Edizione nº 157 : Frammenti di un diario inesistente

Il sermone di un prete peruviano

Nel mio libro “L’Alchimista”, il giovane pastore Santiago incontra a un certo punto un vecchio in una piazza. Egli è in cerca di un tesoro, ma non sa come raggiungerlo. Il vecchio si mette a conversare:
- Quante pecore hai?
- A sufficienza – risponde Santiago.
- Allora siamo davanti a un problema. Non posso aiutarti finché riterrai di avere pecore a sufficienza.

Basandosi su questo brano, il prete peruviano Clemente Sobrado fa un’interessante riflessione, che trascrivo qui di seguito:

Uno dei maggiori problemi che tutti ci trasciniamo nella vita è il fatto che vogliamo credere di avere “pecore a sufficienza”. Ci circondiamo di certezze, e così nessuno desidera che ci si presenti qualcun altro proponendo qualcosa di nuovo. Magari potessimo avere almeno il sospetto che non possediamo tutto, né che siamo tutto ciò che potremmo essere!
Può capitare che ci si trovi davanti a un problema gravissimo, e, pur avendo l’opportunità di aiutarci l’un l’altro, la verità è che poca gente si lascia aiutare.
Perché? Perché si crede di avere già “pecore a sufficienza”. Già si sa tutto, si ha sempre ragione, si sta comodi nelle proprie esistenze.
Quasi tutti noi siamo così: abbiamo molte cose e poche aspirazioni. Abbiamo molte idee già definite e non vogliamo rinunciarvi.  Il nostro schema di vita è già bene organizzato, e non abbiamo bisogno di nessuno che venga a provocare un cambiamento.
Preghiamo già a sufficienza, facciamo la carità, leggiamo le vite dei santi, andiamo a messa, facciamo la comunione. Un amico mio, una volta, mi disse:
- Non so perché la sto cercando, padre. Io sono già un buon cristiano.
Quel giorno, non riuscii a udire questo commento senza dare una risposta:
- Allora non venire a cercarmi, perché ho tanta gente che mi aspetta ed è piena di dubbi. Ma vuoi sapere una cosa? Tu non sei cattivo a sufficienza per essere cattivo, né buono a sufficienza per essere buono, né santo a sufficienza per fare dei miracoli.
“Sei solo un cristiano soddisfatto di ciò che ha raggiunto. E tutti quelli che sono soddisfatti, in realtà hanno rinunciato a migliorare sempre. Ne parliamo un altro giorno, d’accordo?”
Da allora, quando ci sentiamo per telefono, egli comincia dicendo: “Qui parla una persona che ancora non è cresciuta quanto potrebbe”.

Signore, dacci sempre un cuore indoddisfatto.
Dacci un cuore in cui possano manifestarsi le domande che non vogliamo mai fare.
Togli dal nostro cuore il conformismo.
Che noi possiamo sentire il piacere di ciò che abbiamo, ma capire che questo non è tutto.
Che possiamo capire che siamo persone buone.
Ma, soprattutto, che possiamo domandarci sempre in che modo poter migliorare.
Perché, se ci poniamo questa domanda, è possibile che Tu venga e ci apra orizzonti che prima non riuscivamo a scorgere.

Hakone, Giappone

Ottengo che il mio editore, Masao Masuda, finalmente mi inviti alla tradizionale cerimonia del tè. Ci rechiamo su una montagna vicino ad Hakone, entriamo in una piccola stanza e sua sorella, indossando il rituale kimono, ci serve il tè.
Solo questo. Eppure,  tutto viene fatto con tanta serietà e tanto protocollo che una pratica quotidiana si trasforma in un momento di comunione con l’Universo.
Il maestro di tè, Okakusa Kasuko, spiega ciò che avviene: “La cerimonia è l’adorazione del bello. Tutto il suo scopo è concentrato nel tentativo di raggiungere la Perfezione attraverso i gesti imperfetti della vita quotidiana. Tutta la sua bellezza consiste nel rispettare le cose semplici che facciamo, poiché esse possono portarci fino a Dio”.

Copacabana, Rio de Janeiro

Sto camminando sul marciapiede e sento una ragazza dire a un’altra, in tono convinto: “Io ho programmato la mia vita così…”
Mi sono ritrovato a pensare: ma starà tenendo conto delle cose che si presentano proprio quando non ce le aspettiamo? Avrà pensato che Dio, forse, ha un piano differente, e molto più interessante? Avrà considerato seriamente l’ipotesi che – includendo altre persone nel suo programma – sta interferendo in idee e progetti distinti?
Non so se quella frase che ho udito fosse frutto dell’inesperienza o del delirio totale.

Melbourne, Australia

Mi avvio sul palco con l’apprensione di sempre. Uno scrittore locale mi presenta e comincia a pormi delle domande. Prima che io possa terminare un ragionamento, lui mi interrompe e mi fa una nuova domanda. Quando rispondo, dice qualcosa tipo “questa risposta non è molto chiara”.  Dopo cinque minuti, si nota un certo malessere nella platea. Mi viene in mente  Confucio, e faccio l’unica cosa possibile:
- A lei piace quello che scrivo? – domando.
- Questo non c’entra – risponde. – Sono io che la sto intervistando, e non il contrario.
- C’entra, eccome. Lei non mi lascia concludere un’idea. Confucio disse: “Ogni qualvolta sia possibile, sii chiaro”. Cerchiamo di seguire questo consiglio e mettiamo le cose in chiaro: a lei piace quello che scrivo?
- No, non mi piace. Ho letto solo due libri, e li ho detestati.
- Bene, ora possiamo continuare.
Adesso i campi erano definiti. La platea si rilassa, l’ambiente si carica di elettricità, l’intervista si trasforma in un vero e proprio dibattito, e tutti – compreso lo scrittore – sono soddisfatti del risultato.

Nell’aereo da Melbourne a Los Angeles

Ritaglio dalla rivista di bordo il pezzo attribuito a Loren Eisley:

“Il viaggio è difficile, lungo, a volte impossibile. Pur tuttavia, conosco poche persone che si sono trattenute a causa di queste difficoltà. Siamo entrati nel mondo senza sapere bene ciò che è accaduto in passato, quali sono le conseguenze che esso ci ha portato, e che cosa può riservarci il futuro.
“Cercheremo di spingerci il più lontano possibile. Ma, guardando il paesaggio che ci circonda, sappiamo che non sarà possibile conoscere e apprendere tutto.
“Allora, non ci resta che ricordare tutto del nostro viaggio, così da poter raccontare delle storie. Ai nostri figli e nipoti racconteremo le meraviglie che abbiamo visto e i pericoli che abbiamo corso. Anch’essi nasceranno e moriranno, narreranno le loro storie ai loro discendenti, e la carovana non sarà ancora arrivata alla sua meta.”

