cosa faceva Athena, insomma? Athena fece un po’ di tutto ma, se dovessi riassumere la sua vita, direi che era una sacerdotessa che comprendeva le forze della Natura. O più esattamente: era una persona che, per il semplice fatto di non avere molto da perdere o da aspettarsi dalla vita, rischiò in misura assai maggiore degli altri e finì per trasformarsi nelle forze che riteneva di poter dominare.

Fu commessa in un supermercato, bancaria, venditrice di terreni, e in ognuna di queste posizioni non smise mai di rivelare la sacerdotessa che aveva dentro di sé. Ho vissuto con lei per otto anni, e mi sento in obbligo di recuperare la sua memoria, la sua identità – è qualcosa che le devo.

Durante la raccolta di queste testimonianze, la cosa più difficile è stata convincere le persone a permettermi di usare il loro vero nome. Alcune dicevano di non voler essere implicate in questo tipo di storia, altre cercavano di dissimulare le loro opinioni e i loro sentimenti. Ho spiegato che il mio unico intento, il mio vero scopo era quello di far sì che tutti gli individui coinvolti la capissero meglio – inoltre, nessuno avrebbe creduto a testimonianze anonime.

Poiché ciascuno degli intervistati riteneva di possedere la sola versione attendibile di qualsiasi avvenimento – per quanto insignificante fosse –, tutti hanno finito per accettare. Durante le conversazioni, ho potuto notare che le cose non sono assolute, ma esistono a seconda della percezione del singolo: spesso la maniera migliore per sapere chi siamo è quella di cercare di scoprire come ci vedono gli altri.

Ciò non vuol dire che faremo quello che si aspettano: ma almeno riusciremo a comprendere meglio. Sì, ad Athena questo glielo devo.

Recuperare la sua storia. Scrivere il suo mito.

Samira R. Khalil, 57 anni, casalinga, madre di Athena

Non la chiami Athena, per favore. Il suo vero nome è Sherine: Sherine Khalil, figlia amatissima, enormemente desiderata, al punto che sia io che mio marito avremmo voluto generarla!

Ma la vita aveva altri piani – quando la generosità del destino si dimostra molto grande, c’è sempre un pozzo dove tutti i sogni possono precipitare.

Vivevamo a Beirut, al tempo in cui veniva considerata la più bella città del Medio Oriente. Mio marito era un industriale di successo; ci eravamo sposati per amore, ogni anno compivamo un viaggio in Europa; avevamo molti amici, eravamo invitati a tutti gli eventi mondani e, una volta – si figuri! –, ricevetti addirittura a casa mia un presidente degli Stati Uniti! Furono tre giorni indimenticabili: in due, i servizi segreti americani perquisirono ogni angolo dell’edificio (presidiavano il quartiere da più di un mese: occuparono posizioni strategiche, affittando appartamenti o travestendosi da mendicanti o da coppie di innamorati). Poi ci fu il giorno della festa – o, più esattamente, due ore. Non dimenticherò mai l’invidia negli occhi dei nostri amici e la gioia di poter avere qualche fotografia accanto all’uomo più potente del pianeta.
Avevamo tutto, tranne quello che più desideravamo: un figlio. Quindi, non possedevamo niente.

Tentammo ogni tipo di soluzione: facemmo voti, ci recammo in luoghi dove, a detta di moltissima gente, avvenivano miracoli; consultammo medici e guaritori, prendemmo medicine e ingurgitammo elisir e pozioni magiche. Per due volte, mi sottoposi all’inseminazione artificiale, ma persi il bambino. Nella seconda occasione, ci rimisi anche l’ovaio sinistro, e non riuscii più a trovare alcun medico che volesse arrischiarsi in un’altra avventura del genere.
Fu allora che uno dei molti amici che conosceva la nostra situazione ci suggerì l’unica via d’uscita possibile: adottare un bambino. Disse che aveva dei contatti in Romania, e che non ci sarebbe voluto molto.

