Edizione nº 166 : Il punto di accomodamento

In uno dei miei libri (Lo Zahir), cerco di capire per quale ragione le persone abbiano tanta paura di cambiare. Mentre mi trovavo nel bel mezzo della stesura del testo, mi è capitata fra le mani una strana intervista, di una donna che aveva appena lanciato un libro su – immaginate che cosa? – l’amore.

Il giornalista le domanda se l’unica maniera in cui l’essere umano possa raggiungere la felicití  è incontrare la persona amata. La donna risponde di no:

“L’amore cambia, e nessuno lo capisce. L’idea che l’amore conduca alla felicití  è un’invenzione moderna, della fine del XVII secolo. Da allora in poi, la gente impara a credere che l’amore debba durare per sempre e che il matrimonio sia il luogo migliore per esercitarlo. Nel passato, non c’era tanto ottimismo circa la longevití  della passione”.

“Quella di Romeo e Giulietta non è una storia felice, è una tragedia. Negli ultimi decenni, l’aspettativa riguardo al matrimonio come il cammino per la realizzazione personale è cresciuta molto. E insieme sono cresciute la delusione e l’insoddisfazione.”

Secondo le pratiche magiche degli stregoni nel nord del Messico, c’è sempre un evento nelle nostre vite che è responsabile del fatto che abbiamo cessato di progredire. Un trauma, una sconfitta particolarmente amara, una delusione d’amore, perfino una vittoria che non capiamo bene, finisce per fare sí¬ che diventiamo vigliacchi e non andiamo avanti. Lo stregone, nel processo di crescita della sua connessione con i poteri occulti, ha bisogno prima di tutto di liberarsi di questo “punto di accomodamento”, e percií² deve rivedere la propria vita e scoprire dove esso si trovi.

Quando ero piccolo, litigavo sempre, e sempre picchiavo gli altri, perché ero il pií¹ anziano della comitiva. Un giorno presi una scarica di botte da mio cugino, mi convinsi che da allora in poi non sarei mai pií¹ riuscito a prevalere in nessun litigio e cominciai ad evitare qualsiasi scontro fisico, anche se tante volte passai per vigliacco, lasciandomi umiliare davanti alle mie ragazze e agli amici. Finchè un giorno, a 22 anni, finii per trovarmi coinvolto involontariamente in una lite in un locale di Rio de Janeiro. Anche qui le presi, ma il “punto di accomodamento” sparí¬. Oggi non litigo pií¹, perché è una maniera pessima di esprimermi, e non per vigliaccheria.

Ho tentato per due anni di imparare a suonare la chitarra: all’inizio ho fatto molti progressi, finchè è arrivato un punto in cui non sono riuscito pií¹ ad andare avanti – perché ho scoperto che altri apprendevano pií¹ rapidamente di me, mi sono sentito mediocre, e giacchè non intendevo vergognarmi, ho deciso che la cosa non mi interessava pií¹. Lo stesso è accaduto con il biliardo, il calcio, il ciclismo: imparavo quanto bastava per fare tutto discretamente, ma arrivava un momento in cui non riuscivo pií¹ ad andare avanti.

Perché?

Perché, dice la storia che ci è stata raccontata, in un determinato momento della nostra vita “arriviamo al nostro limite”. Non dobbiamo pií¹ cambiare. Non riusciamo pií¹ a crescere. Tanto la professione come l’amore hanno toccato il loro punto ideale, e allora è meglio lasciare tutto come sta. Sarí  vero? La verití  è questa: possiamo sempre andare pií¹ avanti. Amare di pií¹, vivere di pií¹, rischiare di pií¹.

L’immobilití  non è mai stata la soluzione migliore. Perché tutto intorno a noi cambia (compreso l’amore) e noi abbiamo bisogno di accompagnare questo ritmo.

Io sono sposato da 28 anni con la stessa persona, ma ho cambiato “moglie” (e lei ha cambiato “marito”) varie volte durante il nostro rapporto. Se avessimo voluto continuare a essere quelli che eravamo nel 1979, non credo che saremmo arrivati cosí¬ lontano.

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