Ho già visitato molti monumenti di questo mondo, che hanno cercato di rendere immortali le città che li mettono in luoghi di rilievo. Uomini imponenti, i cui nomi sono ormai dimenticati, ma che sono ancora lì in groppa ai loro splendidi cavalli. Donne che innalzano al cielo corone o spade, simboleggiando vittorie che ormai non risultano più neanche nei libri scolastici. Bambini solitari e senza nome, scolpiti nella pietra, dall’innocenza ormai per sempre perduta nelle ore e nei giorni in cui furono costretti a posare per qualche scultore, anch’egli dimenticato dalla storia.
E alla fin fine, a parte pochissime eccezioni (Rio de Janeiro è una di queste con il suo Cristo Redentore) non sono le statue che caratterizzano la città, ma le cose più inaspettate. Quando Eiffel costruì una torre d’acciao per una esposizione non poteva immaginare che sarebbe finita per diventare il simbolo di Parigi, malgrado il Louvre, l’Arco di Trionfo e gli imponenti giardini. Una mela rappresenta New York. Un ponte non molto frequentato è il simbolo di San Francisco. Un ponte sul Tago c’è anche nelle cartoline di Lisbona. Barcellona, una città piena di cose ben riuscite, ha una cattedrale mai terminata (La Sagrada Família) come suo monumento più emblematico. A Mosca, una piazza circondata da edifici e con un nome che non rappresenta più il presente (Piazza Rossa, in ricordo del comunismo) è il grande punto di riferimento. E così via.
Forse pensando a questo, una città decise di creare un monumento che non fosse mai lo stesso, che potesse sparire ogni sera e riappare l’indomani, che in ogni minuto del giorno si trasformasse, a seconda della forza del vento o dei raggi del sole. Narra la leggenda che fu un bambino ad avere l’idea, proprio nel momento di… fare pipì. Quando ebbe finito, raccontò a suo padre che il luogo in cui abitavano sarebbe stato protetto dagli invasori se avesse potuto avere una scultura in grado di scomparire prima che questi si avvicinassero. Il padre andò a parlarne con i consiglieri del villaggio che, malgrado avessero adottato il protestantismo come religione ufficiale e considerassero come superstizione tutto ciò che sfuggisse alla logica, pur tuttavia decisero di seguire il consiglio.
Un’altra storia racconta che, poiché un fiume si incontrava con un lago e provocava una corrente molto forte, proprio lì fu costruita una centrale idroelettrica. Ma quando i lavoratori tornavano a casa e chiudevano le valvole, la pressione era molto forte e le turbine finivano per scoppiare. Finchè un ingegnere ebbe l’idea di metterci una fontana, da cui l’acqua in eccesso potesse defluire.
Con il tempo, l’ingegneria risolse il problema e la fontana divenne superflua. Ma, forse ricordando la famosa leggenda del bambino, gli abitanti decisero di mantenerla. La città possedeva già molte fontane, e questa si sarebbe trovata in mezzo a un lago: cosa fare per renderla visibile?
E fu così che nacque il monumento mutante. Furono montante delle potenti pompe, e oggi il monumento è un fortissimo getto d’acqua, che spruzza 500 litri al secondo in verticale, a 200 km all’ora. Dicono, e io l’ho verificato, che può essere visto addirittura da un aereo che vola a 10.000 metri. Non ha un nome particolare: si chiama proprio “Getto d’Acqua”, simbolo della città di Ginevra (dove non mancano sculture di uomini a cavallo, donne eroiche e bambini solitari).
Una volta ho domandato a Denise, una scienziata svizzera, che cosa ne pensasse del Getto d’Acqua.
- Il nostro corpo è fatto nella sua quasi totalità di acqua, dove passano scariche elettriche che comunicano informazioni. Una di queste informazioni viene chiamata Amore, e può interferire in tutto l’organismo. L’amore cambia continuamente. Penso che il simbolo di Ginevra sia il più bel momumento all’amore concepito dall’arte dell’uomo.
Non so se il ragazzino della leggenda avesse pensato a questo, ma trovo che Denise abbia perfettamente ragione.
