Edizione nº 167 : Sull’importanza del “no”

“Puí² darsi che Hitler abbia perduto la guerra sul campo di battaglia, ma alla fine ha ottenuto qualcosa”, dice M. Halter. “Perché l’uomo del XX secolo ha creato il campo di concentramento e risuscitato la tortura, e ha insegnato ai suoi simili che è possibile chiudere gli occhi davanti alle disgrazie degli altri”.

Forse ha ragione lui: ci sono bambini abbandonati, civili massacrati, innocenti nelle carceri, vecchi soli, ubriachi sui bordi delle strade, folli al potere.

Ma forse non ha affatto ragione: ci sono anche i guerrieri della luce, che non accettano mai cií² che è inaccettabile.

Le parole pií¹ importanti in tutte le lingue sono parole brevi. “Sí¬”, per esempio. Amore. Dio. Sono parole che si pronunciano con facilití  e riempiono gli spazi vuoti nel nostro mondo.

Esiste invece una parola – anch’essa molto breve – che abbiamo difficoltí  a pronunciare.

“No”.

E crediamo di essere generosi, comprensivi, educati. Perché il “no” ha fama di essere maledetto, egoista, poco spirituale.

Ma, attenzione. Ci sono momenti in cui, dicendo “sí¬” agli altri, stai dicendo “no” a te stesso.

Tutti i grandi uomini e donne del mondo sono persone che, pií¹ che dire “sí¬”, hanno detto un NO chiaro e tondo a tutto cií² che non si confaceva con un ideale di bontí  e di crescita.

I guerrieri della luce si riconoscono dallo sguardo. Essi si trovano nel mondo, fanno parte del mondo, e nel mondo sono stati inviati senza bisaccia e senza sandali. Spesse volte sono vigliacchi. Non sempre agiscono nel modo giusto.

I guerrieri della luce soffrono per delle stupidaggini, si preoccupano di cose meschine, si giudicano incapaci di crescere. I guerrieri della luce di tanto in tanto si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.

I guerrieri della luce frequentemente si domandano che cosa stiano facendo qui. Tante volte pensano che la loro vita non abbia un senso.

Per questo sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si pongono domande. Perché continuano a ricercare un senso. Ma, soprattutto, perché hanno la capacití  di dire “no” quando si trovano davanti a cose che non possono accettare.

Tante volte possiamo essere definiti intolleranti, ma è importante aprirsi e lottare contro tutto e contro tutte le circostanze, se ci si trova davanti a un’ingiustizia o a una crudeltí . Nessuno puí² accettare che, alla fine, Hitler abbia stabilito un modello che puí² essere replicato perché le persone sono incapaci di protestare. E per rafforzare questa lotta, è bene non dimenticare le parole di John Bunyan, autore del classico “Pilgrim’s Progress”:

“Benchè sia passato per tutto cií² che ho passato, non mi pento dei problemi in cui mi sono trovato coinvolto – perché sono stati essi a condurmi dove desideravo arrivare. Ora, ormai prossimo alla morte, tutto cií² che possiedo è questa spada, e la consegno a tutti coloro che desiderano proseguire nella propria peregrinazione”.

“Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti – essi sono le testimonianze di cií² che ho vissuto e le ricompense di cií² che ho conquistato. Sono questi segni e queste cicatrici amate che mi apriranno le porte del Paradiso”.

“Ci fu un’epoca in cui ho vissuto ascoltando storie di coraggio. Ci fu un’epoca in cui ho vissuto perché avevo bisogno di vivere. Ma ora vivo perché sono un guerriero, e perché voglio, un giorno, trovarmi in compagnia di Colui per il quale ho tanto lottato”.

Insomma, le cicatrici sono necessarie quando lottiamo contro il Male Assoluto, o quando abbiamo bisogno di dire “no” a tutti coloro che, a volte con la migliore delle intenzioni, cercano di ostacolare il nostro cammino in direzione dei sogni.

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