Archives for April 2008

Quote of the Day

By Paulo Coelho

The heart never suffers
when it goes in search of its dream,
because every moment of the search
is a step towards encountering
God and Eternity.
(The Alchemist)

Welcome to Share with Friends – Free Texts for a Free Internet

Castaneda and the warrior’s spirit

By Paulo Coelho

Carlos Castaneda was an author who left his mark on my generation – although in academic circles he was never considered someone worthy of attention. As a tribute to him, I present a summary of his most important writings:

The most difficult thing in this world is to adopt the spirit and attitude of a warrior. It is no use being sad, complaining, feeling unjustly treated, and believing someone is doing something negative. No one is doing anything, and certainly not to a warrior.

It matters not how we were brought up. What determines our way of acting is the manner in which we administrate our will. A man is the sum of all his wishes, which determine his way of living and dying.
The will is a sentiment, a talent, something which lends us enthusiasm. The will is something which is acquired – but it is necessary to fight for it one’s whole life.
From the moment we are born, people tell us that the world is like this and like that, this way, that way. It is natural that – for a certain period of time – we end up believing what we are told. But we must soon push these ideas aside and discover our own way of living reality.

The humility of a warrior is not the same humility as that of a servile man. The warrior does not lower his head to anyone, and nor does he allow anyone to bow before him. The servile man, on the other hand, kneels before anyone he believes to be more powerful, and demands that the people under his command behave in a similar fashion before him.

The bad thing about words is that they make us feel as if we were illuminated and understanding everything. But, when we turn and face the world, we see that reality is completely different from that which we discussed or heard. Because of this, a warrior seeks to act, and not waste time in useless conversation. Through action, he discovers the meaning of that which occurs in his day-to-day life, and takes creative and original decisions.

The ordinary man thinks that yielding to doubts and worries is a sign of sensibility, of spirituality. Acting thus, he remains distant from the true meaning of life, for his reduced reasoning turns him into the saint or monster he imagines he is, and before he realizes it, he is caught in the trap he has set himself. This type of person loves being told what he should do, but even more than that, he loves not following sound advice – simply in order to anger the generous soul who, at a certain moment, was concerned about him.
Only a warrior can endure the path of knowledge. A warrior does not complain or lament anything, and sees challenges as neither good nor bad. Challenges are simply challenges.

The world is unfathomable and mysterious, just as we all are. The art of the warrior consists of reconciling the terror of being a man with the wonder of being a man.

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Twitter to the rescue!

Today, in Digg I found this interesting story published in Mercury News. I’ve been using not only Digg, but also Twitter these days and found this fascinating.

U.C. Berkeley student’s Twitter messages alerted world to his arrest in Egypt
By Bill Brand, Staff Writer
Article Launched: 04/15/2008 01:57:41 PM PDT

BERKELEY _ When Egyptian police scooped up UC Berkeley graduate journalism student James Karl Buck, who was photographing a noisy demonstration, and dumped him in a jail cell last week, they didn’t count on Twitter.

Buck, 29, a former Oakland Tribune multimedia intern, used the ubiquitous short messaging service to tap out a single word on his cellular phone: ARRESTED. The message went out to the cell phones and computers of a wide circle of friends in the United States and to the mostly leftist, anti-government bloggers in Egypt who are the subject of his graduate journalism project.

The next day, he walked out a free man with an Egyptian attorney hired by UC Berkeley at his side and the U.S. Embassy on the phone.

Twitter, the micro-blogging service for cell phone users, allows messages up to 140 characters long. Twitter users can allow anyone they wish to join their network and receive all their messages. Buck has a large network, so Twitter gave him an instant link to the outside world.

(…)

To read the rest of the article, please go here.

Today’s Question by Aart Hilal

Is it necessary to respond to violence with violence and to evil with evil? Is it possible to preserve good by doing evil?

I may sound romantic, but when you use violence to fight violence, you generate more violence. We are free because we are committed without being forced to do so. Evil is more related to our attitudes to other people, and from other people towards us. Evil lives in the details.

Edizione nº 171 : L’atto di scrivere – il testo (fine)

Nel Guerriero della Luce Online precedente, ho parlato della lettura, della penna e della parola. Termino qui con alcune riflessioni sul testo finale.

Prima di tutto, ripeto quel che ho gií  detto: chiunque ha sempre una bella storia da raccontare, ed è proprio della condizione umana condividere con gli altri un po’ della propria esperienza. Forse mi domanderete: e l’editore? Come pubblicare queste esperienze?

In realtí , oggigiorno esistono varie piattaforme per questo (come internet o il giornale locale, per esempio) e ci sarí  sempre qualcuno interessato a cií² che scrivi. Tuttavia, se anche non ci fosse, scrivi per il piacere di scrivere.

A mano a mano che la penna traccia le parole sul foglio, le tue angosce scompaiono, e rimangono le gioie. Per questo, è necessario avere il coraggio di guardare nel profondo di se stessi, portare tutto cií² nel mondo esterno e avere pií¹ coraggio ancora per ammettere che, un giorno, quello che hai scritto potrí  (e dovrí ) essere letto da qualcuno.

E se fosse qualcosa di molto intimo?

Non devi preoccuparti. Migliaia di anni fa Salomone scrisse queste parole: “Cií² che è stato è cií² che dovrí  essere; e cií² che si è fatto, lo si tornerí  a fare; non v’è nulla, dunque, di nuovo sotto il Sole” (Ecclesiaste 1:9).

