Edizione nº 187 – Il vetriolo o l’amarezza

Nel mio libro Veronika decide di morire, ambientato in un ospedale psichiatrico, il direttore elabora una tesi su un veleno non rilevabile che contamina l’organismo con il passare degli anni: il vetriolo.

Proprio come la libido – il liquido sessuale che il Dr.Freud aveva riconosciuto, ma che nessun laboratorio era mai stato in grado di isolare -, il vetriolo è distillato dall’organismo di esseri umani che si trovano in situazione di paura. La maggior parte delle persone colpite ne identifica il sapore, che non è dolce né salato, ma amaro – da lí¬ il fatto che le depressioni siano profondamente associate con la parola Amarezza.

Tutti gli esseri umani possiedono Amarezza nel loro organismo – in maggiore o minor grado – allo stesso modo in cui quasi tutti abbiamo il bacillo della tubercolosi. Ma queste due malattie colpiscono solo quando il paziente si trova debilitato: nel caso dell’Amarezza, il terreno per la comparsa della malattia si presenta quando si crea la paura della cosiddetta “realtí “.

Certe persone, nell’ansia di voler costruire un mondo in cui non potesse penetrare alcuna minaccia esterna, aumentano le loro difese contro l’esterno – gente estranea, luoghi nuovi, esperienze diverse – e lasciano sguarnito l’interno. íˆ partendo da lí¬ che l’Amarezza comincia a causare danni irreversibili.

Il grande bersaglio dell’Amarezza (o Vetriolo, come preferirebbe il medico del mio libro) è la volontí . Le persone colpite da questo male perdono gradualmente ogni desiderio e, nel giro di pochi anni, non riescono pií¹ a uscire dal loro mondo – giacchè hanno consumato enormi riserve di energia costruendo delle alte muraglie affinché la realtí  fosse quella che desideravano che fosse.

Evitando gli attacchi esterni, essi limitano anche la crescita interiore. Continuano ad andare a lavorare, a guardare la televisione, a lamentarsi del traffico e ad avere figli, ma tutto cií² avviene automaticamente, senza che essi capiscano bene il motivo per cui si stanno comportando cosí¬ – in fin dei conti, è tutto sotto controllo.

Il grande problema dell’avvelenamento da Amarezza sta nel fatto che non si manifestano pií¹ neanche le passioni – odio, amore, disperazione, entusiasmo, curiosití . Dopo un certo tempo, all’uomo colpito da Amarezza non rimane pií¹ alcun desiderio. Non ha voglia né di vivere, né di morire, questo è il problema.

Ecco perché, per gli amareggiati, gli eroi e i folli sono sempre affascinanti: essi non hanno paura di vivere o morire. Tanto gli eroi come i folli sono indifferenti davanti al pericolo, e vanno avanti nonostante tutti dicano loro di non farlo. Il folle si suicida, l’eroe si offre al martirio in nome di una causa – ma entrambi muoiono, e gli amareggiati trascorrono i giorni e le notti parlando dell’assurdití  e della gloria dei due tipi. íˆ l’unico momento in cui l’amareggiato ha la forza per salire sulla sua muraglia di difesa e dare uno sguardo all’esterno; ma ben presto le sue mani e i suoi piedi si stancano, ed egli torna alla vita di tutti i giorni.

L’amareggiato cronico nota la sua malattia solo una volta alla settimana: nei pomeriggi della domenica. Allora, quando non c’è il lavoro o la routine ad alleviare i sintomi, capisce che c’è qualcosa di sbagliato.