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	<title>Comments on: Edizione nº 163 : Il guerriero della luce e il nuovo anno</title>
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	<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 23:08:06 +0000</pubDate>
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		<title>By: Daniele</title>
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		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 18:15:33 +0000</pubDate>
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		<description>"Nascosti sotto una serie di buone intenzioni vi sono desideri che nessuno osa confessare a se stesso: la vendetta, l’autodistruzione, la colpa, la paura della vittoria, la gioia macabra di fronte alla tragedia degli altri."

Mentre leggo queste righe mi è difficile non pensare a ciò che sta accadendo in questi giorni a Roma. Il fior fiore degli scienziati infatti ha ben pensato di prendere una citazione quasi a casaccio dalle tante che un certo teologo tedesco fece in uno dei suoi tanti discorsi, scardinandola dal suo contesto per usarla poi a fini non ben precisati celati appunto sotto tante ma tante buone intenzioni. Certo non stupisce ciò se pensiamo che, gettate via le grandi lotte d'un tempo, oggi taluni preferiscano dedicarsi alle assai più comode e (diciamolo pure) meno pericolose battaglie per le castronerie di tanti "bimbi viziati" figli di questo inutile quanto morente occidente. Sì perchè in fondo ormai a queste persone il fatto che nel mondo milioni di persone muoiano di fame e stenti grazie a un sistema recentemente criticato aspramente dal solito teologo tedesco poco importa. E poco importa loro anche dell'abolizione dellla pena capitale del diritto alla vita e di tante altre cose noiose combattendo per le quali molti son morti. Tutto ciò forse è troppo faticoso meglio la cultura del niente.
Una cosa certo è rimasta loro: la moralità del bigotto che si strappa vesti e barba per ogni minima cosa, che aspetta il giudizio universale senza saper che (ma guarda un po' che sfortuna!!!) il giudice sarà un Altro e lui al massimo sarà giudicato. Che dire? Ridiamoci sopra e lasciamoli credere a ciò che vogliono. In fondo ne hanno il diritto. Certo tutto ciò mi ricorda una vecchia poesia di Kavafis (poeta che conosco grazie a Paulo) ispirata a un passo del misopogon di Giuliano l'apostata. Ve la trascrivo qui nell'augurio che non ci capiti di ritrovarci un giorno tutti a dover dire "il Chi non ha mai portato alcun danno" come capitò agli abitanti di Antiochia.

Giuliano e gli abitanti di Antiochia

"Il Chi, dicono, non ha mai portato alcun danno alla città e nemmeno il Kappa... Quanto a noi, avendo consultato degli specialisti... abbiamo saputo che queste lettere erano delle iniziali che volevano designare, la prima, Cristo, la seconda, Costanzo" (Giuliano, Misopogon)

Ma com'era possibile mai che rinnegassero
il loro raffinato modo di vivere, la varietà
dei loro svaghi quotidiani, la magnificenza
del loro teatro dove l'arte diveniva come una sola
cosa con le pulsioni della carne?

Immorali fino a un certo punto (e forse di più)
lo erano di certo. Ma avevano
la soddisfazione che la loro vita era la vita
leggendaria d'Antiochia, di raffinata voluttà.

E adesso rinnegare tutto questo, per riferirsi a cosa?

Alle loro frottole sugli dei falsi
alle fastidiose chiacchere autoreferenziali
alla loro puerile fobia del teatro
ai loro goffi rigorismi e alle loro ridicole barbe?

Ah, di sicuro la loro preferenza sarebbe andata sul Chi
ed è certo che avrebbero preferito il Kappa: cento volte

Un Abbraccio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nascosti sotto una serie di buone intenzioni vi sono desideri che nessuno osa confessare a se stesso: la vendetta, l’autodistruzione, la colpa, la paura della vittoria, la gioia macabra di fronte alla tragedia degli altri.&#8221;</p>
<p>Mentre leggo queste righe mi è difficile non pensare a ciò che sta accadendo in questi giorni a Roma. Il fior fiore degli scienziati infatti ha ben pensato di prendere una citazione quasi a casaccio dalle tante che un certo teologo tedesco fece in uno dei suoi tanti discorsi, scardinandola dal suo contesto per usarla poi a fini non ben precisati celati appunto sotto tante ma tante buone intenzioni. Certo non stupisce ciò se pensiamo che, gettate via le grandi lotte d&#8217;un tempo, oggi taluni preferiscano dedicarsi alle assai più comode e (diciamolo pure) meno pericolose battaglie per le castronerie di tanti &#8220;bimbi viziati&#8221; figli di questo inutile quanto morente occidente. Sì perchè in fondo ormai a queste persone il fatto che nel mondo milioni di persone muoiano di fame e stenti grazie a un sistema recentemente criticato aspramente dal solito teologo tedesco poco importa. E poco importa loro anche dell&#8217;abolizione dellla pena capitale del diritto alla vita e di tante altre cose noiose combattendo per le quali molti son morti. Tutto ciò forse è troppo faticoso meglio la cultura del niente.<br />
Una cosa certo è rimasta loro: la moralità del bigotto che si strappa vesti e barba per ogni minima cosa, che aspetta il giudizio universale senza saper che (ma guarda un po&#8217; che sfortuna!!!) il giudice sarà un Altro e lui al massimo sarà giudicato. Che dire? Ridiamoci sopra e lasciamoli credere a ciò che vogliono. In fondo ne hanno il diritto. Certo tutto ciò mi ricorda una vecchia poesia di Kavafis (poeta che conosco grazie a Paulo) ispirata a un passo del misopogon di Giuliano l&#8217;apostata. Ve la trascrivo qui nell&#8217;augurio che non ci capiti di ritrovarci un giorno tutti a dover dire &#8220;il Chi non ha mai portato alcun danno&#8221; come capitò agli abitanti di Antiochia.</p>
<p>Giuliano e gli abitanti di Antiochia</p>
<p>&#8220;Il Chi, dicono, non ha mai portato alcun danno alla città e nemmeno il Kappa&#8230; Quanto a noi, avendo consultato degli specialisti&#8230; abbiamo saputo che queste lettere erano delle iniziali che volevano designare, la prima, Cristo, la seconda, Costanzo&#8221; (Giuliano, Misopogon)</p>
<p>Ma com&#8217;era possibile mai che rinnegassero<br />
il loro raffinato modo di vivere, la varietà<br />
dei loro svaghi quotidiani, la magnificenza<br />
del loro teatro dove l&#8217;arte diveniva come una sola<br />
cosa con le pulsioni della carne?</p>
<p>Immorali fino a un certo punto (e forse di più)<br />
lo erano di certo. Ma avevano<br />
la soddisfazione che la loro vita era la vita<br />
leggendaria d&#8217;Antiochia, di raffinata voluttà.</p>
<p>E adesso rinnegare tutto questo, per riferirsi a cosa?</p>
<p>Alle loro frottole sugli dei falsi<br />
alle fastidiose chiacchere autoreferenziali<br />
alla loro puerile fobia del teatro<br />
ai loro goffi rigorismi e alle loro ridicole barbe?</p>
<p>Ah, di sicuro la loro preferenza sarebbe andata sul Chi<br />
ed è certo che avrebbero preferito il Kappa: cento volte</p>
<p>Un Abbraccio</p>
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