Edizione nº 182 – Quarta virtí¹ cardinale: Sapienza

Secondo il dizionario: s.f., conoscenza profonda delle cose, naturale o acquisita; erudizione; rettitudine.

Secondo il Nuovo Testamento: La stoltezza di Dio è pií¹ sapiente degli uomini; e cií² che è debolezza di Dio è pií¹ forte degli uomini. Considerate infatti la vostra vocazione, fratelli: non sono molti i sapienti secondo la carne, né molti i potenti, né molti i nobili che sono chiamati. Al contrario, Dio ha scelto le cose stolte del mondo per confondere i sapienti; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per confondere i forti (Corinzi 1, 25-27).

Secondo l’Islam: Un sapiente arriví² nella cittí  di Akbar e gli abitanti non gli prestarono molta importanza. A parte un piccolo gruppo di giovani, il sapiente non riuscí¬ a interessare nessun altro; al contrario, divenne l’oggetto dell’ironia degli abitanti della cittí . Un giorno passeggiava con alcuni dei suoi discepoli per la strada principale, quando un gruppo di uomini e donne comincií² a insultarlo. Il sapiente si avviciní² loro e li benedisse.

Allontanandosi da lí¬, uno dei discepoli commentí²: “Loro dicevano cose orribili e voi rispondevate con belle parole”.

E il sapiente rispose: “Ciascuno di noi puí² offrire solo cií² che possiede”.

Secondo la tradizione hassidica (giudaica): Quando Mosè salí¬ nei cieli per scrivere una certa parte della Bibbia, l’Onnipotente gli chiese di collocare delle piccole corone su alcune lettere della Torah. Mosè disse: “Maestro dell’Universo, perché mettere queste corone?” Dio rispose: “Perché fra cento generazioni un uomo chiamato Akiva le interpreterí “.

“Mostrami l’interpretazione di quest’uomo”, chiese Mosè.

Il Signore lo condusse nel futuro e lo fece assistere a una delle lezioni del rabbino Akiva. Un allievo domandava: “Rabbino, perché queste corone disegnate sopra alcune lettere?”

“Non so”, rispose Akiva. “E sono certo che non lo sapesse neppure Mosé. Egli fece questo solo per insegnarci che, sia pure senza comprendere tutto cií² che il Signore fece, possiamo comunque confidare nella sua saggezza”.

Nel regno animale: Il millepiedi decise di domandare al saggio della foresta, una scimmia, quale fosse il rimedio migliore per il suo dolore alle gambe.

“Si tratta di reumatismi”, disse la scimmia. “Tu hai troppe gambe”.

“E come faccio per averne soltanto due?”

“Non annoiarmi con i dettagli”, rispose la scimmia. “Un saggio dí  solo il consiglio migliore: il problema devi risolverlo tu”.

Una scena a cui ho assistito nel 1997: Un apprendista di occultimo che conosco, sperando di fare una buona impressione sul suo maestro, lesse alcuni manuali di magia e decise di acquistare i materiali indicati nei testi. Con grande difficoltí  riuscí¬ a procurarsi un certo tipo di incenso, alcuni talismani, una struttura di legno con dei caratteri sacri scritti in un ordine stabilito. Mentre faceva colazione con il suo maestro, questi gli domandí²:

– Tu credi che, avvolgendoti intorno al collo dei fili del computer, otterrai l’efficienza della macchina? Credi forse che, comprando cappelli e abiti sofisticati, acquisirai anche il buon gusto e la raffinatezza di chi li ha creati?

“Gli oggetti possono essere tuoi alleati, ma non contengono alcun tipo di saggezza. Per prima cosa, pratica la devozione e la disciplina, e tutto il resto ti sarí  aggiunto”.

Davanti ad Alessandro: Il filosofo greco Anaximene (400 A.C.) si recí² da Alessandro, il Grande, per tentare di salvare la sua cittí .

“Ti ho ricevuto perché so che sei un saggio. Ma hai la mia parole di re che non accetterí² mai quello che sei venuto a chiedermi”, disse il potente guerriero davanti ai suoi generali.

“Sono venuto a chiederti solo di distruggere la mia cittí “, rispose Anaximene. E, in questo modo, la cittí  fu salva.