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Carissimo Daniele, alle tue perplessità, che riflettono, le perplessità di chi crede nel confronto dialettico, nell’accrescimento culturale che può giungere persino da distanze ideologiche profonde, credo che abbia risposto per tutti, la nostra magica Maria Giovanna. Splendido, mia Mg, il manifesto culturale che hai postato. Mi rammenta la lezione illuminista, a cui l’intero occidente è debitore : il rispetto totale per la libertà di pensiero. Quello stesso convincimento che induceva Voltaire, a proferire “Non condivido le tue idee, ma darei la vita perchè tu possa esprimerle”. Peccato, che proprio gli accademici , i “depositari” della Ragione Illuminista ,lo abbiano dimenticato…
Evito di aprire parentesi- sarebbero davvero enormi- sull’utilità di affidarsi solo alla Ragione..
Non credo che per cambiare in meglio le nostre vite, basti solo la razionalità.
Sono molto vicina alle tesi di Goleman, amo profondamente l’ intelligenza emotiva.
Mia Mg, quanto è difficile brindare alla consapevolezza, talvolta lacera davvero l’anima, ma non c’è altro modo. Il nuovo talvolta destabilizza, hai proprio ragione, ma non c’è altra possibilità se non quella di vivere in ogni nostro attimo. Qualsiasi cosa significhi quell’attimo. Forse è solo il coraggio di essere presenti a se stessi. Non è sempre facile.
Carissimo Stefano, mi avvicino al tuo silenzio. Capita spesso, anche a me di essere terribilmente silenziosa. E in quei momenti, non riesco nemmeno a scrivere.Ma non importa se questo silenzio si chiama, poi, tristezza, non importa nemmeno definirlo.
Sono moti dell’animo, che ci appartengono. Servono per guardare senza timore i nostri giorni e dare ad essi un senso. E’ l’anima che parla, nel silenzio. Non si deve aver paura, ad ascoltarne la voce.
Tutti gli altri dove sono finiti???? Inghiottiti dalla rete????
:-)
Forza, prodi guerrieri….. Tornate ad Itaca!!!!!
EHEH…. la Censora, non ha mica la pazienza di Penelope!!!
Si continua a parlare d’Amore. Lo fa splendidamente una scienziata svizzera, sulle sponde del lago ginevrino.
L’acqua da sempre simbolo della Vita, l’acqua per rendere immortale la Vita.
L’aspetto Femminile di Dio, simbioticamente associato alle sorgenti, alle foci, ai laghi, ai mari.
Venere, la dea dell’amore, nasce dalla spuma del mare e le grandi divinità femminili, dalla grande madre neolitica, a Iside, Isthar, Cibele, Demetra, Cerere, venivano celebrate con abluzioni rituali . E’ il Nilo, che accoglie Iside, e offre le sue acque per ricomporre il corpo dell’ amato Osiride . Il Nilo, talamo, dell’amore coniugale delle due maggiori divinità egizie e I due sposi, tra I flutti, genereranno Hours.
Anche la Vergine cristiana , sembra prediligere, questo elemento per manifestarsi.. Lei, l’umile e immensa Donna del Sì alla Vita, si adorna d’acqua.. E l’acqua sorga da secoli nei tanti santuari mariani sparsi nel mondo, per fondere, nella limpidezza di un rivolo , il Mistero della Vita..
Ai fedeli si chiede di sorseggiare la Vita, per omaggiare la Fede. Non credo, sia un caso
Nettuno, simbolo della spiritualità e della tensione metafisica, era il dio del mare.
E sarà proprio il dio degli abissi a costruire le sette cinte murarie dell’antica Ilio, né poteva essere diversamente. Sotto le porte Scee, Omero narrerà, con la fiera , sublime e malinconica figura di Andromaca, le più belle pagine dell’Amore . Pagine dense di sentimenti secolari , ma gli stessi che sempre nuovi, accarezzano gli animi degli amanti . Le parole della principessa di Ilio, danno vigore e pathos ai versi “ Tu, Ettore, sei per me, padre, madre, fratello, giovane sposo”. L’amore, farà pronunciare quelle parole, ma la grandezza della principessa di Troia, va oltre. Non cercherà di fermare il marito dal fatale duello con Achille, ma lo lascerà al suo tragico destino. L’amore come tensione etica, come libertà estrema, come totale rispetto delle scelte dell’altro. Solo Nettuno, il dio del mare, poteva proteggere questo sentimento, grande, talmente grande da non conoscere il timore dell’abbandono , della solitudine e della morte. Anche Apollo, scenderà in campo per avvolgere col suo manto Ilio. Il dio della poesia, non poteva che dimorare entro le mura della città di Ettore e Andromaca. Non c’è amore, se non c’è sensibilità.