Ossia: se migliaia di anni fa non c’era niente di nuovo, immagina adesso! I nostri sentimenti di gioia e di angoscia sono sempre gli stessi, e non dobbiamo nasconderli. E anche se sotto il sole non c’è niente di nuovo, permane ancora la necessití  di tradurre tutto cií² per noi stessi e per la nostra generazione. 

Jorge Luis Borges disse una volta che in realtí  esistono soltanto quattro storie da raccontare:

A] una storia d’amore tra due persone

B] una storia d’amore fra tre persone

C] la lotta per il potere

D] un viaggio.

Pur tuttavia, nel corso dei secoli gli uomini e le donne hanno continuato a raccontare queste storie, ed è il momento che tu faccia la stessa cosa. Grazie all’arte della scrittura, entrerai in contatto con il tuo universo sconosciuto e, alla fine, ti sentirai un essere umano ben piú capace di quanto giudicassi. 

La stessa parola puí² essere letta in maniera diversa. Scrivi mille volte “amore”, per esempio, e in ognuna di queste volte il sentimento sarí  distinto. 
Una volta che le lettere, le parole e le frasi sono vergate sul foglio, la tensione necessaria perché cií² avvenga non ha piú ragione di esistere. 

Dunque, la mano che le scrive riposa, e sorride il cuore di chi ha osato condividere i propri sentimenti.

Chi passerí  accanto a uno scrittore che ha appena completato un testo, noterí  che il suo sguardo è assente, e che lui sembra distratto.

Ma lui – soltanto lui – sa che ha rischiato molto, che è riuscito a sviluppare il proprio istinto, che ha mantenuto l’eleganza e la concentrazione durante tutto il processo, e ora puí² concedersi il lusso di sentire la presenza dell’universo, vedendo che la sua azione è stata giusta e meritata. Gli amici piú intimi sanno che il suo pensiero ha cambiato dimensione, ora si trova in contatto con tutto l’universo: egli continua a lavorare, ad apprendere tutto cií² che quel testo ha portato di positivo, a correggere gli eventuali errori e ad accettare le sue qualití .

Scrivere è un atto di coraggio. Ma vale la pena rischiare.  
 
E i critici? 

Leggi le biografie: nessuno ne è sfuggito, in qualsiasi campo. Da James Joyce, che fu considerato dal rispettabile “Times” un pervertito, fino a Orson Welles, il genio del cinema, definito da Umberto Eco una persona mediocre.

Tu vai avanti. Perché spetta agli scrittori scrivere, ai lettori leggere e ai critici criticare. Invertire questa scala sarebbe, come minimo, sconsigliabile. Quasi tutti i giorni, io ricevo qualche messaggio elettronico di gente che si sente personalmente attaccata quando legge qualche cosa di negativo su di me nella stampa.

Io ringrazio per la solidarietí , ma spiego che questo fa parte del gioco. Sono criticato sin da quando ho scritto “L’alchimista” (il “Diario di un mago” è passato relativamente inosservato dalla stampa, se non per alcuni servizi giornalistici che parlavano dello scrittore, ma che quasi mai si riferivano al contenuto del libro).

Ho gií  visto molti scrittori riscuotere un enorme successo di pubblico, ma che, nel ricevere l’inevitabile lapidazione della critica, si avviano in due direzioni. La prima è che non riescono piú a pubblicare un libro: ed è il caso di “Il Profumo”, di Patrick Suskind. All’epoca, il suo editore (che è anche il mio editore in Germania) pubblicí² due intere pagine sui giornali locali – una con la critica che stroncava il libro, e l’altra con i librai che affermavano di adorarlo. “Il Profumo” si rivelí² uno dei maggiori successi di vendita di tutti i tempi. In seguito, Suskind pubblicí² una raccolta, due libri che aveva scritto prima del grande successo, e poi uscí­ di scena. 

Nel secondo caso, gli scrittori si sentono intimiditi e tentano di compiacere la critica al libro successivo. Susanna Tamaro aveva riscosso un plauso enorme da parte del pubblico (e una valanga di attacchi della critica) con “Va dove ti porta il cuore”. Il suo libro successivo, “Anima Mundi”, molto atteso dai lettori, sostituí­ alla poesia semplice e meravigliosa del titolo precedente una complessití  che le fece perdere i lettori fedeli, e alla fine non piacque neppure ai critici.

L’altro esempio è Jostein Gaarder. “Il mondo di Sofia” conobbe un successo mondiale, perché sapeva trattare la storia della filosofia in una maniera diretta e piacevole. Ma questo non piacque né ai critici né ai filosofi. Gaarder comincií² allora a complicare il suo linguaggio, e finí¬ per essere abbandonato dai lettori, pur continuando a essere detestato dai critici.

A quanto pare, nei paragrafi precedenti anch’io ho cominciato a giudicare. Perché? Criticare è facilissimo – quello che è difficile è scrivere libri.

Ne “Lo Zahir”, il personaggio principale (un famoso scrittore brasiliano) afferma di essere in grado di indovinare esattamente quel che sarí  detto del suo nuovo libro, che deve ancora uscire: “Ancora una volta, nei tempi turbolenti in cui viviamo, l’autore ci fa fuggire dalla realtí “. “Frasi brevi, stile superficiale”. “L’autore ha scoperto il segreto del successo – marketing”.