Un mese dopo, prendemmo un aereo: quell’amico aveva importanti rapporti d’affari con il dittatore che governava il paese all’epoca, e del quale non ricordo il nome (N.d.R.: Nicolae Ceaus¸escu), cosicché riuscimmo a evitare ogni iter burocratico e ci recammo in un centro di adozione a Sibiu, in Transilvania. Lì ci aspettavano con caffè, sigarette, acqua minerale; tutta la documentazione era già pronta, per cui bastava solo scegliere il bambino.
Ci condussero in un nido, nel quale faceva molto freddo – e io mi ritrovai a pensare come potessero lasciare quelle povere creature in una simile condizione. D’istinto, avrei voluto adottarle tutte, portarle nel nostro paese dove c’erano il sole e la libertà, ma chiaramente era un’idea folle. Passeggiammo fra le culle, dalle quali si levavano strilli e pianti, terrorizzati dall’importanza della decisione che dovevamo prendere.

Per oltre un’ora, né mio marito né io pronunciammo una sola parola. Uscimmo, bevemmo del caffè, fumammo qualche sigaretta, rientrammo – e questo si ripeté varie volte. Notai che la donna incaricata dell’adozione cominciava a spazientirsi: bisognava decidere subito. In quel momento, seguendo un istinto che oserei definire “materno” – come se avessi incontrato un figlio che doveva essere mio in questa incarnazione, ma che era arrivato sulla terra attraverso un altro ventre –, indicai una bambina.

L’incaricata ci suggerì di riflettere ancora: proprio lei, che sembrava tremendamente impaziente per il nostro indugio! Ma ormai ero decisa.

Comunque, con enorme cautela, cercando di non ferire i miei sentimenti (pensava che avessimo delle conoscenze nelle alte sfere del governo), mi sussurrò, facendo in modo che mio marito non udisse:

“So che non andrà a finire bene. È figlia di una zingara.”

Risposi che una cultura non si può trasmettere attraverso i geni – e la bambina, che aveva appena tre mesi, sarebbe stata figlia mia e di mio marito, educata secondo i nostri costumi. Avrebbe conosciuto la chiesa che frequentavamo, le spiagge dove andavamo a passeggiare; avrebbe letto i libri in francese, studiato alla scuola americana di Beirut. Inoltre, non avevo alcuna informazione – e continuo a non averne – sulla cultura gitana. So solo che gli zingari viaggiano, non sempre fanno il bagno, ingannano gli altri e portano un orecchino al lobo. Le dicerie vogliono che rapiscano i bambini per portarli lontano con le loro carovane, ma lì stava accadendo esattamente il contrario: avevano abbandonato una piccina, perché me ne prendessi cura io.

La donna tentò ancora di dissuadermi ma, in quel momento, io stavo già firmando le carte e chiedendo a mio marito di fare altrettanto. Di ritorno a Beirut, il mondo sembrava diverso: Dio mi aveva dato una ragione per vivere, per agire, per lottare in questa valle di lacrime. Ora avevamo una creatura che giustificava tutti i nostri sforzi.

Sherine crebbe in saggezza e bellezza – credo che sia qualcosa che tutti i genitori dicono dei figli, ma penso che lei fosse davvero una bambina eccezionale. Un pomeriggio, quando aveva ormai cinque anni, uno dei miei fratelli mi disse che, se avesse voluto lavorare all’estero, il suo nome avrebbe sempre denunciato la sua origine: ci suggerì di cambiarlo con uno che non rivelasse assolutamente niente – Athena, per esempio. Certo, oggi so che Athena non indica soltanto la capitale di un paese, ma anche la dea della saggezza, dell’intelligenza e degli aspetti più nobili della guerra.

Probabilmente mio fratello non solo sapeva questo, ma era anche consapevole dei problemi che un nome arabo avrebbe potuto procurare alla bimba in futuro: poiché era impegnato in politica, come tutta la nostra famiglia del resto, desiderava proteggere la nipote dalle nuvole nere che lui – soltanto lui – scorgeva all’orizzonte. È sorprendente il fatto che il suono della parola piacque subito a Sherine. Nel giro di un pomeriggio, cominciò a riferirsi a se stessa come ad Athena, e nessuno riuscì più a toglierle quel nome dalla mente. Per compiacerla, lo adottammo anche noi, pensando che ben presto la fissa sarebbe scomparsa.
È possibile che un nome influisca sulla vita di una persona? Sì, perché il tempo passò, quel nome resistette, e noi finimmo per adattarci.