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25 Responses to “Edizione nº 157 : Frammenti di un diario inesistente”


  • ” (…)Non capiva che anche lui era una persona come tutte le altre, anche se udiva gli angeli e riceveva di tanto in tanto qualche ordine da Dio: era talmente convinto di sapere ciò che voleva da essersi comportato proprio come coloro che non avevano mai preso una decisione importante nella vita. Era sfuggito al dubbio. Alla sconfitta. Ai momenti di indecisione. Ma il Signore era generoso e lo aveva condotto sull’abisso dell’inevitabile per dimostrargli che l’uomo deve SCEGLIERE, e non ACCETTARE, il proprio destino… Ci sono momenti in cui Dio pretende obbedienza. Ma ce ne sono altri in cui desidera mettere alla prova la nostra volontà, e ci sfida a comprendere il Suo amore. Noi abbiamo capito questa volontà quando le mura di Akbar sono state rase al suolo: esse hanno aperto il nostro orizzonte e hanno consentito a ciascuno di noi di vedere ciò di cui era capace. Abbiamo smesso di riflettere sulla vita, e abbiamo deciso di VIVERLA.(…)
    (MonteCinque- P.Coelho)

    Può essere che molti non si trovino mai sull’abisso dell’inevitabile.
    Può anche essere che ci siano persone capaci di programmare la propria vita, come la ragazza di Copacabana, e che riescano a viverla secondo i propri piani prestabiliti.
    Può essere che ci siano persone che abbiano pecore a sufficienza e siano contenti della propria vita.
    Ma a me non è andata così; l’abisso dell’inevitabile si è presentato tante volte ma, sbagliando, non l’ho mai vissuto come un privilegio donatomi dal mio Signore così generoso.
    Oggi posso cominciare a pensare che invece Dio mi ha concesso una possibilità enorme di “scegliere” una strada piuttosto che un’altra.
    Decisioni difficili, sofferte, piante con lacrime amare e nascoste, perché non riesco bene a comprendere quanto il mio Signore mi stia mostrando.
    La mia vita, come le mura di Akbar, è stata rasa al suolo parecchie volte ma io non ho subito pensato ai nuovi orrizonti..; ho pensato che stavo meritando quei “castighi”.
    Nuovi orizzonti si aprono ma non siamo sempre pronti a vederli, io non pensavo di esserne capace, non sono stata educata in questo senso.
    Spesso ho chiesto a Dio di darmi una “vita normale”, una di quelle vite in cui si hanno pecore a sufficienza, una vita di quelle dove, nonostante tutto, si va avanti e non si cambia strada.
    Oggi vivo un’altra volta sull’abisso dell’inevitabile e prego Dio di darmi tutta la forza necessaria per scegliere e non accettare il mio destino; se Lui mi sta mostrando così la Sua generosità devo pensare che un motivo deve averlo per forza!
    Un abbraccio a tutti

    PS Paulo grazie di cuore….

  • FOSSATI- in copia e incolla………

    C’E’ TEMPO

    Dicono che c’è un tempo per seminare
    e uno che hai voglia ad aspettare
    un tempo sognato che viene di notte
    e un altro di giorno teso
    come un lino a sventolare.

    C’è un tempo negato e uno segreto
    un tempo distante che è roba degli altri
    un momento che era meglio partire
    e quella volta che noi due era meglio parlarci.

    C’è un tempo perfetto per fare silenzio
    guardare il passaggio del sole d’estate
    e saper raccontare ai nostri bambini quando
    è l’ora muta delle fate.

    C’è un giorno che ci siamo perduti
    come smarrire un anello in un prato
    e c’era tutto un programma futuro
    che non abbiamo avverato.

    È tempo che sfugge, niente paura
    che prima o poi ci riprende
    perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
    per questo mare infinito di gente.

    Dio, è proprio tanto che piove
    e da un anno non torno
    da mezz’ora sono qui arruffato
    dentro una sala d’aspetto
    di un tram che non viene
    non essere gelosa di me
    della mia vita
    non essere gelosa di me
    non essere mai gelosa di me.

    C’è un tempo d’aspetto come dicevo
    qualcosa di buono che verrà
    un attimo fotografato, dipinto, segnato
    e quello dopo perduto via
    senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
    la sua fotografia.

    C’è un tempo bellissimo tutto sudato
    una stagione ribelle
    l’istante in cui scocca l’unica freccia
    che arriva alla volta celeste
    e trafigge le stelle
    è un giorno che tutta la gente
    si tende la mano
    è il medesimo istante per tutti
    che sarà benedetto, io credo
    da molto lontano
    è il tempo che è finalmente
    o quando ci si capisce
    un tempo in cui mi vedrai
    accanto a te nuovamente
    mano alla mano
    che buffi saremo
    se non ci avranno nemmeno
    avvisato.

    Dicono che c’è un tempo per seminare
    e uno più lungo per aspettare
    io dico che c’era un tempo sognato
    che bisognava sognare.

  • Il tempo? Forse, caro Erase C, è semplicemente un viaggio tra banali vicende, ma è l’unica dimensione con la quale rapportarci. Un ieri sfumato in soffitta, un domani che è solo ipotesi , un lungo oggi.
    Si può fermare il tempo??
    Cosa significa, poi, “vivere” il proprio tempo?
    Credo che il tempo non sia un antagonista, ma un implacabile orologio , che ci ricorda immancabilmente con i suoi “tic tac”, di dare un senso profondo alle nostre umanissime vicende…
    Scorre, passa, talvolta sembra troppo veloce, ma ha un suo insegnamento nella sua stessa fugace natura. Non può essere cristallizzato, non si può tornare indietro,ma pretende, per questo , di essere motivato.
    Talvolta penso che dovremmo vivere ogni giorno, come se fosse l’ultimo..
    Per colorarlo di tutto ciò che l’oggi reca con sè, senza ovviare o omettere nulla.
    Se si piange, piangere ogni lacrima, se si sorride o si gioisce colorare ciascun sorriso o ogni gioia donata, di sé.
    Motivare il tempo con gli stessi colori dei nostri giorni. Non importa se poi tali giorni sono neri, anziché azzurri.