Non c’è poesia , se non c’è amore. Non c’è amore se non è presente lo slancio generoso, la tensione spirituale, il desiderio di porgere all’amato ancor prima dei propri limiti, le note più lucenti e generose dell’anima. Il più grande omaggio all’amore lo fa Andromaca, rinunciando,per amore di Ettore, persino ai sogni di ogni giovane sposa e madre.
La poesia epica, per dar voce ai sentimenti e parlare dopo millenni, degli stessi moti del cuore.
Lo stesso amore, meno sublime, forse meno spirituale, racchiuso in due cuori che battono all’unisono, ancora oggi. Un uomo e una donna, in balia dei sentimenti , senza la grandezza etica di Ettore e Andromaca, e forse senza la tensione spirituale di Nettuno o la sublime poesia di Apollo.
Un uomo e una donna, per far vivere e crescere, un sentimento che può , se lasciato fluire, cambiare persino il senso ad umane e fragili esistenze. Da alimentare,proteggere, costruire, come le mura di Ilio.
L’amore e le sue infinite smerigliature
L’amore, come discesa nei recessi della propria anima, che brucia le certezze, accende la voglia di essere in due e fa assumere responsabilità di fronte all’altro e a se stessi.. Amore , come esperienza psicologica profonda, che fa crescere e superarsi. Amore come passione, ma anche tenerezza infinita, sorriso e gioco. Amore, come capacità di accogliere e donare se stessi: fragilità, sogni , limiti e pregi. Amore, come rispetto, dignità, sensibilità. L’amore, che supera il narcisistico e immaturo bisogno di essere solo amati. L’amore, che parla in silenzio , in sere senza luna. L’ amore che ha smesso di parlare o che non si vuole più ascoltare, per timore di ferirsi ancora. L’ amore che appartiene alla nostra ingenuità o forse solo all’estremo coraggio. L’amore che talvolta frantuma l’anima come le lame di uno specchio.
L’amore, con le sue picche e le sue nostalgie, con I suoi afflati e sogni.
L’amore con le suoi timori e le sue fragilità. L’amore , come Condivisione e estrema Libertà Individuale.
Eppure, niente è più semplice e straordinario, di un Getto d’Acqua, per parlare d’”Amore”. Un enorme getto, in mezzo ad un lago. Sono però convinta che per cogliere lo straordinario, si debbono avere occhi davvero particolari. Innocenti e consapevoli al contempo.
Per amare, bisogna aver imparato ad amare e rispettare se stessi, generosamente, con enorme tenerezza e con un coraggio infinito. Amare profondamente quel getto d’acqua che è presente in noi e che chiede di essere riconosciuto e ascoltato, anche quando è terribilmente silenzioso…
Accogliersi, per accogliere..
E l’Amore, poi arriva, davvero. Ma giunge, con le mura di Ilio, solo quando si è pronti per Amare.
Luana sei meravigliosa.
Proprio in questi giorni si parla del Nilo intorno a me,
fra scuola e documentari.
Gli Egizi personificavano la natura, anzi la divinizzavano.
L’acqua non è H2O, ma sorgente di vita, percui dea della vita,
da rispettare, amare, venerare.
Spesso e volentieri quando bevo un bicchiere d’acqua ringrazio.
Molti oggi sul pianeta sono assettati, o presto lo diventeranno visto lo spreco e l’inquinamento delle risorse.
Bisogna proteggere l’acqua finchè siamo ancora in tempo, se vogliamo che i nostri figli possano conoscere l’amore.
Con un piccolo gruppo di amici, abbiamo realizzato un manuale che ha come scopo principale proteggere l’acqua.
http://biodetersivi.altervista.org/index.htm
Il lavoro è stato realizzato gratuitamente, percui anche il manuale è scaricabile gratuitamente.
Un gesto di amore alla terra…
-Sei incantevole LUANA!
Vorrei svegliarmi in un CUORE come il TUO.
Sarebbe un privilegio, DOLCE CREATURA
-Sei più BELLA di Andromaca!
-Posso inviarti un bacio LUANA?
Come potevo non postare l’omaggio di Omero al “lago ginevrino”????
La traduzione è della vertiginosa penna di Quasimodo.