Proprio come il personaggio principale de “Lo Zahir”, io non mi sbaglio mai. Ho fatto una scommessa con un giornalista brasiliano, e ci ho colto in pieno.

Concludo questo testo con una frase del drammaturgo irlandese Brendan Behan:

“I critici sono come gli eunuchi in un harem. Teoricamente sanno qual è la maniera migliore di fare, ma non riescono ad andare oltre”.

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Édition nº 171 : L’acte d’écrire – le texte (final)

Dans le numéro précédent du Guerrier de la Lumière Online, j’ai parlé de la lecture, du stylo et du mot. Je termine ici par quelques réflexions sur le texte final.

En premier lieu, je répète ce que j’ai dit précédemment : n’importe qui a toujours une bonne histoire í  raconter, et partager un peu de son expérience avec les autres fait partie de la condition humaine. On me demandera peut-íªtre : et la maison d’édition ? Comment publier ces expériences ?

En réalité, il existe de nos jours de nombreuses plateformes pour cela (Internet ou le journal du coin, par exemple) et il y aura toujours quelqu’un qui s’intéressera í  ce que vous écrivez. Mais míªme si ce n’est pas le cas, écrivez pour le plaisir d’écrire.

í€ mesure que le stylo trace les mots sur le papier, vos angoisses disparaissent, et vos joies demeurent. Pour cela, il faut avoir le courage de regarder au fond de vous, de porter ce que vous voyez jusqu’au monde extérieur, et avoir plus de courage encore pour savoir qu’un jour, ce que vous avez écrit pourra (et devra) íªtre lu par quelqu’un.

Et si c’était quelque chose de très intime ?

Ne vous en faites pas. Il y a des milliers d’années, Salomon a écrit les mots suivants : « Ce qui a été, c’est ce qui sera, ce qui s’est fait, c’est ce qui se fera : rien de nouveau sous le soleil. » (L’Ecclésiaste, 1-9).

Autrement dit, s’il n’y avait rien de nouveau il y a des milliers d’années, imaginez maintenant ! Nos sentiments de joie et d’angoisse sont toujours les míªmes, et nous ne devons pas les cacher. Et míªme s’il n’y a rien de nouveau sous le soleil, il demeure nécessaire de traduire tout cela pour nous-míªmes et pour notre génération.

Jorge Luis Borges a dit un jour qu’il n’y avait vraiment que quatre histoires í  raconter :

A] une histoire d’amour entre deux personnes,

B] une histoire d’amour entre trois personnes,

C] la lutte pour le pouvoir,

D] un voyage.

Pourtant, depuis des siècles, les hommes et les femmes continuent de raconter ces histoires, et il est temps pour vous de faire la míªme chose. í€ travers l’art de l’écriture, vous allez entrer en contact avec votre univers inconnu et vous finirez par vous sentir un íªtre humain beaucoup plus capable que vous ne le pensiez.

Le míªme mot peut se lire de manière différente. Écrivez mille fois « amour », par exemple, et chaque fois le sentiment sera différent.
Une fois que les lettres, les mots et les phrases sont tracés sur le papier, la tension nécessaire pour que cela se produise n’a plus de raison d’exister.

Alors, la main qui les a écrits se repose, et le cÅ“ur de celui qui a osé partager ses sentiments sourit.

Celui qui passe í  cí´té d’un écrivain qui vient de finir un texte trouve qu’il a le regard vide et semble distrait.

Mais lui – lui seul – sait qu’il a risqué beaucoup, réussi í  développer son instinct, gardé son élégance et sa concentration pendant tout le processus ; il peut maintenant s’offrir le luxe de sentir la présence de l’univers, et il verra que son action était juste et méritée. Ses proches amis savent que sa pensée a changé de dimension, elle est maintenant en contact avec tout l’univers : elle continue í  travailler, apprenant tout ce que ce texte a apporté de positif, corrigeant les erreurs éventuelles, acceptant ses qualités.

Écrire est un acte de courage. Mais cela vaut la peine de prendre le risque.

Et les critiques ?

Lisez des biographies : personne n’y a échappé, quel que soit le domaine. De James Joyce, qui a été considéré par le respectable The Times comme un pervers, í  Orson Welles, le génie du cinéma, qu’Umberto Eco appelle un médiocre.

Ne vous arríªtez pas lí . Parce qu’il incombe aux écrivains d’écrire, aux lecteurs de lire, et aux critiques de critiquer. Inverser cette liste serait, au minimum, déconseillé. Tous les jours ou presque, je reí§ois un courriel de quelqu’un qui se sent personnellement attaqué quand il voit un propos négatif í  mon sujet dans la presse.

Je le remercie pour sa solidarité, mais j’explique que cela fait partie du jeu. Je suis critiqué depuis que j’ai écrit l’Alchimiste (Le Pèlerin de Compostelle est passé relativement inaperí§u dans la presse, sauf pour des reportages qui parlaient de l’écrivain, mais ne faisaient presque jamais allusion au contenu du livre).

J’ai vu beaucoup d’écrivains qui ont un énorme succès public, mais se faisant inévitablement lapider par la critique, partent dans deux directions. La première consiste í  ne plus parvenir í  publier aucun livre : ce fut le cas de Patrick Suskind, avec Le Parfum. í€ l’époque, son éditeur (qui est aussi le mien en Allemagne) a publié deux pages entières dans les journaux locaux – sur l’une, la critique détestant le livre, et sur l’autre les libraires affirmant qu’ils l’adoraient. Le Parfum est devenu l’un des plus grands succès de librairie de tous les temps. Ensuite, Suskind a publié un recueil de textes, deux livres qu’il avait écrits avant son grand succès, et il a quitté la scène.