Quando era appena adolescente, ci accorgemmo che aveva una certa vocazione religiosa: trascorreva molto tempo in chiesa, conosceva i vangeli a memoria – e questo era, contemporaneamente, una benedizione e una maledizione. In un mondo che cominciava a essere sempre più diviso dalle credenze religiose, io temevo per la sicurezza di mia figlia. A quell’epoca, Sherine aveva iniziato a parlarci di alcuni amici invisibili, come se fosse la cosa più normale del mondo – angeli e santi, di cui vedeva le immagini nella chiesa che frequentavamo. Certo, tutti i bambini hanno delle visioni, sebbene dopo una determinata età se ne ricordino raramente. Hanno l’abitudine di considerare viventi cose inanimate, come le bambole o le tigri di peluche. A un certo punto, pensai che stesse esagerando: accadde quando, un giorno, andai a prenderla a scuola e mi disse di aver visto “una donna vestita di bianco, simile alla Vergine Maria”.

Io credo negli angeli, certo. Sono addirittura convinta che gli angeli conversino con i bambini: ma quando si tratta di apparizioni di persone adulte, le cose cambiano. Conosco una serie di storie di pastorelli e giovani contadini che hanno affermato di aver visto una donna in bianco, e quel fatto è arrivato a distruggergli l’esistenza – perché le persone cominciano a cercarli nella speranza di un miracolo, i preti entrano in agitazione, i paesi si trasformano in mete di pellegrinaggi, e i poveri ragazzini finiscono per trascorrere la vita in un convento. Dunque, mi preoccupai molto per questa faccenda: a quell’età, Sherine avrebbe dovuto pensare piuttosto ai trucchi, a smaltarsi le unghie, a guardare sceneggiati romantici o programmi per adolescenti alla tivù. C’era qualcosa che non andava in mia figlia, e così mi rivolsi a uno specialista.

“Si rilassi,” disse il dottore.

Per il pediatra specializzato in psicologia infantile, come per la maggior parte dei medici che si occupano di queste problematiche, gli amici invisibili sono una sorta di proiezione dei sogni e aiutano il bambino a scoprire i propri desideri, a esprimere i propri sentimenti in maniera inoffensiva.

“Ma una signora in bianco…?”

Rispose che, forse, il nostro modo di vedere o spiegare il mondo era compreso con difficoltà da Sherine. Suggerì che, a poco a poco, preparassimo il terreno per rivelarle che era stata adottata. Secondo lo specialista, la peggior cosa che poteva capitare era che lo scoprisse da sola – avrebbe cominciato a dubitare di tutti. Avrebbe potuto arrivare ad assumere comportamenti imprevedibili.

Da quel momento, modificammo il tipo di dialogo che avevamo con lei. Non so se l’essere umano sia in grado di ricordare cosa gli è accaduto all’epoca in cui era in fasce: in qualsiasi caso, noi ci sforzammo per dimostrarle quanto era amata, per farle capire che non aveva più bisogno di rifugiarsi in un mondo immaginario. Doveva comprendere che il suo universo visibile era davvero il più bello, che i suoi genitori l’avrebbero protetta da qualsiasi pericolo, che Beirut era splendida e le spiagge erano sempre piene di sole e di gente. Senza voler minimamente gareggiare con la famosa “signora”, cominciai a trascorrere più tempo con mia figlia e invitai i suoi compagni di scuola a frequentare la nostra casa – insomma, non perdevo occasione per dimostrarle tutto il mio affetto.

Quella strategia diede ottimi risultati. Mio marito viaggiava molto, e Sherine ne sentiva la mancanza: fu per amore che lui decise di modificare il suo stile di vita. Così le conversazioni solitarie vennero lentamente sostituite da giochi tra padre, madre e figlia.
Filò tutto liscio finché, una sera, Sherine venne nella mia stanza in lacrime, dicendo che aveva paura, che l’inferno era ormai vicino.

Mi trovavo sola in casa – mio marito si era dovuto assentare ancora una volta –, e quindi pensai che fosse questa la ragione della sua disperazione. Ma… l’inferno? Cosa mai le stavano inculcando a scuola o in chiesa? Decisi che, l’indomani, sarei andata a parlare con l’insegnante.

Sherine, però, non smetteva di piangere. La condussi alla finestra e le indicai il Mediterraneo, illuminato dalla luna piena. Le dissi che non c’erano demoni, ma stelle in cielo e gente che camminava lungo il boulevard prospiciente il nostro appartamento. Le spiegai che non doveva aver paura, che poteva stare tranquilla, ma lei continuava a piangere e a tremare. Dopo quasi mezz’ora di tentativi per calmarla, cominciai a innervosirmi. Le ordinai di smetterla, giacché non era più una bambina. A quel punto, pensai che le erano venute le prime mestruazioni e, discretamente, domandai se le scendesse del sangue.