___________
[..] “Tu, Ettore, sei per me, padre, madre, fratello,
giovane sposo.Abbi pietà di me e resta qui
sulla torre: non fare di tuo figlio un orfano
e di me una vedova. Ferma l’esercito vicino
al fico selvatico: di là è facile attaccare Troia
scalando il muro. I più valorosi,
quelli che stanno con i figli di Atreo e il figlio di Tideo,
per tre volte tenteranno l’assalto da quel luogo,
o perché informati da un indovino
che lo conosceva o guidati dal loro coraggio”
Allora il grande Ettore le rispose:
“Certo, donna, tutto quello che dici è caro anche me,
ma avrei molta vergogna dei Troiani e delle Troiane
dai lunghi pepli se restassi come un vile lontano
dalla guerra. Né l’anima mia lo vuole:
ho imparato ad essere sempre coraggioso
e a battermi nelle prime file dei Troiani
con grande gloria per mio padre e per me.
So bene questo nella mente e nel cuore:
un giorno la sacra Ilio verrà distrutta
e Priamo e i suoi soldati saranno sconfitti.
Non m’importa nulla, né il dolore futuro dei Troiani,
né quello di Ecuba o del re Priamo o dei miei fratelli
che numerosi, forti, cadranno forse nella polvere
per mano dei nemici. Tanta angoscia
avrò invece per te quando qualcuno degli Achei
ti porterà via piangente, come schiava.
E vivendo in Argo dovrai tessere la tela
per un’altra e prendere acqua alla fonte
Messeide o Iperea. E anche non volendo
vi sarai costretta dalla dura sorte
che peserà su di te. E talvolta qualcuno
se ti vedrà in lacrime potrà dire “Ecco
la sposa di Ettore, primo dei Troiani
quando lottavano per Ilio”. Certo un giorno
ti diranno così; e sarà nuovo dolore per te.
Rimpiangerai l’uomo che poteva allontanare
la tua schiavitù. Ma che la terra mi ricopra
prima di sentire le tue grida mentre ti portano via.”
Detto questo, Ettore tese le braccia al figlio;
ma egli si voltò verso il seno della nutrice,
urlando spaventato dall’aspetto del padre,
dalla lancia e dal cimelio irto di crini di cavallo
che vedeva agitarsi terribili sull’elmo.
Sorrisero il caro padre e la nobile madre,
e subito Ettore si tolse l’elmo e lo posò per terra
luminoso. Poi baciò il figlio amato,
lo fece saltare sulle braccia e disse pregando Zeus
e gli altri Numi:”Zeus, e voi dei del Cielo,
fate che mio figlio cresca e diventi come me,
uno dei primi Troiani, pieno di forza,
e che regni sovrano su Ilio, così che qualcuno
possa dire di lui che torna alla guerra:
“E’ molto più forte del padre.” E che porti
le spoglie insanguinate di un nemico
e ne abbia gioia in cuore la madre”.
Dopo queste parole mise il figlio
in braccio alla cara sposa. Ed essa lo strinse
al petto odoroso sorridendo fra le lacrime.
————–
Mi sono sempre chiesta, come sarebbero state le sorti di Ilio, se il dio dei mari , offeso per il tributo non corrisposto per la costruzione delle mura di Troia , non fosse passato in campo acheo..
Vale anche per i sentimenti: senza un tributo all’ Infinito, seppur minuto, non si protegge neppure l’Amore.
In questi giorni, non avendo possibilità di connettermi alla rete, ho letto due libri. “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini (che avevo già iniziato qualche mese fa) e “Il giorno in più” di Fabio Volo
Il primo libro ha raccolto molti consensi e critiche più che positive, il secondo non è stato quasi per niente pubblicizzato, eppure entrambi trattano, seppur in maniera totalmente diversa perché calati in contesti decisamente contrapposti, temi quali l’Amore, l’Amicizia, l’Onestà…
Non vedevo l’ora di finire il primo libro perché più leggevo e più mi veniva l’angoscia… E’ vero che l’Amore non conosce confini, razze, culture etc. etc. ma in alcuni contesti mi è stato davvero difficile poterlo immaginare. Ho iniziato a leggere l’altro libro senza aspettare di “metabolizzare” quello precedente; provo un certo rifiuto ultimamente per ciò che non mi fa sorridere e vorrei invece che mi rimanesse il sorriso che mi ha lasciato quest’ultimo libro, la freschezza e la semplicità di cose che ai nostri occhi sono quasi banali e scontate. Il “gioco” che diventa un nuovo modo di inventarsi la vita; essere capaci di riscoprirsi migliori grazie all’Amore che qualcuno riesce a “stanare” dal nostro cuore. Superare sé stessi senza cadere nella famosa trappola de “l’adattatore” nella vita di ogni giorno…e dare ad ogni piccolo gesto che facciamo la massima importanza, perché niente di quello che sentiamo o facciamo può essere sprecato.