Dans le second cas, les écrivains sont intimidés et ils tentent de plaire í  la critique au lancement suivant. Susanna Tamaro avait été formidablement applaudie par le public (et reí§u une avalanche d’attaques de la part de la critique) avec Va oí¹ ton cÅ“ur te porte. Dans son livre suivant, Anima Mundi, très attendu par les lecteurs, elle a remplacé la poésie simple et merveilleuse du titre précédent par une complexité qui lui a fait perdre ses lecteurs fidèles sans pour autant plaire aux critiques.

L’autre exemple est Jostein Gaarder. Le Monde de Sophie a connu un succès planétaire, parce qu’il s’attaquait í  l’histoire de la philosophie d’une manière directe et agréable. Mais ni les critiques, ni les philosophes n’ont apprécié. Gaarder a commencé í  compliquer son langage, et il a fini par íªtre abandonné par les lecteurs, tout en continuant í  íªtre détesté par les critiques.

Apparemment, dans les paragraphes précédents, j’ai commencé í  juger moi aussi. Pourquoi ? Critiquer est très facile – ce qui est difficile, c’est d’écrire des livres.

Dans Le Zahir, le personnage principal (un écrivain brésilien célèbre) affirme qu’il peut deviner exactement ce qui sera dit au sujet de son nouveau livre qui n’est pas encore sorti : « Une fois de plus, dans les temps tumultueux que nous sommes en train de vivre, l’auteur nous fait fuir la réalité. » « L’auteur a découvert le secret du succès-marketing. »

De míªme que le personnage principal du Zahir, je ne me trompe jamais. J’ai fait un pari avec un journaliste brésilien, et je suis tombé dans le mille.

Je termine cette colonne par une phrase du dramaturge irlandais Brendan Behan :

« Les critiques sont comme des eunuques dans un harem. Théoriquement ils savent quelle est la meilleure manière de faire, mais ils ne peuvent pas aller plus loin. »

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Edición nº 171 : El acto de escribir – final

En el Guerrero de la Luz Online anterior hablé sobre la lectura, la pluma y la palabra. Termino aquí­ con algunas reflexiones sobre el texto final.

En primer lugar, repito lo que dije anteriormente: todo el mundo tiene una buena historia que contar, y forma parte de la naturaleza humana el compartir un poco de la experiencia personal con los demás. Quizás me pregunten: ¿y la editorial? ¿Cómo publicar estas experiencias?

En realidad, hoy en dí­a existen muchas plataformas para eso (como la internet o cualquiera de los muchos periódicos en circulación, por ejemplo) y siempre habrá alguien interesado en lo que escribes. De todas maneras, aunque no existiese tal persona, el placer de escribir ya merece la pena.

A medida que la pluma va trazando palabras en el papel, tus angustias desaparecen, y tus alegrí­as permanecen. Hace falta tener valentí­a para mirar en lo profundo de uno mismo, y traer lo que se ha visto hasta el mundo exterior, y hay que tener aún más valentí­a para asumir que, un dí­a, lo que escribiste podrá (y deberá) ser leí­do por alguien.

¿Y si se tratara de algo muy í­ntimo?

No te preocupes. Hace miles de años, Salomón escribió las siguientes palabras: “Lo que fue, eso será; lo que se hizo, eso se hará. Nada nuevo hay bajo el sol” (Eclesiastés 1:9).

Es decir: si hace miles de años no existí­a nada nuevo, ¡imagí­nate ahora! Nuestros sentimientos de alegrí­a y angustia continúan siendo los mismos, y no hay por qué esconderlos. Y aunque no haya nada nuevo bajo el sol, permanece aún la necesidad de traducirnos todo eso a nosotros mismos, y a los de nuestra generación.

Jorge Luis Borges dijo en cierta ocasión que en realidad sólo hay cuatro historias que puedan contarse:

A] una historia de amor entre dos personas

B] una historia de amor entre tres personas

C] la lucha por el poder

D] un viaje.

De todas maneras, a lo largo de los siglos, los hombres y las mujeres continúan recontando esas historias, y ha llegado el momento de que tú hagas lo mismo. A través del arte de la escritura, entrarás en contacto con tu universo desconocido, y acabarás sintiéndote un ser humano mucho más capaz de lo que creí­as.

La misma palabra puede leerse de maneras muy diferentes. Escribe “amor” mil veces, por ejemplo, y en cada ocasión el sentimiento será distinto.

Una vez que las letras, las palabras y las frases están dibujadas en el papel, la tensión necesaria para que eso ocurriera ya no tiene razón de ser.

Por consiguiente, la mano que las escribió reposa, y sonrí­e el corazón del que se atrevió a compartir sus sentimientos.

Si alguien pasa al lado de un escritor que acabó de terminar un texto, pensará que tiene una mirada vací­a, y que parece distraí­do.

Pero él -y solamente él- sabe que arriesgó mucho, que consiguió desarrollar su instinto, que mantuvo la elegancia y la concentración durante todo el proceso, y que ahora podrá darse el lujo de sentir la presencia del universo, y comprenderá por fin que su acción fue justa y merecida. Los amigos más cercanos saben que su pensamiento cambió de dimensión, pues ahora está en contacto con todo el universo: continúa trabajando, aprendiendo todo lo que ese texto trajo de bueno, corrigiendo los eventuales errores, aceptando sus virtudes.