    Si ferma il tempo??? Forse si può fermare, ma solo se assume, le stesse sfumature della nostra interiorità. Nulla è banale nella vita. Ogni moto dell’anima , va vissuto a trecentosessanta gradi, totalmente. E in tal modo, può persino accadere che diventi significativa , anche l’anonima quotidianità, con tutto ciò che essa reca.
    Come le piccole, ma grandi cose di ogni giorno: un’ora di lavoro, il bacio di un figlio, una sigaretta fumata in auto, le note di una canzone mentre si prepara la cena….
    Leggevo, tempo fa, sull’importanza di essere presenti all’oggi. Di essere fusi e dentro ad ogni momento e lo condivido. Nemmeno gli attimi, ci sono resi indietro.
    Altro, è il “carpe diem”: vivere l’attimo fuggente, vuol dire secondo me, non avere il coraggio della totalità, far vivere più le occasioni esterne, invece di ciò che viene dalla profondità di noi stessi. Non si vivono i sentimenti sulle altalene di opportunismi da cogliere o inseguire fugacemente.
    Vorrei arrivare, però, al termine della mia vita, senza rimpianti, senza “se”, senza mai dire nemmeno a novanta anni “se avessi fatto così….”
    Non vorrei essere confinata ….” nel paese dei bischeri”!!!!
    Certo, in strane giornate, la tristezza si taglia a fette, ma c’è anche il tempo della malinconia…..
    Capita, tra le pieghe della Vita…
    C’è un tempo per ogni cosa. Persino per gli errori o per i sogni.
    Nelll’Ecclesiaste si legge. “… Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e uno per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.. ”

    Domani è il mio compleanno: voglio regalarmi il Tempo, con i suoi moti e le sue apparenti contraddizioni . Spero di non “sprecare” nulla di ciò che in futuro mi verrà concesso.
    Voglio vivere totalmente. Qualsiasi cosa possa significare, quel totalmente….
    Vorrei continuare , come Daniele o Maria Giovanna, a dire che le pecore non sono poi così molte, ma gioire di quello che ho e che mi appartiene profondamente. Con Stefano, vorrei stupirmi della magia dell’ Inaspettato, con Michaela , centellinare ogni minuscolo attimo, poiché siamo fortunatamente mortali..
    Vorrei persino cullare l’illusione, che quando non ci sarò più,coloro che mi hanno amata con intensità, non dimentichino il mio nome. Abbiamo “solo” questo da fare: conquistarci l’eternità. Forse non è un’utopia, se nelle tasche , di ogni banale giorno, spendiamo , più che il denaro, i sentimenti …
    Donare e vivere i sentimenti, ma senza dimenticare la logica, né le lezioni del passato.
    Non importa, se poi si tornerà a piangere, in nome di quei sentimenti.
    Sono convinta che ogni cosa con cui inciampiamo, è comunque una possibilità e un dono…
    Regali bizzarri, di un Dio Misterioso, che ci costringe a cresce, a lottare con noi stessi, ad interrogarci,a dubitare, a soffrire, a gridare,a cadere , a rialzarci, ma sempre ad evolverci, persino a credere di poter diventare migliori.
    Regali bizzarri, dello stesso Misterioso Dio, che culla i nostri sogni , le piccole piccolissime gioie, le nostre pecore, ogni “tic, tac”del nostro cuore.
    E che ,come ricorda Mg, ci dà sempre in regalo, un “tempo nuovo”.

    Un bacione
    Lu

    ————–
    Cara Mg, splendido il tuo stralcio. Se Crepet, fosse nei paraggi, lo bacerei. Quanta poesia, talvolta nelle parole di uno psicologo!!!!!!
    Caro Stefano, bene bene!!! …..Sempre più innamorato!! :-) La poesia era per te, ma soprattutto per tua nonna. So, che era davvero speciale per te. … Carole, appena ho un po’ di tempo ti rispondo. Il discorso è davvero complesso!!!!! E sono alle prese con carrozziere, assicuratore… e polso dolorante !!!! Per oggi, devo fermarmi, qui!!:-( Un abbraccio, a tutti voi.

  • “Ritaglio dalla rivista di bordo il pezzo attribuito a Loren Eisley: (…) Allora, non ci resta che ricordare tutto del nostro viaggio, così da poter raccontare delle storie. Ai nostri figli e nipoti racconteremo le meraviglie che abbiamo visto e i pericoli che abbiamo corso. Anch’essi nasceranno e moriranno, narreranno le loro storie ai loro discendenti, e la carovana non sarà ancora arrivata alla sua meta.”
    _____

    La storia siamo noi (come canta De Gregori), non possiamo far finta di non essere passati per “l’Aldiquà”, forse siamo stati granelli di sabbia in un deserto, gocce invisibili in un oceano, ma comunque noi siamo la Storia!
    Non possiamo “passare la mano”, non ci possiamo nascondere, non possiamo sentirci esclusi dal tempo che viviamo perché NOI SIAMO LA STORIA e nessuno la può fermare, perchè la carovana prosegue il suo viaggio verso la mèta….

    ***
    LA STORIA- (Francesco De Gregori)

    La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
    siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
    La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
    La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
    questo rumore che rompe il silenzio,
    questo silenzio così duro da raccontare.
    E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
    tutti rubano nella stessa maniera”.
    Ma è solo un modo per convincerti
    a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
    Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
    la storia entra dentro le stanze, le brucia,
    la storia dà torto o dà ragione.
    La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
    siamo noi che abbiamo tutto da vincere o tutto da perdere.
    E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)
    quando si tratta di scegliere e di andare,
    te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
    che sanno benissimo cosa fare.
    Quelli che hanno letto un milione di libri
    e quelli che non sanno nemmeno parlare,
    ed è per questo che la storia dà i brividi,
    perché nessuno la può fermare.
    La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
    siamo noi, bella ciao, che partiamo.
    La storia non ha nascondigli,
    la storia non passa la mano.
    La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
    ***

    Mia carissima Lù per fortuna sei qui con noi e sei più Viva che mai :-) A volte le negatività si sprigionano tutte insieme…ma l’importante è non dargli troppo peso perchè noi NON siamo “i nostri guai”! :-) Baci e lasciamo stare le “battaglie navali” ch’è meglio….

    Mio carissimo Jama, insisti pure sul concetto di “gruppo” tanto ormai dovresti sapere che “capatosta” sono…quindi fiato sprecato il tuo! :-) Ma che bella citazione di Gibran…chissà chi ti ha consigliato quel libro eh?! :-)

  • Sabato mattina ore 12.30 stazione ferroviaria in attesa del treno, in un edicola mentre cerco qualcosa da leggere durante il viaggio, vedo su un scaffale un libro di cui avevo sentito parlare.