“Molto.”

Allora presi del cotone e la feci sdraiare, in modo che potessi occuparmi della sua “ferita”. Non era nulla: l’indomani, la mattina dopo, le avrei spiegato. Comunque, le mestruazioni non erano arrivate. Lei pianse ancora per un po’, ma doveva esser particolarmente stanca, perché poco dopo si addormentò.

E la mattina del giorno seguente, il sangue scorse davvero.

Quattro uomini furono assassinati: si trattava di un’altra delle eterne lotte tribali a cui il mio popolo era ormai abituato. Riguardo a Sherine, invece, mi convinsi che non fosse nulla, visto che non accennò neppure all’incubo della notte precedente.

Di certo, a partire da allora, cominciò ad avvicinarsi l’inferno – e ancora oggi non si è allontanato. Quello stesso giorno, 26 palestinesi furono uccisi su un autobus, per vendicarsi degli uccisi. Ventiquattr’ore dopo, non si poteva più circolare per le strade, a causa dei colpi provenienti da ogni dove. Le scuole vennero chiuse; Sherine fu riportata a casa da una delle insegnanti; da quel momento, nessuno poté più controllare la situazione. Mio marito interruppe il viaggio e tornò a Beirut; passò intere giornate al telefono con i suoi amici che avevano incarichi governativi, ma nessuno seppe dargli una qualche spiegazione sensata. Sherine udiva gli spari all’esterno, le urla di mio marito nella casa ma, con mia grande sorpresa, non diceva una parola. Io mi sforzavo per spiegarle che si trattava di una situazione passeggera, che ben presto saremmo potuti andare di nuovo in spiaggia, ma lei sviava lo sguardo e chiedeva un libro da leggere o un disco da ascoltare. Mentre l’inferno si insediava nella città a poco a poco, lei leggeva e ascoltava musica.

La prego: non voglio soffermarmi troppo su quelle vicende. Non voglio ripensare alle minacce che ricevemmo, a quale fazione avesse ragione, a chi fossero i colpevoli e chi gli innocenti. Fatto sta che, pochi mesi dopo, se qualcuno avesse voluto attraversare una certa strada, avrebbe dovuto prendere una barca, andare fino a Cipro, lì salire su un’altra imbarcazione e scendere sul lato opposto del marciapiede.

Praticamente restammo rinchiusi in casa per quasi un anno, sempre aspettandoci che le cose migliorassero, sempre pensando che si trattasse di una situazione passeggera e che, alla fine, il governo sarebbe riuscito a riprendere in mano la situazione. Una mattina, mentre ascoltava una canzone con il suo mangiadischi, Sherine accennò alcuni passi di danza e cominciò a dire frasi del tipo: “Durerà molto, molto tempo.”

Io volevo interromperla, ma mio marito mi afferrò per un braccio – mi accorsi che le stava prestando attenzione, prendendo sul serio le parole di una bambina. Non ho mai capito che cosa lo spingesse a farlo e, fino a oggi, non ne abbiamo mai parlato: è un tabù.

L’indomani, cominciò ad adottare dei provvedimenti inaspettati: due settimane dopo, ci imbarcavamo per Londra. Sebbene non vi siano delle statistiche precise, in seguito apprendemmo che, nei due anni di guerra civile, morirono circa 44.000 persone, ne rimasero ferite 180.000, e ci furono decine di migliaia di senzatetto. Poi i combattimenti si protrassero per altri motivi, il paese venne occupato da forze armate straniere – e l’inferno continua ancora oggi.

“Durerà molto tempo,” diceva Sherine. Mio Dio, purtroppo aveva ragione.

Il prossimo capitolo sarà on-line: 02.04.07

“Cari lettori, poiché non parlo la vostra lingua, ho chiesto alla casa editrice di tradurre i vostri commenti. Le vostre considerazioni sul mio nuovo romanzo sono molto importanti per me.”