Escribir es un acto de valentí­a. Pero merece la pena arriesgar.

Nosotros y los crí­ticos

Lee biografí­as: nadie escapó, en ningún campo. Desde James Joyce, a quien el respetable periódico “The Times” tildó de pervertido, hasta Orson Welles, el genio del cine, de quien Umberto Eco dijo que era una persona mediocre.

Sigue adelante. Porque corresponde a los escritores escribir, a los lectores leer, y a los crí­ticos criticar. Barajar estas funciones serí­a, como poco, desaconsejable. No obstante, prácticamente todos los dí­as recibo algún mensaje electrónico de gente que se siente personalmente atacada cuando encuentran en la prensa algún comentario negativo contra mí­.

Yo agradezco estas muestras de solidaridad, pero siempre explico que eso forma parte del juego. Me han dedicado ya innumerables crí­ticas desde que escribí­ El Alquimista (El peregrino de Compostela (Diario de un mago) apenas llamó la atención de la prensa, a excepción de algunos reportajes que hablaban del escritor, pero casi nunca hací­an referencia al contenido del libro).

Conozco casos de muchos escritores que alcanzaron un enorme éxito de público, pero que, al recibir la inevitable lapidación de la crí­tica, tuvieron dos tipos de reacciones. Una es la de no conseguir publicar ningún otro libro: este fue el caso de El Perfume, de Patrick Süskind. En esa época, su editor (que también es mi editor en Alemania) publicó dos páginas completas en los periódicos locales -una con la crí­tica, que habí­a atacado mucho la obra, y otra con las opiniones de los libreros, entusiastas del libro. El Perfume llegó a ser uno de los mayores éxitos de librerí­a de todos los tiempos. Poco después, Süskind publicó una colección de relatos y dos obras que habí­a escrito antes de su gran éxito, y desapareció de la vida pública.

La otra reacción común, es que los escritores se intimiden e intenten agradar a la crí­tica en su próximo lanzamiento. Susanna Tamaro habí­a obtenido un inmenso reconocimiento del público (y una avalancha de ataques de la crí­tica) con Adonde el corazón te lleve. Su siguiente libro, Anima Mundi, muy esperado por sus lectores, sustituyó la poesí­a sencilla y maravillosa del tí­tulo anterior por una complejidad que le hizo perder a sus lectores fieles, y que tampoco logró agradar a los crí­ticos.

Otro ejemplo es el de Jostein Gaarder. El mundo de Sofí­a logró un éxito planetario, porque era capaz de abordar la historia de la filosofí­a de una manera directa y agradable. Pero eso no les gustó ni a los crí­ticos ni a los filósofos. Gaarder empezó entonces a complicar su lenguaje, y acabó siendo abandonado por los lectores, aunque continuase siendo detestado por los crí­ticos.

Por lo que veo, en los párrafos anteriores me he puesto también a juzgar. ¿Por qué? Es que criticar es algo facilí­simo – lo que es realmente difí­cil es escribir libros.

En El Zahir, el personaje principal (un escritor brasileño famoso) dice que es capaz de adivinar lo que se dirá exactamente sobre su nuevo libro, que aún no ha sido publicado: “Una vez más, en los turbulentos tiempos en los que vivimos, el autor nos hace huir de la realidad”. “Frases cortas, estilo superficial”. “El autor ha descubierto el secreto del éxito: el marketing”.

Al igual que el protagonista de El Zahir, yo nunca me equivoco en estas cosas. Realicé una apuesta con un periodista brasileño, y acerté plenamente.

Termino esta columna con una frase del dramaturgo irlandés Brendan Behan:

“Los crí­ticos son como eunucos en un harén: teóricamente, saben cuál es la mejor manera de hacer las cosas, pero no consiguen ir más allᔝ.

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Edií§í£o nº 171 : O ato de escrever – o texto (final)

No Guerreiro da Luz Online anterior, comentei a leitura, a caneta, e a palavra. Termino aqui com algumas reflexíµes sobre o texto final.

Em primeiro lugar, repito o que disse anteriormente: qualquer pessoa tem sempre uma boa história para contar, e faz parte da condií§í£o humana dividir um pouco de sua experiíªncia com os outros. Talvez me perguntem: e a editora? Como publicar estas experiíªncias?

Na verdade, hoje em dia existem muitas plataformas para isso (como a internet ou o jornal da esquina, por exemplo) e sempre existirá alguém interessado no que vocíª escreve. Entretanto, mesmo que ní£o existisse, escreva pelo prazer de escrever.

í€ medida que a caneta vai traí§ando palavras no papel, suas angústias desaparecem, e suas alegrias permanecem. Para tanto, é necessário ter coragem de olhar no fundo de si mesmo, trazer isso até o mundo exterior, e ter mais coragem ainda para saber que um dia aquilo que escreveu poderá (e deverá) ser lido por alguém.

E se for algo muito í­ntimo?

Ní£o se preocupe. Há milhares de anos, Salomí£o escreveu as seguintes palavras: “O que foi é o que há de ser; e o que se fez, isso se tornará a fazer; nada há, pois, novo debaixo do Sol” (Eclesiastes 1:9).