Chiunque di noi può, come Sorella Acqua, fluire attraverso questa vita rendendola più fertile, e se è vero che l’Amore cambia continuamente, beh noi siamo chiamati ad una trasformazione continua e non possiamo restare fermi a guardare…. Possiamo Vivere quel giorno in più che ci è stato concesso, basta avere solo un po’ di coraggio!
Un abbraccio a tutti
PS Mia carissima Lù dopo aver letto i tuoi post ero seriamente convinta di non riuscire più a scrivere due righe…Ma sei davvero una superfantasmagoricamiticaproffff
Ha ragione chi scrive cose belle sul tuo Cuore…condivido pienamente!!!
Ciao a tutti!
sono solo passata a fare un salutino ai ” prodi” guerrieri! Forse oggi “prodi” meglio non usarlo!!!
Cmq, ho dato una lettura rapida dei post.
In questo momento non ho citazioni belle come quelle che sono state scritte da LU o Carole ma posso dire qual ‘è il mio rapporto con l’acqua! Rapporto inscindibile esattamente come l’aria che respiro! Da bambina ho rischiato di annegare più di una volta ma non ne conservo un brutto ricordo. Al contrario, la sensazione che mi è rimasta è di profonda serenità!!! Non potrei vivere in una città dove non ci sia il mare! Questa distesa d’acqua, mai uguale, straordinaria!!!
Straordinaria come l’amore , come la vita, come la semplicità!
Besitos, scappo!!!!!
Il 27 Gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, arrivarono presso la città polacca di Oswiecim- nota col nome tedesco di Auschwitz- scoprendo il tristemente famoso campo di sterminio e liberando i pochi superstiti.
Era Mezzogiorno.
Alle parole di Primo Levi- detenuto nel Lager di Auschwitz e tra i pochi scampati alla furia nazista - il silenzioso monito per l’umanità intera di non dimenticare quanto possa essere torbido e oscuro il cuore dell’uomo.
Primo Levi era tra coloro che furono liberati dai russi proprio quel 27 Gennaio 1945. Delle 650 persone che erano arrivate assieme a lui in Polonia, lo scrittore torinese era tra i venti sopravvissuti .
_________________
SE QUESTO E’ UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
___________
Alcuni critici sostengono che la morte di Primo Levi, avvenuta nel 1987, non fu un incidente, ma un suicidio.
Carole e Per-te, vi ringrazio per la “fiducia incondizionata”:-)
ma non sarebbe il caso di evitare le aggettivazioni e l’uso eccessivo delle maiuscole????!!!
:-)
__________
Tutti gli altri latitanti, dove sono????
Spariti nel lago ginevrino? Censora, allerta i bagnini!:-)
“Il nostro corpo è fatto nella sua quasi totalità di acqua, dove passano scariche elettriche che comunicano informazioni. Una di queste informazioni viene chiamata Amore, e può interferire in tutto l’organismo.”
Oggi, che la mia prima figlia compie 18 anni, mi veniva da pensare al fatto che per nove mesi, il bebè nuota come un pesce nell’acqua nel ventre della mamma, nel liquido amniotico che è composto al 97% d’acqua e che è in grado di proteggerlo dal mondo esterno: infezioni, movimenti bruschi …Si trova in un ambiente creato alla perfezione per lui, in grado di proteggerlo il più possibile e di consentirgli, allo stesso tempo, di crescere.
Certo che sarebbe bello se nell’Amore noi trovassimo sempre protezione e, allo stesso tempo, stimoli sempre nuovi e arricchenti per la nostra crescita. Vorrei che l’Amore “interferisse” nel nostro organismo sempre di più!
Auguri Ciccia
Il nostro corpo è fatto di molecole destinate a scomparire, la nostra anima è fatta di amore destinata a rimanere.
Se non fosse per l’invenzione della fotografia forse non ricorderei neanche più come era fatto mio nonno, ma l’amore che avevo per lui me lo ricordo bene.
E’ quando parli con il cuore che la tua anima sprigiona amore, è quando senti parlare con il cuore che la tua anima imprigiona amore.