Con affetto, Paulo Coelho

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{ 19 comments }

ivo April 2, 2007 at 11:02 am

Ciao Paulo o nessuno,
come preferisci, non credo proprio che la casa editrice tradurrà e ti spedirà quello che ho scritto (anche perche l’avrò scritto in un italiano tutto mio) ma fa niente, non ha importanza visto che non ho molto di meglio da fare, sono in classe e stiamo facendo un inutile esercizio di economia aziendale, quindi preferisco scrivere a te che sentire il prof che mi riempie di inutili informazioni; ieri sera ho finito di leggere lo Zahir e come ogni volta che finisco un tuo libro sono molto condizionato dalle tue parole, forse perchè sulle regole la pensiamo allo stesso modo…; mi è appena arrivato un messaggio dalla mia amata, dice di resistere che presto ci vediamo e da questo momento in poi la mia giornata sara un po’ più luminosa. Sono le 12:47 e 50 secondi del 27 marzo 2007 e tra un’ora finisco scuola e torno a casa; uscirò, mi vedro con i miei amici poi farò qualcosa che adesso non so dirti, tornerò a casa e penso che comincerò a leggere un altro tuo libro. Bene, visto che ti ho detto cosa farò io oggi mi piacerebbe sapere cosa farai tu oggi (o il giorno in cui ti arrivera il messaggio) anche se sono quasi convinto che non ti arriverà quello che ho scritto ma almeno io la freccia l’ho scagliata, poi se arriverà a destinazione è solo questione di fortuna. Ciao. P.S.: se per caso non hai meglio da fare questo è il mio e-mail ivobadboy2003@hotmail.com

tosigi April 1, 2007 at 8:59 pm

Sono entrato nel blog catturato dall’invito pubblicitario presente nel sito del Corriere della Sera. Quindi per caso, ero entrato in rete per le ultime news e invece rimango calamitato a leggere tutti e quattro capitoli della Strega di Portobello. E’ il primo aprile, penso alla fortuna di aver scoperto il blog solo oggi (mi ha permesso di leggere tutto di un fiato i 4 capitoli dispensati). Comprerò il libro il 2 Maggio? Di storie di sfigate e incomprese è pregno il mondo. Certo questa trova uno sponsor di riguardo, un brillante scrittore che ce la fa rivivere attraverso interviste raccolte con mestiere, inoltre sappiamo già la fine che fa Athena (morta assassinata), eppure SI. Lo cercherò al supermercato, mi farà bene alla linea (il costo del libro deve rientrare nel fisso budget) e alla mente.
Ciao, Gigi.

claudia,tdg,napoli April 1, 2007 at 1:30 pm

…a questo punto mi permetto..
CARO PAULO,
magico e intrigante come sempre…leggo i tuoi libri dall’età di 16 anni e affermo con fierezza che mi hanno fatto vedere molte cose in maniera diversa..più nitida…ho compreso cose che vedevo soltanto, non mi soffermavo a guardare…ora grazie a te e ai tuoi libri guardo nelle cose e ci sto dentro..chi lo sa interamente come sarà questo libro, ma per il solo fatto che tu lo abbia scritto e ci abbia creduto mi fa pensare che avrà fascino e mi farà appassionare…complimenti anche perchè la lettura dei tuoi libri unisce cuori e generazioni…ci mette tutti d’accordo!!
In forte attesa e non avendo il piacere e l’onore di parlare direttamente con te, ti mando un abbraccio affettuoso!!!
Claudia

simonuccia March 30, 2007 at 5:40 pm

Paulo scusa per il tu..ma non sono abituata a dare del lei!!! Sono solo una sedicenne:-)..stavo vagando per dei siti quando ho trovato uno strano titolo che trattava di una strega…..mi sono incuriosita……ho letto solo il quarto capitolo…devo dire che è davvero fantastico come tu riesca a tenere davvero quest’alchimia tra tristezza ma allo stesso tempo determinatezza nelle parole……. Mi sono davvero appassionata!! E incuriosita al punto che voglio leggere subito i capitoli precedenti e tutti quelli successivi!! Io non ti conosco come autore…però se fai certi libri ti DEVO CONFESSARE che sei davvero grande!!! E che entrerai presto nel cuore di una giovane sedicenne tenera sognatrice…ASPETTO L’USCITA DEL LIBRO!!!….MENTRE ATTENDO QUI IN SITO IL PROSSIMO CAPITOLO!:-) CIAU
ma dimmi una cosa, ho visto che i lettori che ti hanno lasciato dei commenti sono molto più grandi di me…..e forse percepiscono molto meglio i vari significati…..e apprezzerai di più le loro parole…..ma dimmi: ti aspettavi che avesti appassionato anche una sedicenne???