Ou seja: se há milhares de anos ní£o havia nada de novo, imagine agora! Nossos sentimentos de alegria e angústia continuam os mesmos, e ní£o devemos escondíª-los. E mesmo que ní£o exista nada de novo debaixo do sol, ainda permanece a necessidade de traduzir tudo isso para nós mesmos, e para a nossa geraí§í£o.

Jorge Luis Borges disse uma vez que só existem mesmo quatro histórias para serem contadas:

A] uma história de amor entre duas pessoas

B] uma história de amor entre tríªs pessoas

C] a luta pelo poder

D] uma viagem.

Mesmo assim, através dos séculos os homens e mulheres continuam recontando estas histórias, e está na hora de vocíª fazer a mesma coisa. Através da arte da escrita, irá entrar em contato com seu universo desconhecido, e terminará sentindo-se um ser humano muito mais capaz do que julgava.

A mesma palavra pode ser lida de maneira diferente. Escreva mil vezes “amor”, por exemplo, e em cada uma destas vezes o sentimento será distinto. 

Uma vez que as letras, palavras e frases sí£o desenhadas no papel, a tensí£o necessária para que isso aconteí§a já ní£o tem mais razí£o para existir.

Portanto, a mí£o que as escreve repousa, e sorri o coraí§í£o de quem ousou dividir seus sentimentos.

Quem passar ao lado de um escritor que acabou de completar um texto, irá achar que ele tem um olhar vazio, e que parece distraí­do.

Mas ele – só ele – sabe que arriscou muito, conseguiu desenvolver seu instinto, manteve a elegí¢ncia e a concentraí§í£o durante todo o processo, e agora pode dar-se ao luxo sentir a presení§a do universo, e verá que sua aí§í£o foi justa e merecida.  Os amigos mais próximos sabem que seu pensamento mudou de dimensí£o, está agora em contacto com todo o universo: ela continua trabalhando, aprendendo tudo o que aquele texto trouxe de positivo, corrigindo os eventuais erros, aceitando suas qualidades.

Escrever é um ato de coragem. Mas vale a pena arriscar. 

E os crí­ticos? 

Leia biografias: ninguém escapou, seja em que domí­nio for. De James Joyce, que foi considerado pelo respeitável “The Times” como um pervertido, até Orson Welles, o gíªnio do cinema, chamado por Umberto Eco de uma pessoa medí­ocre.

Siga adiante. Porque cabe aos escritores escreverem, aos leitores lerem, e aos crí­ticos criticarem. Inverter esta escala seria, no mí­nimo, desaconselhável. Quase todos os dias, recebo alguma correspondíªncia eletrí´nica de gente que se sente pessoalmente atacada quando víª alguma coisa negativa sobre mim na imprensa.

Eu agradeí§o a solidariedade, mas explico que isso faz parte do jogo. Sou criticado desde que escrevi “O Alquimista” (o “Diário de um mago” passou relativamente desapercebido da imprensa, exceto por reportagens que falavam do escritor, mas quase nunca se referiam ao conteúdo do livro).

Já vi muitos escritores terem um sucesso gigantesco de público, mas ao receberem a inevitável lapidaí§í£o da crí­tica, partem em duas direí§íµes. A primeira é ní£o conseguir publicar mais nenhum livro: este foi o caso de “O Perfume”, de Patrick Suskind. Na época, seu editor (que também é o meu editor na Alemanha) publicou duas páginas inteiras nos jornais locais – uma com a crí­tica detestando o livro, e a outra com os livreiros dizendo que adoravam. O “O Perfume” se transformou em um dos maiores íªxitos de livraria de todos os tempos. Em seguida, Suskind publicou uma coletí¢nea, dois livros que tinha escrito antes do seu grande sucesso, e saiu de cena.

No segundo caso, os escritores ficam intimidados e tentam agradar a crí­tica no próximo laní§amento. Susanna Tamaro vinha de um gigantesco aplauso de público (e uma avalanche de ataques da crí­tica) com “Vá aonde seu coraí§í£o mandar”. Seu próximo livro, “Anima Mundi”, muito aguardado pelos leitores, trocou a poesia simples e maravilhosa do tí­tulo anterior por uma complexidade que a fez perder os leitores fiéis, e terminou sem agradar os crí­ticos.

O outro exemplo é Jostein Gaarder. “O mundo de Sofia” conheceu um íªxito planetário, porque era capaz de lidar com a história da filosofia de uma maneira direta e agradável. Mas nem os crí­ticos, nem os filósofos gostaram disso. Gaarder comeí§ou a complicar sua linguagem, e terminou sendo abandonado pelos leitores, embora continuasse sendo detestado pelos crí­ticos.

Pelo visto, nos parágrafos anteriores comecei a julgar também. Por quíª? Criticar é algo fací­limo – difí­cil mesmo é escrever livros.

Em “O Zahir”, o personagem principal (um escritor brasileiro famoso) diz que é capaz de adivinhar exatamente o que será dito a respeito de seu novo livro, que ainda está para sair: “Mais uma vez, nos tempos tumultuados em que vivemos, o autor nos faz fugir da realidade”. “Frases curtas, estilo superficial”. “O autor descobriu o segredo do sucesso – marketing”.

Da mesma maneira que o personagem principal de “O Zahir”, eu ní£o erro nunca. Fiz uma aposta com um jornalista brasileiro, e acertei em cheio.