    *********************
    Poi un uomo ricco disse: “ Parlaci del dare”.
    E lui rispose:
    Voi date poca cosa dando ciò che possedete.
    E’ quando date voi stessi che date veramente.
    Infatti, cosa possedete se no ciò che custodite e proteggete temendo che vi manchi domani?
    E domani, che porterà il domani al cane troppo prudente che bada a seppellire l’osso nell’immacolata sabbia mentre dietro ai pellegrini va verso la città santa?
    E cos’è la paura del bisogno se non il bisogno stesso?
    Non è il terrore d’avere sete quando il pozzo è colmo una sete che non si sazia?
    C’è chi dona del molto che possiede e lo fa per averne riconoscimento, ma questo segreto desiderio rende bacato ciò che dà.
    C’è chi ha poco e lo dona tutto. Come colui sono i credenti nella vita e nelle ricchezze della vita, e la loro borsa non è mai vuota.
    C’è chi dona con gioia, e in quella gioia sta la sua ricompensa.
    E c’è chi dà con sofferenza, e in quella sofferenza sta la sua purificazione.
    E c’è chi dona senza conoscere sofferenza, ne ricercare gioia o merito alcuno.
    Dona così come nella valle laggiù il mirto alita la sua fragranza nell’aria.
    E’ con le mani di persona siffatte che Dio parla, ed è da dietro i loro occhi ch’Egli sorride alla terra.
    Buona cosa è dare quand’è richiesto, molto meglio quando nessuno richiede, donando per comprensione.
    Così, per il generoso la ricerca di chi possa ricevere è gioia più intensa ancora del dare.
    C’è forse qualcosa che vorreste trattenere?
    Tutto quanto possedete un giorno sarà dato.
    E quindi date ora, così che la stagione dei doni possa essere vostra e non dei vostri eredi.
    Sovente voi dite: “Vorrei dare, ma solo al meritevole”.
    Le piante del vostro frutteto non dicono così, e nemmeno le greggi nel vostro pascolo.
    Esse danno al fine di poter vivere, giacchè trattenere vuol dire morire.
    Chi merita di ricevere i suoi sogni e le sue notti è certo degno di ricevere da voi ogni altra cosa.
    E chi ha meritato di bere dal mare della vita merita di riempire la sua coppa al vostro piccolo ruscello.
    Quale maggiore merito potrà mai esserci di quello cha sta nel coraggio e nella fiducia, anzi nella carità di chi riceve?
    E chi mai siete voi che gli uomini debbano strapparsi il petto e denudare il loro orgoglio affinché vediate nudo il loro merito e sfacciatamente la loro fierezza?
    Badate anzi tutto d’essere voi degni di dare, divenendo del dare uno strumento.
    Poiché in verità è la vita che dà alla vita mentre voi, che vi ritenete donatori, non siete che astanti.
    Quanto a voi che ricevete – e voi tutti ricevete – non cariatevi del peso della gratitudine, che può diventare giogo su voi e su chi vi ha dato.
    Piuttosto levatevi come in volo con chi ha dato e con i suoi doni.
    Giacchè dedicare troppo pensiero al vostro debito è dubitare della generosità che ha la terra feconda come madre, e come padre Dio.

    (Il Profeta – Kahlil Gibran)

    ***************
    Non credo di aver mai smesso di dare, ho dato la mia fiducia anche quando l’hanno tradita, ho dato il mio cuore anche quando lo hanno straziato, ho lasciato che i “ladri” si ritrovassero con un pugno di mosche in mano, senza che mi togliessero la voglia di dare ancora, in cerca di chi ha saputo apprezzare.

  • Sì, Mg,ma colpitA e affondatA…. :-( :-(
    Mi hanno tamponata: auto distrutta, contusioni al polso destro – QUELLO GIA’ FRATTURATO- e zona lombare. Il bimbo con tre giorni di prognosi e mia madre col collare!!!!!
    CHE DEPRESSIONE!!!! :-( :-( :-(

  • “Trascorre troppo velocemente e ti fa capire le stupidaggini che hai fatto e quello che non hai apprezzato.
    Chissà se passeranno altri decenni senza avere avuto la possibilità di agguantare neanche una minima parte di quello che ti è scivolato dalle dita.
    Che sarà di me? Che sarà di noi?“

    “Poiché siamo parte di un’unica esistenza, se ferisci qualcuno, a lungo andare fai del male a te stesso. Da questa comprensione ha origine la non violenza” – Osho

    Perché vuoi fermare il tempo? Se fermassi il tempo non potresti vedere la sua felicità mentre monta a cavallo, i suoi occhi mentre realizza un sogno incontrando una Persona Speciale che voleva conoscere di persona da molto tempo, il suo ondeggiare trattenendo la voglia di ballare durante un concerto, l’euforia della bimba nel divertirsi montando su un trenino cittadino….
    Se vivi sinceramente un rapporto non devi aver paura dello scorrere del tempo, anzi lo devi ringraziare per donarti così tanti bei momenti :-)

  • Scusate per il ritardo, vorrei ringraziarvi per la vostra vicinanza vi siete comportati come un vero “gruppo” di amici (MG rido rido rido).
    Beh diciamo che sono tristemente felice, perché anche se se ne è andata, so che era quello che comunque desiderava da un po’.
    Mia Carissima MG grazie per aver risposto senza aver ancora letto, e grazie per gli abbracci così calorosi e vigorosi.
    Carissima LU grazie per le parole e la poesia davvero molto molto bella.
    Cara Micaela grazie anche per le tue parole e i tuoi incoraggiamenti.
    Cari tutti grazie anche a voi che avete pensato anche se non avete scritto :-)

  • Mi è piaciuto molto leggere quello scritto di Crepet e ve lo inoltro, perchè credo ci siano tante persone, anche tra quelle che non scrivono mai, che si sforzano ogni giorno di creare la vita nella propria vita, imparando che stare “soli” è sempre meglio che mendicare l’amore.
    Come dice Osho “In amore non essere un mendicante, sii imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere cosa accade… ”

    PS grazie francè :-)

    _____

    Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita.
    Non dovrai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un’ora d’amore.
    Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempirla di fantasia.
    Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto i più pavidi e vulnerabili.
    Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura eccessiva.
    Mi piacerebbe che la persona che più ti amerà possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell’orizzonte.
    E tu allora porterai quell’amore sempre con te, nascosto nella tua tasca più intima.