Giuseppe Patellaro March 30, 2007 at 11:42 am

-BOM, bom e ainda bom ela com seu originalisssima e profundo narration constitui um marcador da verdadeira literatura internacional a mesma pode ser lido e interpretado de todos ou seja alunos das escolas elementares às pessoas mais de jovens Posseggo e não utiliza o seu smagliante Agenda 2007 que mais que um “desafio” é um constante de um método philosofique para um novo e real abordagem ao mundo da globalização na Idade do Aquário ao ouverure do novo Milénio fecho com a Sua citação particularmente significante:”Il guerriero sei que é livre escolher que desidera:le suas decisões são tomadas com coragem, destacamento e, às vezes, com uma Na França esta “cintila” chama-o “Brinc” e o jovem italianos definem-o com o termo “Grunc”. E ele o caso de citar também não é iluminado Erasmo de Rotterdam reconhecida e fecundado educador. Felitações para o Seu trabalho sobre as Estradas de Partes superiores e tanto desejos bonitos de!! (G.P.).

paolo vitrani March 30, 2007 at 11:27 am

Bianca è l’anima degli uomini
bianco il colore dei gabbiani
giungerà il momento che gli angeli comunicheranno il destino e la magia unirà uomo e gabbiano in un volo senza fine.
Con immenso rispetto e tanto affetto, Paolo.

Marco&Brazil(il mio cane) March 30, 2007 at 9:52 am

Il mio è il resoconto di una non-lettura in quanto ho salvato i capitoli ma ho dato solo un’occhiata al 1° e al 4°. Il romanzo comunque mi ha già conquistato e sicuramente lo compro come anche altri che già ho di P.C. E’ vero che l’atmosfera può sembrare meno magica e raffreddata dal taglio giornalistico, questo non nuovo, mi vengono in mente degli esempi cinematografici, ma credo che così l’elemento di fascino e di mistero alla fine verrà fuori con più esplosione appunto perchè contrapposta a questo apparente stile. Del resto credo che la materia oggetto di narrazione sia veramente forte se tu hai rischiato inizialmente perfino di rafrreddarla. Ho ragione?

Tommaso March 29, 2007 at 11:37 pm

El aviòn de la historia del libro, que el senor Coelho sabe perfectamente pilotar està empezando a volar de veras, despuès de la magia mezclada al espiritualidad del capìtulo anterior, ahora la cuenta està comenzando a tomar una cierta forma y un cierto percurso, hecho de momentos acuestados a nuesta realidad de todos los dias: la guerra civil entre dos pueblos aùn actual, el prejuicio contra la diversidad de raza nunca muerto, el deseo màs natural de una mujer,y al opuesto un lugar donde despuès de haber generado una vida una madre abandona una hija, la negaciòn del nombre, o del yo: cambiar nombre es màa seguro, y mucho màs, sin olvidar al finale la presencia de la Virgen vestida de blanco….
Avisamos al conductor, què el vuelo està casi al nivel optimal, non deje se transimitir.
Questa notte dopo una scorpacciata composta di 4 capitoli del nuovo libro del signor Coelho, sono convinto che dormirò sicuramente meglio.
Hasta la pròxima tapa.

michaela March 29, 2007 at 3:02 pm

Carissimo Paulo,
da questo momento in poi, mi rifiuto di leggere pezzi del tuo libro perchè non voglio perdere la magia di aprire il tuo nuovo libro e cominciare ad immaginare! Sono sorpresa da questo tuo nuovo modo di comunicare con noi. Non sembri neanche tu!!!!!!!!Da buon scrittore dovresti saperlo che se ad un lettore togli l’immaginazione togli il bello della lettura! Specie una lettura a spizzichi e bocconi!!!!Vorrei sapere per quando è prevista l’uscita in Italia?

carla March 28, 2007 at 1:22 pm

Ciao Paulo .
ho 44 anni vivo a Cagliari e il mio nome è Carla.
Ho appena letto il capitolo e come sempre lascia dentro qualcosa di indecifrabile;
la bellezza delle tue parole è come un incantesimo per l’anima e i sensi …non son parole buttate giù così,
ma è ciò che in questo momento ho dentro dopo aver letto questo capitolo …e ricordando gli altri libri e avendo provato le stesse emozioni…aspetterò con ansia.
Il mio più grande desiderio è di aver la possibilità di conoscerti personalmente..chissa nella vita tutto è possibile;
e magari se verrai in Sardegna e passerai per Cagliari fammi almeno sapere del tuo arrivo tramite posta eletronica,
sarei al settimo cielo solo per abbracciarti e stringerti la mano … sei unico, con affetto, Carla