Termino esta coluna com uma frase do dramaturgo irlandíªs Brendan Behan:

“Crí­ticos sí£o como eunucos em um harém. Teoricamente eles sabem qual a melhor maneira de fazer, mas ní£o conseguem ir além disso”.

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The act of writing – the text (the end)

In the previous Warrior of Light Online I commented on reading, pens and words.  Below are some final remarks on the topic.

First of all, let me repeat what I said before: everybody has a good story to tell, and it is part of the human condition to share a little of our experience with others.  You might ask me: and what about the publishers?  How do they publish these experiences?

The truth is that nowadays there are many platforms for this (such as the Internet or the local newspaper, for example) and there will always be someone interested in what you write.  So, even if that someone did not exist, write for the pleasure of writing.

As the pen traces out words on the paper, your anguish disappears and your happiness remains.  For this to happen, it is necessary to have the courage to look deep inside yourself, disclose this to the outside world, and be even more courageous to know that one day whatever you write could (and should) be read by somebody.

And what if it’s something very intimate?

Don’t worry.  Thousands of years ago, Solomon wrote the following words: “Whatever has been is that which will be; And whatsoever has been done is that which will be done; And there is nothing new under the sun” (Ecclesiastes 1:9).

In other words: if thousands of years ago there was nothing new, just imagine now!  Our feelings of happiness and anguish are still the same, and we should not hide them.  And even though there is nothing new under the sun, there still remains the need to translate all this for ourselves and for our generation.

Jorge Luis Borges once said that there are only four stories to be told:

A] a love story involving two people

B] a love story involving three people

C] the struggle for power

D] a journey.

Even so, throughout the centuries men and women have continued to retell these stories, and it’s time you did the same.  Through the art of writing you will come into contact with your unknown universe and eventually you will feel like a far more capable human being than you thought you were.

The same word can be read in different ways.  For instance, write down the word “love” a thousand times and each time the sentiment will be different.

Since letters, words and sentences are traced out on paper, there is no reason to feel tense.  The hand that writes eventually comes to rest, and the heart of the person who dared to share his or her feelings smiles.

If you pass by a writer who has just finished a text, you will feel that he has an empty expression on his face and that he seems distracted.

But he – only he – knows that he has risked a lot, managed to develop his instinct, maintained his elegance and concentration during the whole process, and can now afford to feel the presence of the universe and see that his action was just and deserved.  His closest friends know that his thought has changed dimensions.  Now it is in touch with the entire universe: he goes on working, learning all the positive things that his text has yielded, correcting any mistakes and acknowledging its qualities.

Writing is an act of courage.  But it’s worth taking the risk.

Us and the critics

Read biographies: nobody escapes unhurt, no matter what their activity may be.  From James Joyce, who was considered a pervert by the respectable “The Times”, to Orson Welles, the genius of the cinema, whom Umberto Eco classified as a mediocre person.

Read on. Because writers write, readers read, and critics criticize.  Inverting that order would at the very least be unadvisable.  However, practically every day I receive some e-mail from people who feel personally attacked when they see something negative about me in the press.

Although grateful for the solidarity, I explain that all this is part of the game.  I have been criticized ever since I wrote “The Alchemist” (“The Diary of a Magus” passed relatively unnoticed by the press, except for reports that spoke about the author but hardly ever referred to the contents of the book).

I have seen many writers enjoying tremendous public success but when they receive the inevitable stoning from the critics, they tend to follow one of two directions.  The first is not managing to publish any more books: this was the case of “Perfume” by Patrick Sussekind.  At the time, his editor (who is also mine in Germany) published two full pages in the local newspapers, one with the criticism loathing the book, the other with the book-agents saying how they loved it.  “Perfume” became one of the biggest bookstore successes of all time.  Then Sussekind published a collection of short stories, two books he had written before his big success, and then left the scene.

In the second case, writers become intimidated and try to please the critics at their next launching. Susanna Tamaro enjoyed tremendous public applause (and an avalanche of attacks from the critics) for “Follow your heart”.  Her next book, “Anima Mundi” was anxiously awaited by her admirers, then she changed the simple, marvelous poetry of the original title for something so complex that she lost her faithful readership and ended up not pleasing the critics either.

Another example is Jostein Gaarder. “Sophie’s World)” enjoyed fantastic success because he was able to handle the history of philosophy in a direct, agreeable manner.  But neither the critics nor the philosophers liked the book. Gaarder began to use complicated language and ended up abandoned by his readers – and still detested by the critics.

It would seem from the paragraphs above that I too have begun to pass judgment.  Why?  Criticizing is so easy – the hard thing is to write books.

In “The Zahir”, the main character (a famous Brazilian writer) says that he can guess exactly what will be said about his new book, which has still to come out: “Once again, in these troubled days we live in, the author makes us flee from reality”.  “Short sentences, superficial style”.  “The author has found the secret to success – marketing”.

Just like the main character in “The Zahir”, I am never wrong.  I made a bet with a Brazilian journalist, and I hit the nail on the head.

Let me end this column with a sentence by Irish playwright Brendan Behan:

“Critics are like eunuchs in a harem.  Theoretically they know the best way to do it, but that’s as far as they get.”

Please, gentlemen critics, do as I do: don’t take the sentence above as a personal offense!

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Quote of the Day

By Paulo Coelho

Love is only a small thing, enough for one person, and any suggestion that the heart might be larger than this is considered perverse.
(The Zahir)

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Three stories of Iranian mysticism

By Paulo Coelho

Nasrudin’s turban

Nasrudin appeared at court wearing a magnificent turban and asking for money for charity.