    (Paolo Crepet)

  • Michaelaaaaa che bello il tuo post urlatoooooo!!!!!!!!!!!!! Con tutti quei punti esclamativi che fanno capire quanta energia hai in corpo!!!!! :-)
    E’ bello anche correre nella vita!
    Mica è detto che per forza dobbiamo camminare piano per notare ciò che ci sta intorno, basta avere una briciola d’entusiasmo (e tu mi sembra ne abbia da vendere), e la vita diventa una bellissima corsa con mete sempre diverse da raggiungere.
    Un pò come il Cammino di Santiago che ha fatto il carissimo Daniele. Ti fermi un attimo pensando di essere arrivato a destinazione ed invece sei ad un altro punto di partenza!
    Bello il vostro entusiasmo contagioso :-)
    THANKSSSSSSSS

    1° PS Lùùùùù colpito e affondato?! :-)

    2° PS Ma insomma Andrea la smetti di fare il latitante?!?! “..torna..sto blogggg aspiett’à te!”

    3° PS Beh Francè il terzo piessssse doveva essere per forza il tuo! Ma li vogliamo spendere almeno cinque minuti di vita per scrivere almeno un saluto?!?! Ma io non lo so non lo so… bisogna sempre richiamarvi all’ordine?! :-)

    CENSORA SEI ORMAI MITICA UN Pò PER TUTTI NOI…MA PER ME SEI STRAORDINARIA!!!
    BACI :-)

  • Ciao a tutti!
    Ho letto velocemente i vostri post!
    Contrariamente a quanto finora avete detto io continuo a correre!!!!!!Causa esami!
    So che il tempo che stiamo trascorrendo su questo mondo è poco e prezioso e dovrei assaporarlo!!!!!!Ma a un certo punto della mia esistenza c’è stato un uragano di dimensioni spaventose che mi ha fatto riflettere tantissimo e mi ha fatto apprezzare la vita attimo per attimo ! Per questo ho deciso di viverlo fino in fondo fino all’ultima goccia!!!Non posso fermarmi!dedicherò ogni singolo attimo a vivere!
    Condivido appieno i post di LU ed MG!!!!!!
    Mi dispiace tantissimo per Jama, so esattamente cosa significhi e quanto faccia male! Io i nonni non li ho più!!!!! Non rattristarti per la sua dipartita ma gioisce delle tante cose che hai imparato da lei e che ti ha lasciato racchiuse nel cuore!!!!!!!Io lo faccio tutti i giorni e non c’è giorno che non ne parli per mantenere il ricordo sempre vivo!!!!!!!!!!!!!!!!Coraggio ogni giorno andrà sempre meglio!!!!!!!!
    Saluti a tutti!!!!!!!

  • Decisamente migliore quella degli Stadio.

  • Troppo spesso crediamo d’avere pecore a sufficienza, crediamo d’essere giunti alla meta e invece non siamo giunti proprio a un bel niente. Succede, è umano. In un certo senso è come se sottovalutassimo le nostre stesse posibilità. Quanti infatti si fermano nel loro cammino pensando di aver esaurito tutte le proprie energie quando invece ne hanno tante altre, magari nascoste, che aspettano solo d’essere scoperte? Con ciò non voglio dire cose del tipo “volere è potere” e altre stupidaggini che purtropo oggi giorno si sentono spesso. Né tantomeno credo che si possa raggiungere la perfezione su questa terra. Tutte queste cose infatti sono pie illusioni. Tutti quelli che conosco che dicevano cose simili infatti, né sono diventate perfette né hanno migliorato se stesse. Come disse Oscar Wilde: “Ci sono al mondo due categorie di individui: coloro che credono nell’incredibile e coloro che fanno l’improbabile.”
    In fondo ciò che migliora una persona è proprio il dubbio. Solo chi ritiene di non essere ancora arrivato ala propria meta va avanti, gli altri si fermano. Fortunatamente c’è un rimedio a ciò: il dubbio. Quando ero sul cammino di Santiago un giorno decisi di percorrere un tratto da solo e lasciai così il resto del gruppo partendo prima promettendo che avrei poi cercato per loro l’albergo. La tappa prevista per quel giorno aveva come meta Melide. Partii presto e lungo i cammino incontrai un’infermiera con la quale proseguii per il resto della tappa. Arrivati là dove la pietra miliare indicava che eravamo a Melide ci salutammo e lei proseguì il suo cammino (aveva previsto di fare qualche chilometro in più). Credevo d’essere giunto alla fine della tappa eppure attorno a me non c’era niente, soltanto un piccolo villaggio e una specie di bar. Mi fermai al bar a bere un caffé poi mi chiesi se veramente in quel buco (non c’era proprio niente) ci fosse stato l’ostello che, secondo quel che mi era stato detto, avrei dovuto trovare. Decisi dunque di chiedere al barista se veramente quel luogo si chiamasse Melide come indicato dai segnali. Ovviamente non fu così e mi toccò fare altri chilometri in più.
    Arrivato alla vera fine della tappa potei cercare l’ostello per il resto del gruppo (eravamo in ventuno e non sempre si trovava posto per tutti tant’è che a volte ci toccò dormire per terra) che potè così giungere tranquillamente alla meta senza il problema di cercare ancora un luogo dove dormire. Meno male che ci accompagnava il dubbio lungo il cammino!

    Un Abbraccio

  • CHE SARA’ DI ME
    (Di Cataldo)

    Certe sere lo sai
    a casa non tornerei
    una preghiera non c’è per non sentire il vuoto in me
    ci si arrampica ai sogni, ma si cade giù
    e con i lividi addosso poi non si vola più

    E poi mi dicono ancora
    non eri quella per me
    ma che ne sanno di noi di come vivo senza te
    il tuo profumo sul letto non vuole andare via
    e certe sere ho paura di che sarà di me

    Chi mi darà la sua mano a chi darò la mia mano
    io non so più se una risposta c’è
    se nascerà ancora il mondo se salirò dal mio fondo
    io te lo giuro sai ho paura
    di che sarà di me

    E un altra notte e già qui
    sulla mia cena a metà
    sulle parole che tu avrai scordato ovunque sei
    e questo freddo che ho dentro già una malattia
    in questo mondo sbagliato tu non sei più mia

    Chi mi darà la sua mano a chi darò la mia mano
    io non so più se una risposta c’è
    se nascerà ancora il mondo se salirò dal mio fondo
    io te lo giuro sai ho paura
    di che sarà di me

    Non potrò scordarti mai mentre il mondo scorda me
    ora che tu non ci sei
    dimmi che sarà di me
    .. rinascerà ancora il mondo, risalirò dal mio fondo
    ma te lo giuro sai, ho paura di che sarà di me

    Io te lo giuro
    ___________________

    CHE SARA’ DI NOI
    (STADIO)

    Passerà…
    il tempo cura le ferite del cuore
    che poi l’acqua cadendo dal cielo laverà..
    Passerà..
    del resto non c’è un vincitore, in amore
    come nasce da solo svanisce, se ne va
    Chissà a chi sorriderai
    la mattina bevendo il caffè
    e se l’uomo che tu abbraccerai
    nei suoi occhi avrà qualcosa di me…
    Che sarà, che sarà, che sarà di me
    Che sarà, che sarà, che sarà di te
    E chissà
    Magari ci rincontreremo, cambiati
    disperati o magari felici, chi lo sa?
    Ma se avrai le labbra rosse di ciliege di maggio
    il coraggio che adesso mi manca forse avrò
    Sai mi manca quella parte di me
    che non trovo adesso senza te…
    Che sarà, che sarà di me..
    Che sarà, che sarà di te..