L’amore è la forza più grande, quella che può smuovere anche le montagne.
Sarete ricordati per il vostro amore… o non-amore.
A voi la scelta
“Se solo ogni uomo, attraversando la propria crisi breve o eterna che sia, non si lasciasse ingannare dai valori del potere, della prepotenza, dell’avere, che sono più facili da seguire, in quanto comportano meno sacrifici, avendo il coraggio di vivere per l’Amore, il mondo sarebbe migliore, forse proprio come Qualcuno avrebbe voluto creandolo.”
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Tanti tanti auguri per il tuo debutto in socetà
I Nuovi Schiavi
Al tempo della schiavitù un uomo veniva sequestrato, venduto e comprato per un bel pò di soldi ed era costretto a lavorare per tutta la vita per il suo padrone; se era fortunato in vecchia riusciva a riscattare la sua libertà e morire da uomo libero. Molte sono state le lotte e molte le vittime per abolire la schiavitù.
Oggi, vittime di banche, società finanziare, vendite rateali i “nuovi schiavi” vengono comprati perchè costretti ad “avere”: ad avere una casa, una macchina, una televisione, una vacanza, un orologio, un vestito …. Poi sommersi da rate da pagare lavorano una vita per riscattare la loro libertà.
Forse anche la schiavitù è mutante, ed è tornata ad essere LEGALE !!!!! Ed in molti vorrebbero un “monumento” per non farsi trovare !!!!
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Scusate non c’entra niente con il post, ma in questi ultimi giorni ho sentito un sacco di gente lamentarsi per il rialzo del tasso sui mutui prima casa e del costo della vita in generale.
Menomale che tra un pò comincia il festival di SanRemo.
Ieri in tribunale mi faceva tanta rabbia…oggi ho provato tanta pena….Ieri era l’uomo che dopo vent’anni diventava il mio ex-marito, oggi ho visto un uomo che deve ricominciare da una piccola e fredda casa in provincia, che sta cercando di abbellirla per poter ospitare le sue principesse quando vanno lì da lui. Oggi sono stata invitata a mangiare cannelloni e tante altre cose a casa sua, mentre ieri quasi litigavamo su chi doveva provvedere al mantenimento delle figlie. Non mi piace l’atteggiamento “vittimistico” in generale, quasi divento rabbiosa con chi, come lui, cerca di attirare la mia attenzione ponendosi dalla parte di chi sta subendo e non dalla parte di chi dovrebbe affrontare con dignità la propria vita cercando anche quasi di “mascherare” la propria precarietà agli occhi di chi cerca in lui sicurezze e solidità… Ho incontrato spesso persone che, pur non essendo povere, si sono mostrate tali pur di attirare l’attenzione e la pietà altrui; io non sopporto chi utilizza questi mezzucci per ricercare consensi. La vera povertà secondo me è silenziosa e dignitosa; non parlo soltanto di mancanza di mezzi economici, parlo di povertà in generale…. Se Qualcuno ha detto “Beati i poveri”…beh un motivo ci sarà no?! Non di certo quel Qualcuno vorrebbe vederci piagnucolare e decantare la nostra miseria in pubblico per poter ottenere la pietà del nostro prossimo. Probabilmente i “veri poveri” mi “sprangherebbero” se leggessero queste mie parole, ma non vorrei essere fraintesa… Io non vorrei ci fossero persone costrette a vivere in miseria in nessun posto del mondo, vorrei avessimo tutti la possibilità di vivere la nostra vita in modo dignitoso…ma mi rendo conto che a volte la “miseria” non è compatibile con il senso di dignità a cui mi riferivo prima. Ci sono persone che pur avendo i mezzi necessari restano a vivere in condizioni penose, ci sono persone che pur avendo i soldi evitano in tutti i modi di spenderli e si negano anche molte cose che potrebbero arricchire la loro vita: viaggi, cinema, e quant’altro… Allora perché non pensiamo un attimo a Vivere ringraziando Dio di ciò che abbiamo, ma anche di ciò che non abbiamo, perché a volte proprio non avendo alcune cose ci rendiamo meglio conto di quanto queste siano importanti…
Magari sarà un “discorso a vanvera” il mio…ma se certi discorsi li fa Jama allora posso farli anche io
Che poi secondo me tu, caro Jama, le canne te le fai davvero…Cosa c’entra il festival di Sanremo?!?!! Vabbè….
PS Nina, si sente la tua mancanza!