– you come here asking for money, but wear such an expensive ornament upon your head. How much was that extraordinary piece? – asked the sovereign.

– Five hundred gold coins – replied the wise Sufi.

The minister whispered: “That is a lie. No turban costs such a fortune.”

Nasrudin insisted:

– I have not come here only to ask for money, I am also here to negotiate. I paid that much money for the turban, for I knew that in the whole world only one king would be capable of buying it for six hundred coins, so that I can give the profit to the poor.

This sultan was flattered and paid the sum Nasrudin ask. On his way out, the wise man said to the minister:

– You may know the value of turbans, but I know how far vanity can lead a man.

Accepting compassion

– How do we purify the world?- asked a disciple.

Ibn al-Husayn replied:

– There was once a sheik in Damascus called Abu Musa al-Qumasi. Everyone honored him for his great wisdom, but no one knew whether he was a good man.

“One afternoon, a construction fault caused the house where the sheik lived with his wife, to collapse. The desperate neighbors began to dig the ruins; eventually, they managed to locate the sheik’s wife.

“She said: “Don’t worry about me. First save my husband, who was sitting somewhere over there.”

“The neighbors removed the rubble from the area she indicated, and found the sheik. He said: “Don’t worry about me. First save my wife, who was lying somewhere over there.”

“When someone acts as this couple did, he is purifying the whole world.”

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Copyleft or Copyright?

Today, In Digg – I’ve opened a profile there in order to digg news – came upon this following one on copyright.

Record companies sue Project Playlist on copyright
(Reporting by Leslie Gevirtz; editing by Gerald E. McCormick)

NEW YORK (Reuters) – Nine major record labels filed suit against an online music provider on Monday, accusing Project Playlist Inc of a “massive infringement” of their copyrights to the songs of artists such as U2 and Gwen Stefani.

Project Playlist enables its users to easily find, play and share music with others for free, according to the suit filed in U.S. District Court in Manhattan.

The website compiles a vast index of songs on the Internet and users can “quickly and easily search the index for recordings by their favorite artists. At the click of a mouse, Project Playlist instantly streams a digital performance of the selected recording to the user, who can listen to it on his or her computer or mobile device,” the lawsuit said.

(…)

The Beverly Hills, California-based company, an affiliate of KR Capital Partners LLC, also allows its users to embed their personalized playlists on social network sites such as MySpace, Facebook and Blogger, the lawsuit said. The record companies said projectplaylist.com gets more than 600,000 daily users, nearly 9.5 million average page views per day.

(…)

(Reporting by Leslie Gevirtz; editing by Gerald E. McCormick)

To read the full article please go here.

Today’s Question by Aart Hilal

Ahabu, the founder of Viskosa, in your novel “The devil and Miss Prym”, needed to spend only one night with St. Saven to become a wise sovereign after being a road bandit. Can this happen in lives with ordinary people also?

Probably. We are always either giving or accepting examples from other persons – therefore, each act that we perform is a sacred one.

Quote of the Day

By Paulo Coelho

The roller-coaster is my life;
life is a fast, dizzying game;
life is a parachute jump;
it’s taking chances, falling over
and getting up again;
it’s mountaineering;
it’s wanting to get to the very top of yourself
and feeling angry and dissatisfied
when you don’t manage it.
(Eleven Minutes)

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Why a “brave new world” should be outlawed

I’ve been travelling recently and decided, as a good internet addict, to explore other sources of information in the web.

Browsing in digg’s top news I came upon this interesting article published in Arstechnica.com by the John Timmer.

Thought provoking to say the least:

Insurance based on genetics: a questionable proposition
by John Timmer

Last week, the US Senate passed a bill that would bar employers and insurance providers from considering the results of a person’s genetic tests when making hiring or coverage decisions. The House has passed a similar bill and the Bush administration has indicated it would sign legislation of this sort. In the wake of the bill’s passage, however, a number of people have questioned why it shouldn’t be an employer’s or insurer’s right to make decisions based on genetics. As a matter of policy, these questions were answered a decade ago, and the intervening progress in human genetics has only reinforced some of the reasoning of the initial decision.

(…)

There are a whole host of reasons to be leery of decisions based on genetic factors, including the fact that some factors are more prevalent within some ethnic groups, raising the specter that genetics may serve as a rationale for some forms of racism. But the most powerful argument is that any genetic policies will be extremely difficult to do well and, even if done properly, could still get things wrong. Combine that with the potential for genetic-based decision making to inhibit the use of our new-found knowledge, and there is a potential for harm that could arise from policies such as the ones that may soon be outlawed.

To read the whole article please go here.

Today’s Question by Aart Hilal

One of your female characters in the novel “The devil and Miss Prym” says that hell for God is his love towards people. Can you explain this?

The character is quoting Nietzsche. In fact, I would not put the central question of this book into this optimistic/pessimistic views. A person must face reality as it is, and then try to work on this reality, creating a better opportunity for his life to develop. There is only one rule: dare. Dare to pay the price. Dare to be different. Dare to face the prejudices. Dare to go where your dreams lead you, and you will find the forces – and the guidance – throughout the journey.

Quote of the Day

By Paulo Coelho

It is necessary to run risks,
We only properly understand the miracle of life
when we allow the unexpected to happen.
(By the River Piedra I sat dowm and Wept)

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