    Lu

  • Carissimo Jama ti sono vicina.
    Il dolore è immenso quando si perde qualcosa di prezioso, ma la gioia di aver avuto quel dono è davvero senza fine.
    Rimane nel cuore, per sempre….

    ____________________

    Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione
    di scale
    e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
    Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
    Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
    le coincidenze, le prenotazioni,
    le trappole, gli scorni di chi crede
    che la realtà sia quella che si vede.

    Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
    non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
    Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
    le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
    erano le tue.

    Montale
    _________________
    Ti abbraccio, Lu

  • Mio Carissimo Jama,
    la tua Nonna saggia e quasi centenaria oggi farà festa lassù, che sia stata ascoltata o meno la sua richiesta, Lei oggi sono sicura starà festeggiando perchè era ciò che desiderava da tempo ormai.
    Non ci sono parole di “consolazione”, ci sono abbracci silenziosi che ti avvolgono con tanto calore che può aiutarti un pò ad andare “oltre” questa perdita.
    Ti stringo forte :-)

    _______

    Erase è interessante ciò che scrivi.
    Solo che non riesco a capire se pensi di non aver colto l’occasione al volo e quindi, rassegnato, ti piangi un pò addosso; oppure, hai vissuto un’esperienza unica ed irripetibile, ma della quale non hai capito e apprezzato il giusto valore quando la vivevi.
    In entrambi i casi, credo, si abbia sempre e comunque una seconda (ma anche una terza, una quarta..) possibilità nella vita, anche se “il tempo non torna più…” come canta la Mannoia, esistono “nuovi tempi” o come qualcuno li definisce “tempi giusti” per vivere, con un cuore nuovo, alcune esperienze che “prima” non siamo riusciti ad accogliere in modo degno nella nostra vita.
    A volte aspettiamo che il tempo aggiusti le cose oppure ce la prendiamo con il tempo perchè non ci ha concesso o non ci concede possibilità di aggiustare le cose; ma se ci pensiamo bene, forse, siamo solo noi gli artefici della nostra vita ed il tempo effettivamente diventa un “problema relativo” a meno che non attribuiamo a lui colpe per non addossarcene noi…
    Si vive “qui e ora”, basta soltanto essere sinceri prima di tutto con sé stessi e poi con gli altri.
    Non c’è mai nulla che sia così scontato nella vita, tranne la morte!

    PS carino il tuo gesto di inserire il tuo indirizzo mail

  • Buon viaggio ovunque tu vada, mi hai accompagnato fin da piccolo, quanti colpi ti ho fatto prendere con le mie corse ai giardini, quante volte siamo passati a salutare il vecchio ciabattino, quante volte dalle signore dei “coccoli”….. e quanto hai pregato per me.

    Se….. Ma….. è il patrimonio dei bischeri vero nonna ???

    Qualcuno oggi ha ascoltato le tue richieste…. vabbè

    UN BACIO

  • Siamo briciole d’infinito… proprio questo mi distrugge.
    Il tempo scorre inesorabile e di noi non rimarrà altro che un’inezia.
    Cercare di fermarlo, il tempo, è questa la legge!

    RAF:
    Il tempo scorre
    e non trascorre mai
    a volte non esiste
    per questo non ha cancellato
    tutti i miei giorni con te

    LUCA CARBONI:
    Tempo che passi come una ruspa
    sul mondo e sulla mia pelle
    tempo che non mi lasci il tempo
    di capirci un bel niente
    tempo che non hai pietà
    ridi di noi soli e imperfetti
    affezionati ai nostri oggetti

    passi e quel che piaceva non piace più
    quel che contava non conta più
    ma all’uomo dai appena il tempo di
    confondersi un po’ di più
    tempo che non hai pietà
    in fondo in fondo chi lo sa
    lasci tutto come sta.

    ………….

    Trascorre troppo velocemente e ti fa capire le stupidaggini che hai fatto e quello che non hai apprezzato.
    Chissà se passeranno altri decenni senza avere avuto la possibilità di agguantare neanche una minima parte di quello che ti è scivolato dalle dita.

    Che sarà di me? Che sarà di noi?

    erasec_cesare@libero.it

  • Un frammento di un mio diario inesistente…

    Ho incontrato un giovane sacerdote nei giorni scorsi, abbiamo parlato un pò in generale della chiesa, di come potrebbe o dovrebbe essere più vicina alle Persone pur non tralasciando la Dottrina… vabbè, insomma, abbiamo fatto un pò di chiacchiere da salotto ma vi dico sinceramente che ne sono rimasta colpita e contenta.
    Stamattina mi ha salutata, un pò di fretta perchè anche io ero in partenza, ma presa da cento cose (come al solito) non ho badato molto alle sue parole. Durante il mio viaggio di ritorno ho rivisto e risentito la mia chiacchierata con il Don ed anche il saluto.
    Lui mi ha salutata dicendo “allora MG mi raccomando… ti auguro un Buon Cammino..”
    Io vorrei che il suo augurio mi accompagnasse sempre. Io vorrei solo questo. Vorrei che il mio Cammino fosse un Buon Cammino, ovunque esso mi porterà.
    Ho pensato che quelle sono state un Segno per me, soprattutto perchè averle ascoltate “oggi” mi ha fatto molto bene; ma soprattutto perchè quel Don me le ha dette stringendomi forte la mano in segno di incoraggiamento, e lui non sa, non può sapere, quanto a me servisse quel suo gesto e quel suo augurio in questo momento :-)

    Vi “giro” l’augurio del Don! Che sia per tutti un Buon Cammino questa Vita! :-)