Josè Triassi March 28, 2007 at 9:43 am

Come sempre, Paulo, ci tieni legati fino all’ultima parola, con la tua magia fatta di misticismo, incanto, curiosità, aspettative, affetti.
In una sola parola: vita.
E lo fai dipingendo Athena a poco a poco, a tutto tondo, ma scoprendo di lei un lembo alla volta, come tante finestre che si aprono ad una ad una su uno scenario meraviglioso, con sapiente lentezza. Come dice bene Mara Giordano nel suo commento, Paulo sembra aprire una cassaforte di conoscenza. Devo dire che questa tecnica mi affascina tanto. E sta a indicare che non esiste una sola verità, ma tante quanti sono gli uomini.
“…spesso la maniera migliore per sapere chi siamo è quella di cercare di scoprire come ci vedono gli altri” dice la voce narrante e sembra il nocciolo dell’intera storia: noi siamo quelli che gli altri sanno.
E poi, come non rimanere incantati di fronte alla vicenda, intensa e drammatica dell’adozione, trattata con la delicatezza dell’animo materno e la profonda religiosità che caratterizza il cammino di quella persona meravigliosa, che è Paulo Coelho.

Josè Triassi

Anna March 27, 2007 at 5:46 pm

Aspetto con ansia il 2 maggio sentendomi già pervasa dall’atmosfera tristemente magica .

Silvia March 27, 2007 at 12:41 pm

Non aspettavo altro!
Perchè dobbiano aspettare così tanto?
Il 20 aprile è il mio trentesimo compleanno.. speravo di regalarmelo!
Magari on line si riesce ad avere prima?
Ti invierò il mio feedback dopo averlo letto, non potrà che essere positivo, come le sensazioni che lasci dentro di me durante e dopo la lettura dei tuoi libri..
grazie!!
Silvia

Annarel - Roma 50 anni March 27, 2007 at 12:11 pm

Ho letto appena uscì l’Alchimista e non mi interessò… dopo qualche anno ho letto gli altri libri (tutti), ho riletto l’Alchimista e mi sono piaciuti tutti .. non riesco a descrivere le emozioni, credo che è già scritto quando è giunto il momento per iniziare il nostro percorso interiore, è molto difficile ma non bisogna perdere la fede, è un lavoro lungo e pericoloso, ognuno di noi ha delle esperienze e dei percorsi diversi e dobbiamo trovare il divino che è in noi per comprendere e attendere… abbiamo bisogno di chi come Paulo ci aiuta ad uscire dal caos. Ho pianto quando ho incontrato Paulo a Roma (Campidoglio), sento che anche il prossimo libro ci aiuterà a crescere e a non sentirci soli…Un abbraccio.

Mara Giordano March 26, 2007 at 5:11 pm

Ho solo letto due dei capitoli di questo libro. Apre una cassaforte di conoscenza che è propria di alcuni e forse in alcuni casi sarebbe opportuno non sviscerarla così a fondo per non perdersi in memorie che non ci appartengono.
Mi farebbe piacere parlarne con l’autore.
Aspetto. Grazie. lunedì 26-03-07 Mara Farioli Giordano Italy

Emanuele - 25 anni - Latina (LT) March 26, 2007 at 3:42 pm

Cosa dire.. questo quarto capitolo mi ha letteralmente conquistato.. incisivo.. accattivante.. voi che ne pensate?

Ciao a tutti!
E un ciao a te Paulo!

Emanuele

Stefano March 26, 2007 at 3:33 pm

Attenderò con impazienza l’uscita del nuovo romanzo in libreria!

Stefano

http://cosechenonvanno.altervista.org/

NESSUNO March 26, 2007 at 2:49 pm

….. ancora presto per potere esprimere un parere d’insieme…… ma non trovo…come negli ultimi libri…. la Tua magia, l’alchimia…….

Manu March 26, 2007 at 12:20 pm

Paulo Coelho sei un grande..ti adoro..spettacolo..mi fai sognare..!

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