Edizione nº 158 : Tutto si muove

Tutto si muove. E tutto si muove con un ritmo. E tutto cií² che si muove con un ritmo provoca un suono: questo sta accadendo qui e in qualsiasi altro luogo del mondo in questo momento. I nostri antenati notarono la stessa cosa, quando cercavano di vincere il freddo nelle caverne: le cose si muovevano e facevano rumore.

Puí² darsi che i primi esseri umani avessero considerato questo fenomeno con sgomento, e poi con devozione: lo intesero come il modo in cui un’Entití  Superiore comunicava con loro. Cominciarono a imitare i rumori e i movimenti intorno a loro, nella speranza di mettersi anch’essi in comunicazione con questa Entití : nascevano cosí¬ la danza e la musica.

Quando danziamo, noi siamo liberi.

O meglio, il nostro spirito puí² viaggiare nell’universo mentre il corpo segue un ritmo che non rientra nella routine. Cosí¬, possiamo sorridere delle nostre grandi o piccole sofferenze e ci abbandoniamo a un’esperienza nuova senza paura. Mentre la preghiera e la meditazione ci conducono al sacro attraverso il silenzio e l’approfondimento interiore, nella danza celebriamo insieme agli altri una sorta di trance collettiva.

Si puí² scrivere cií² che si vuole sulla danza, ma non vale a nulla: è necessario danzare per sapere di cosa si sta parlando. Danzare fino all’esaurimento, come se fossimo degli alpinisti che scalano una montagna sacra. Danzare finché, a causa del respiro ansante, il nostro organismo possa ricevere ossigeno in un modo cui non è abituato, il che finisce per farci perdere la nostra identití , il nostro rapporto con lo spazio e il tempo.

Certo, possiamo anche danzare da soli, se questo ci aiuta a vincere la timidezza. Ma, ogni qualvolta sia possibile, è meglio danzare in gruppo, perché l’uno stimola l’altro, e si finisce per creare uno spazio magico, in cui tutti sono collegati nella stessa energia.

Non è necessario apprendere la danza nelle scuole, basta lasciare che sia il corpo a insegnare – perché danziamo fin dalla notte dei tempi, e non lo abbiamo dimenticato. Quando ero adolescente, provavo invidia per i grandi “ballerini” della mia comitiva e, durante le feste, fingevo di avere altro da fare – come star lí¬ a chiacchierare, per esempio. Ma, in realtí , avevo terrore del ridicolo. Finché un giorno una ragazza, di nome Márcia, mi disse davanti a tutti:

– Vieni.

Io le risposi che non mi piaceva, ma lei insistette. Tutto il gruppo mi stava guardando e io, che ero innamorato di lei (l’amore è capace di tante cose!), non potei rifiutare oltre. Feci una figura ridicola, non sapevo seguire i passi, ma Márcia non si fermí², continuí² a danzare, come se io fossi un Rudolf Nureyev.

– Dimentica gli altri e presta attenzione quaggií¹ – mi sussurrí² all’orecchio. – Cerca di seguire il tuo ritmo.

In quel momento, capii che non sempre è necessario apprendere le cose importanti: esse fanno gií  parte della nostra natura. Nella gioventí¹, la danza è un rito di passaggio fondamentale: sperimentiamo per la prima volta uno stato di grazia, un’estasi profonda, anche se per i meno accorti tutto non è altro che un gruppo di ragazzi e ragazze che si divertono a una festa.

Quando diventiamo adulti, e quando invecchiamo, abbiamo bisogno di continuare a danzare. Il ritmo cambia, ma la musica fa parte della vita e la danza è il risultato del fatto che ci lasciamo penetrare da questo ritmo.

Io continuo a danzare ogni volta che mi è possibile. Con la danza, il mondo spirituale e il mondo reale riescono a convivere senza conflitti. Come ha detto qualcuno di cui non ricordo il nome, i ballerini classici danzano sulla punta dei piedi perché, cosí¬, sfiorano la terra e nello stesso tempo raggiungono il cielo.

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