  • “Signore, dacci sempre un cuore insoddisfatto.
    Dacci un cuore in cui possano manifestarsi le domande che non vogliamo mai fare.
    Togli dal nostro cuore il conformismo.
    Che noi possiamo sentire il piacere di ciò che abbiamo, ma capire che questo non è tutto.
    Che possiamo capire che siamo persone buone.
    Ma, soprattutto, che possiamo domandarci sempre in che modo poter migliorare.
    Perché, se ci poniamo questa domanda, è possibile che Tu venga e ci apra orizzonti che prima non riuscivamo a scorgere”……

    Caro Paulo, sono sempre splendide le tue preghiere.
    Raggiungi gli anfratti dell’anima e fai vibrare le emozioni. E riesci a farlo usando la semplicità. Come è difficile, regalare semplicità.
    Come è difficile donarsi un cuore semplice.
    Vorrei averlo, un cuore semplice. Vorrei questo dono dalla Vita.
    Un cuore che conosca il Vuoto, poiché un battito pieno di certezze, non sarà mai in grado di accogliere.
    Un cuore vuoto, perché per riempirlo, si devono gettar via “gli ostacoli” dei timori, delle incertezze, dei dubbi e delle paure.
    Un cuore che non smetta mai di porsi domande, soprattutto quelle insidiose come spade, poiché in esse si cela il segreto della propria “leggenda personale”.
    Un cuore che conosca il dolore, ma che sia così “folle” da non diventare cinico.
    Un cuore che conosca la solitudine, ma che sia così temerario da credere nella condivisione.
    Un cuore- sorrido mitica censora!!!! :-) :-) – che mai possa definirsi “bastardo”, per aver amato.
    Un cuore, che non rinunci ai sogni, ma che sappia dar “ gambe” a quei sogni …
    Un cuore magico, che mai dimentichi due piccoli versetti di un Libro Antico: “la Conoscenza Gonfia, l’Amore Edifica”.
    Un cuore saggio che non si lasci abbattere dagli schiaffi della vita, perché sa che fanno parte del Cammino…
    Un cuore umile, perennemente teso tra la Luce e il Buio, ma non per questo smetta di cercare di essere migliore.
    Un cuore sacro, che sappia riconoscersi , persino in una scintilla dell’Assoluto….

    Caro Paulo, nell’ Alchimista, solleciti ad ascoltare il cuore, poiché possiede la saggezza della semplicità e dell’Infinito. L’Alchimista è stato il primo romanzo che ho letto, poi tutti gli altri….
    Quasi dieci anni fa. Un cammino nell’anima, tra quelle righe….
    Ma è stato un libricino blu “Il manuale del guerriero della luce”, il primo pezzo del tuo grande cuore, che mi è giunto da una libreria….
    Un primo passo e non mi sono più fermata. Sono caduta spesso, ma mi sono rialzata ma quante volte avrei voluto restare a terra..
    E non dimentico mai, che in un luogo speciale per me, vi sono dei versi incisi sul marmo, anche se non so chi li abbia scritti….Forse la penna è diversa, ma c’è lo stesso cuore.
    “Quando i tartari verranno al mio deserto, dammi la Spada Signore, e fa’ che mi conquisti l’infinito”. Poi solo un nome: Francesco.
    E’ una frase che leggo da quando avevo sette anni. E’ posta sotto la lapide di mio padre….
    Grazie Paulo….

    ________

    Carissima Mg, hai proprio ragione: siamo sempre, anche nel dolore, anche quando gridiamo, anche quando la solitudine del cuore ci inchioda alla tristezza.
    Ci si accosta a dei fogli bianchi per cercare di dare un senso alle tempeste dei silenzi e non importa se talvolta è sofferenza , solitudine, amarezza….
    Coloriamo il mondo con le armoniche che abbiamo dentro e non fa differenza se talvolta non c’è musica, né ci sono accordi, o pianoforti.
    Sorrido, ora sorrido, perché per una serie di strane “coincidenze”, quel post disperato, non doveva essere pubblicato….!!!!
    E’ il blog di Paulo, è il blog di un grande guerriero, di un uomo che ha sempre creduto nella magia del cuore….. Si poteva- sul suo sito- scrivere “ ho un cuore bastardo”, perché proprio quel cuore, il mio, ha amato????? No, credo proprio di no!!!!! Sul blog di Paulo, sicuramente no.
    Avrei solo voluto condividere un tassello della mia vita , insieme a voi, perchè siete molto più di una quota su un sito della rete….
    Siete i miei compagni di viaggio. Vi devo me stessa, in ogni sfumatura.
    Perché non sempre, caro Erase C, la solitudine è una compagna feconda.
    Ci sono dolori che sono immensi. Spezzano l’anima e fanno il vuoto intorno e rimane solo terra bruciata…..
    E proprio in quei momenti, hai bisogno che qualcuno ti rammenti, che anche tu sei una briciola d’infinito…
    E possono farlo poche persone. Quelle davvero speciali, quelle che chiami Amici….

    Un bacione..
    Lu

  • Prendo spunto da alcune parole di Jama: le scuole, e di Paulo, raccontare storie. Vi copio un mio scritto.

    (Ispirata dal fanciullino musico che ama ascoltare queste parole:
    -”Lasciate che i bambini vengano a me, perchè a chi è come loro appartiene il regno dei cieli”)

    “Oggi ho riflettuto sulla scrittura e la lettura.

    Questo fare scuola sinonimo di scrivere, fare compiti,
    riempire schede, seduti e possibilmente in silenzio.

    E pensavo alle prime scuole preistoriche.
    Quando gli anziani narravano le storie e meravigliavano i bambini,
    che non si alzavano, non disturbavano, ma stavano beati ad ascoltare.

    I nostri figli non vanno bene a scuola a scrivere,
    e poi sono meravigliosi in mille altre cose,
    e si sta lì a fargliene una colpa, quando la tecnica ci ha dotati di pc!

    E’ vero che nella vita si incontrano documenti da rimepire di ogni sorta,
    se non fosse per quelli che bisogno ci sarebbe di usare la penna per chi non ci riesce!?

    Invece di leggere letture e stare lì a studiare la grammatica,
    sarebbe opportuno dare più spazio al significato delle parole.
    E invece di letture che sono preconfezionate per la scuola.
    Libri da biblioteca, spesso e volentieri.
    La scienza ridotta alla pagina di un libro,
    invece che mille riviste, libri, cartelloni.

    Perchè incatenare le mani ad una penna?

    E ve lo dico da una che scrive e adora scrivere,
    ma che da quando ha il pc, non ha più preso la penna in mano
    se non fosse che per firmare e riempire documenti.

    Non sono i nostri bambini indietro, sono le scuole indietro e i nostri bambini troppo avanti.
    La legge parla di autonomia nella programmazione,
    c’è da provarci, mettercela tutta, per creare esempi,
    per chi non sa fare da sè.

    Nel mio piccolo ci sto provando.
    Vediamo dove fin dove riesco ad arrivare.

    Il mio problema è che sono un po’ caotica e altalenante nel muovermi.
    Già scrivendo ciò sono arrivata fino a voi che leggete.
    Dove sono finiti i maestri e le maestre?
    Fortunato chi ne incontra una/o!
    Che MAry Poppins ce la mandi buona!!!
    E ora tutti a leggere storia, basta studiare.
    La memoria affaticata inultimente, non ricorda che per un breve periodo,
    e poi dimentica. E scritto nei libri di psicologia.
    Perchè affatticare i cervelli dei nostri figli con nozioni didattiche che
    essi rifiutano. Ci piacevano le scuole quando eravamo piccoli?
    Siamo proprio sicuri di volere educare i nostri figli secondo lo schema della retorica?
    Più dialettica, più filosofia nelle scuole.
    E poi mi tocca scappare dalle lezioni di religioni!
    Mi si serra il cuore vedere i bambini tenuti lontani da Gesù,
    con nozioni di Bibbia. Ci sono infinite religioni da scoprire,
    piuttosto che seguire queste scuole che incatenano la creatività.
    E vai e tra la la, chi ha orecchie per intendere intenda.

  • Nulla accade per caso………. Anch’io come Jama sono arrivato due anni fa in questo blog e in questa nuova “vita” non per mia volontà ma per volontà di un altra persona. Ed eccomi apparire nuovi orozzonti che mai e poi mai avrei scoperto se “questa” persona non avesse fatto in modo che io cambiassi, non per gli altri ma per me stesso. Causa che poni effetto che ti ritrovi……
    Un abbraccio a tutti.

  • Sto camminando sul marciapiede e sento una ragazza dire a un’altra, in tono convinto: “Io ho programmato la mia vita così…”.
    Non so se quella frase che ho udito fosse frutto dell’inesperienza o del delirio totale.

    Direi frutto dell’inesperienza, quando si è giovani è così. Pensiamo e ci programmiamo la vita convinti che nulla potrà intromettersi sul nostro cammino per deviarlo di un solo centimetro.
    E’ un’altra cosa di quelle che dovrebbero insegnare o quanto meno parlare a scuola.
    Si perché di certezze ce ne sono assai poche, per i motivi più svariati dipendenti o meno dalla nostra volontà, la vita è un continuo cambio di direzione.
    Volontà del Signore, Destino, Fato ….. chiamatelo come vi pare ma è sempre pronto a cambiare le carte in tavola.

    Pensare di essere arrivati, di essere appagati, smettere di volere di più, di migliorare, di sognare è un po’ come morire prematuramente.
    Realizzato un sogno, ci deve essere per forza un altro in cui investire le nostre speranze, “non cullarsi sugli allori” dicono i proverbi.
    E se il sogno che avevamo viene frantumato, ci deve essere per forza un altro in cui investire le nostre speranze, “non tutto il male viene per nuocere” dicono i proverbi.

    Pensare di non avere pecore a sufficienza non è segno di insoddisfazione ma essere assetati di vita, di vita dove il passato deve essere “storie da raccontare ai nostri figli e nipoti” senza rimanerci incatenati; dove il futuro “non sappiamo cosa può riservarci” ma non dobbiamo temerlo per questo perché da millenni altri lo hanno “vissuto senza rinunciarci” e noi siamo qui grazie a loro.

    Sono arrivato a te Paulo (e successivamente in questo blog) due anni fa durante un periodo un po’ buio della mia vita, grazie ad una dedica che un anziano padre aveva fatto a suo figlio inserendo il pezzo finale del tuo “Le cose che ho imparato dalla vita” su una sua foto ingrandita appesa in un ufficio.
    Chissà se non fossi mai entrato in quel ufficio, quel unica volta, per puro caso? :-)

    Di sicuro avrei perso MOLTO!

  • Questa girava sul server dell’ufficio stamattina e ve la posto perchè ho pensato a molti di voi quando l’ho letta.
    A tutti quelli che “sanno ascoltare la musica” :-)

    “DANZA LENTA”

    Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
    O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
    O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
    O osservato il sole allo svanire della notte?

    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce.
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.

    Percorri ogni giorno in volo?
    Quando dici “Come stai?” Ascolti la risposta?
    Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?

    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.

    Hai mai detto a tuo figlio, lo faremo domani?” Senza notare nella fretta, il suo dispiacere?
    Mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi è finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire “Ciao”?

    Faresti meglio a rallentare.
    Non danzare così veloce
    Il tempo è breve.
    La musica non durerà.

    Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.
    Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, come un regalo mai aperto . . . gettato via.

    La vita non è una corsa.
    Prendila piano.
    Ascolta la musica.

  • “Signore, dacci sempre un cuore indoddisfatto.
    Dacci un cuore in cui possano manifestarsi le domande che non vogliamo mai fare.
    Togli dal nostro cuore il conformismo.
    Che noi possiamo sentire il piacere di ciò che abbiamo, ma capire che questo non è tutto.
    Che possiamo capire che siamo persone buone.
    Ma, soprattutto, che possiamo domandarci sempre in che modo poter migliorare.
    Perché, se ci poniamo questa domanda, è possibile che Tu venga e ci apra orizzonti che prima non riuscivamo a scorgere.”

    Carissimo Paulo,
    che vita scomodissima e difficilissima si ha quando non si possiedono pecore a sufficienza, tante volte accade di guardarsi indietro e quasi quasi rimpiangere quel mondo di certezze e comodità che si possedevano “prima”…
    Ma se, aprendo gli occhi, mi sono accorta che di pecore davvero non ne possedevo a sufficienza, un motivo ci sarà stato e ci sarà, se continuo a domandarmi e a domandare, senza mai sentire il mio cuore appagato, forse può darsi che Qualcuno mi stia portando per mano dove io non avrei mai pensato di andare.
    Abbandonarsi completamente a Dio è una cosa molto difficile, spesso penso di farcela da sola, a volte immagino che Lui si sia perso da qualche parte…, come canta (Faber) De Andrè –La città vecchia- “Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, c’ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi…”
    Sono convinta che nuovi orizzonti si apriranno, che riuscirò a scorgere quelli che fino a ieri sembravano inesistenti perché già oggi ne intravedo un po’…
    Grazie Paulo perché se non ti avessi letto 10 anni fa oggi forse non sarei così :-)

    PS Ehi Lù ti avevo postato una cosa nell’edizione precedente…dai una sbirciatina anche di là! :-)

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